Gli agrumi hanno bisogno di una quantità adeguata di ferro per produrre frutti di buona qualità e per mantenere la salute ottimale degli alberi. La quantità di ferro necessaria agli agrumi varia a seconda della varietà, delle condizioni del terreno e di altri fattori ambientali.

La mancanza di ferro nel terreno può sfociare in una condizione nota come clorosi ferrica, caratterizzata da foglie gialle con venature verdi.

 

Per le colture di agrumi il livello consigliato di ferro nel suolo dovrebbe essere compreso tra 2 e 6 ppm (parti per milione).

Nel bacino del Mediterraneo le dosi abituali di ferro chelato variano solitamente tra 50 e 100 grammi per albero. Questo può provocare una riduzione della produzione di frutta e influire negativamente sulla qualità degli agrumi.

 

Per garantire una quantità adeguata di ferro nel terreno alle colture di agrumi, si possono distribuire fertilizzanti a base di ferro, oltre a migliorare la qualità del suolo grazie a pratiche di gestione adeguate, come la rotazione delle colture e l'aggiunta di materia organica al suolo.

L'applicazione del ferro chelato viene normalmente effettuata mediante irrigazione a goccia, così da ottenere una distribuzione uniforme dell'elemento nutritivo nel terreno e il suo assorbimento da parte delle radici dell'albero. 

 

L'apporto di ferri chelati per la concimazione degli agrumi è comune, ma quelli più indicati e la frequenza del trattamento dipenderanno dalle caratteristiche del terreno, dalla sua capacità di trattenere i nutrienti e dalle esigenze specifiche delle piante di agrumi.

Infatti, la scelta del tipo di chelato dovrebbe basarsi sull'analisi del terreno e sulle raccomandazioni di un esperto di fertilizzazione per massimizzarne l'efficacia.

 

In generale, è consigliato utilizzare il ferro chelato sotto forma di EDDHA - acido etilendiammino di-orto-idrossifenilacetico - in terreni alcalini e calcarei, comuni nel bacino del Mediterraneo, mentre il DTPA - acido dietilenetriammino-pentaacetico - può essere utilizzato in un'ampia gamma di terreni, da leggermente acidi a neutri, anche se è meno stabile dell'EDDHA che in grado di mantenere il ferro a disposizione delle radici degli agrumi per un lungo periodo di tempo.

 

Pepton: i biostimolanti per gli agrumi

Apc Agro consiglia la Linea biostimolante Pepton di origine naturale ed ecologica, in conformità con la normativa europea, disponibile in forma microgranulata, altamente solubile in acqua, e ottenuta da un'idrolisi enzimatica di proteine animali (Apc Europe Sl, Spagna).

 

La formulazione dei prodotti Pepton contiene elevate quantità di amminoacidi L- levogiri (min. 84,83%), amminoacidi liberi (min. 16,52%) e azoto organico (min. 12%), una concentrazione media di potassio (min. 4,45%) ed elevate quantità di ferro eme (max. 3mila parti per milione).

Si tratta di un ferro eme perfettamente complessato ed è quello che viene assorbito meglio dalle piante poiché è legato a residui peptidici e amminoacidici che fungono da vettori nel suo assorbimento da parte delle radici delle piante.

 

Proprio per questo elevato assorbimento di ferro, Apc Agro ha realizzato uno studio per verificare se uno dei prodotti della linea potesse sostituire l'utilizzo del ferro chelato EDDHA nei mandarini in produzione.

 

Lo studio su piante di mandarino

Lo studio è stato effettuato in collaborazione con la Cro Agricola 2000, in un'azienda agricola nel comune di Massafra, in provincia di Taranto, nell'Italia meridionale, con un terreno calcareo dotato di carbonati pari a 79 grammi chilo e pH 8 - secondo l'analisi pre trattamento effettuata su 72 alberi di mandarino di sei anni di età, distribuiti in 18 appezzamenti di quattro alberi ciascuno.

 

In totale, per ogni trattamento sono stati utilizzati 6 appezzamenti (24 alberi):

  • un controllo con l'aggiunta di ferro chelato Fe-EDDHA (6% di ferro) di un noto marchio commerciale leader in questa applicazione alla dose di 2,5 chili ad ettaro;
  • un trattamento con combinazione di ferro chelato EDDHA e biostimolante, alle dosi di 1,25 chili ad ettaro ciascuno;
  • un trattamento in cui tutto il ferro veniva fornito dal biostimolante distribuito alla dose di 2,5 chili ad ettaro per applicazione.

 

In totale sono state effettuate 6 applicazioni per ciascun trattamento, cioè 15 chili di ciascun prodotto o combinazione in totale, nel rispetto delle raccomandazioni per terreni calcarei espresse dal produttore di ferro chelato.

Le applicazioni sono state effettuate a fine aprile (prima della fioritura); 10 giorni dopo, con fioritura precoce; 10 giorni dopo, a metà maggio, con fioritura tardiva; a fine maggio, dopo che i petali sono caduti e il frutto ha fatto allegagione; a fine giugno, con lo sviluppo dei frutti. A fine luglio è stata poi effettuata l'ultima applicazione, in concomitanza con l'ingrasso dei frutti.

I mandarini sono stati raccolti all'inizio di novembre.

 

I risultati dello studio

Sulla base dei risultati ottenuti si può concludere che Pepton 85/16 può essere combinato o sostituire l'applicazione di Fe-EDDHA allo stesso livello di inclusione e apporta benefici produttivi associati al suo effetto biostimolante.

Tali benefici sono stati il miglioramento del peso dei mandarini per albero (nella Figura 1) e la maggiore produzione di succo, sia in termini di peso che di volume (come si vede nella Figura 2), senza incidere sulla qualità.

Inoltre, è stato osservato che la combinazione di Fe-EDDHA e biostimolante ha migliorato il contenuto di pectato di calcio all’interno della pianta, uno dei principali indicatori della qualità del frutto e della sua conservabilità (vita sullo scaffale).

 

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Figura 1. Risultati dell'analisi del peso dei frutti tra i trattamenti

(Fonte: Apc Agro)

 

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Figura 2. Risultati dell'analisi del contenuto di succo dei frutti tra i trattamenti

(Fonte: Apc Agro)

 

Lo studio ha rivelato che il ferro eme, presente in tutti i biostimolanti della Linea Pepton, nonostante il suo valore relativamente basso (max. 0,3% o 3mila parti per milione), è altamente assorbibile e capace di sostituire il Fe-EDDHA, che ha un contenuto di ferro 22 volte maggiore.

 

Inoltre, essendo un biostimolante organico, apporta i vantaggi produttivi legati all'utilizzo di questa tipologia di prodotti.

 

L'applicazione di biostimolanti dall'efficacia provata e scientificamente verificata è una buona strategia che aiuta l'agricoltore a sfruttare il potenziale genetico delle piante, garantire una buona produttività e ridurre gli effetti negativi di diversi tipi di stress abiotici, qualora dovessero verificarsi.