Vino, Donatella Cinelli Colombini: "Serve più innovazione"

La presidente dell'associazione Donne del vino fa il punto sulla situazione del settore. Leggi l'intervista

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Donatella Cinelli Colombini è presidente dell'associazione Donne del vino
Fonte foto: © Donatella Cinelli Colombini - Donne del vino

Sorridente, gentile, vulcanica come sempre. Donatella Cinelli Colombini, presidente delle Donne del vino, parte dalla cronaca dell'ultimo Calici di stelle per arrivare al Testo unico del vino e al confronto con la Francia, inarrivabile (per ora) regina dell'enoturismo.
AgroNotizie l'ha intervistata.

Donatella Cinelli Colombini, com'è andato l'evento nazionale Calici di stelle e come è cambiato negli anni?
"Calici di stelle è attualmente il maggior evento sul vino. Ha ormai dimensioni senza eguali nel mondo e coinvolge 150 città e un numero enorme di cantine. E' nato con l'obiettivo di avvicinare i giovani al vino e far loro percepire il carattere identitario delle produzioni, le specificità legate a ogni luogo e ogni vendemmia. Il risultato ha superato le attese.
Eventi come quelli di Lucera, a cui ho partecipato, sono in grado di diffondere la conoscenza di vini locali come il cacc’e mmitte usando i turisti in vacanza come propagatori. In altre parole, l'idea di sfruttare il periodo delle ferie è stata premiata con un effetto virale portentoso.

Ho notato che quasi ovunque il servizio dei vini è molto curato con calici da degustazione, dépliant sulle denominazioni, sommelier o produttori al servizio delle bottiglie e limitazioni alle somministrazioni che impediscono di trasformare le degustazioni in abuso d'alcool"
.

Su quale categoria di consumatori fa più presa Calici di stelle?
"Ovviamente l'effetto più positivo di Calici di stelle è sui consumatori esordienti, quelli che si avvicinano al vino e devono superare il timore di non riuscire a capirlo. Per i veri wine lover ci vogliono momenti meno affollati e più tranquilli ma credo che le cantine italiane, 21mila quelle aperte al pubblico, si stiano attrezzando per rispondere alle loro esigenze: naturalezza, racconto, esperienza".

Appena eletta alla guida delle Donne del vino, ha lanciato l'idea di creare grande evento annuale. Quale sarà?
"Si chiama Festa delle Donne del vino, si svolge ogni anno il sabato precedente all'8 marzo in tutti i luoghi del vino delle donne: cantine, enoteche, ristoranti. Serve a dialogare con le wine lovers donne, quel segmento femminile di consumatori evoluti che è in continua crescita. Lo scorso anno la Festa delle Donne del vino si è svolta in Toscana, in forma sperimentale, l'anno prossimo sarà in tutta Italia e svilupperà il tema nazionale 2017: Vino, donne e motori. Sono certa che avrà lo stesso successo degli altri eventi a rete che ho creato: Cantine aperte e Trekking urbano".

Qual è la forza delle Donne del vino? Dicono che il vino prodotto dalle donne sia distinguibile per tratti peculiari che solo una donna saprebbe mettere. E' così?
"No, il vino prodotto dalle donne è indistinguibile rispetto a quello dei wine maker maschi. Invece, quello che piace alle consumatrici donne ha caratteri precisi: ha una notevole ricchezza aromatica, in bocca non ha gusto amaro ed è armonico. Deve essere confezionato con cura, cioè avere un bell'impatto visivo quando è in tavola o sullo scaffale".

Quante sono le donne del vino in Italia legate all'associazione e quante le donne in Italia alla guida di aziende vitivinicole?
"I dati a cui fare riferimento sono pochissimi: le aziende agricole condotte da donne sono 534mila, cioè il 33% del totale, almeno secondo quanto riportano Graziella Benedetto e Gian Luigi Corinto nel loro The role of women in the Sustainability of the wine industry: two case studies in Italy, del 2015. Fra le aziende agroalimentari, 835mila hanno un titolare donna e sono il 28% del totale. Di queste imprese in rosa, il 92% sono in agricoltura: questi i numeri di Unioncamere, anno 2015".

Quali insegnamenti ha tratto da Women for Expo? C'è già una rete delle donne del vino a livello internazionale?
"Ci sono associazioni di Women of wine quasi ovunque nel mondo e persino in Paesi non produttori di vino, ma la nostra Le Donne del vino è la più grande, con 650 associate e presenza in tutte le regioni italiane. Noi rappresentiamo tutta la filiera del vino: produttrici, enotecarie, giornaliste, ristoratrici, sommelier, esperte.

Sviluppiamo azioni ovunque e in tutti i mesi dell'anno, con notevole coinvolgimento delle istituzioni e dell'opinione pubblica; siamo in grado di dare un rilevante contributo alla cultura del vino e promuovere il ruolo delle donne nel mondo del vino e nella società. Basta aprire il nostro nuovo blog per rendersene conto
".

Che cosa significa fare innovazione nel mondo del vino?
"Significa lavorare sui vitigni autoctoni e preservarli tutti, dando il valore di attrazione turistica a quelli con minore vocazione enologica e portando i più promettenti a livelli di eccellenza qualitativa. Significa ridurre la chimica e trovare cure ecocompatibili a peronospora, oidio… Significa ridurre consumi e le emissioni nelle cantine, potenziare la capacità di comunicare e commercializzare i vini sugli scenari internazionali.
In altre parole, significa fare del vino l'avanguardia di una nuova agricoltura, dove sviluppo economico, qualità dei prodotti e rispetto dell'ambiente riescono a convivere"
.

Recentemente il presidente del Movimento turismo del vino, Carlo Pietrasanta, ha posto l'accento tra la Francia e l'Italia sul piano dell'assistenza all'enoturismo e al settore vino. A che punto è il Testo unico del vino, annunciato in dirittura d'arrivo agli ultimi due Vinitaly? Quanto pesa il ritardo del Paese?
"Il Testo unico è praticamente operativo, anche se provvedimenti come la smaterializzazione dei registri sono molto più problematici del previsto. Temiamo un flop tipo quello del famigerato Sistri (rifiuti), perché il database nazionale non dialoga con quello delle aziende e quindi ci saranno spese, ore di lavoro, rischio sanzioni in aumento per tutti.

Pietrasanta ha ragione quando dice che le istituzioni pubbliche non tengono il passo con i bisogni delle imprese. Il paragone con la Francia è da sconforto. Basta consultare il seguente sito per notare quanto spazio ha il vino nella proposta turistica transalpina. Fra le sei motivazioni di viaggio principali ci sono i vignobles e digitando questa voce si apre questo sito. L'offerta di cantine e zone vinicole è presentata così bene che viene da piangere. Se poi andiamo a vedere la Cité du Vin di Bordeaux è ben comprensibile come mai l'Aquitania che era sparita dalla Top 10 delle wine destination, adesso svetta al primo posto"
.

E l'Italia?
"Noi, invece, slittiamo sempre più giù penalizzati da un'accessibilità virtuale e reale che non funziona o non ha le stesse prestazioni della concorrenza straniera. Possibile avere questo tipo di sito in un Paese che ha nel turismo l'unica industria in grado di vincere la competizione internazionale?".

Dopo un 2015 molto felice, che annata sarà per il vino?
"L'unica cosa certa è che l'uva sarà poca, il resto è un punto interrogativo. Potrebbe essere un raccolto a 5 stelle, ma anche un disastro, se la grandine colpirà i vigneti. Il tempo è molto incerto con temporali frequenti e violentissimi. Incrociamo le dita e ci impegniamo al massimo nelle vigne per arrivare alla piena maturazione con un'uva sanissima".
 
(Fonte foto: © Donatella Cinelli Colombini - Donne del vino)

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: vino viticoltura azienda agricola interviste vitivinicoltura

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