Redditi agricoli: l'Europa sale, l'Italia scende

Secondo i dati Eurostat, nel 2010 il reddito degli agricoltori europei è cresciuto del 12,3%, in controtendenza con quello dei colleghi italiani in calo del 3,3%. Preoccupazione tra le organizzazioni agricole

Michela Lugli di Michela Lugli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Redditi agricoli in calo in Italia

Un calo del tre e tre per cento tra gli antipasti caldi, a seguire un consommè positivo del dodici per cento in salsa europea quindi, dulcis in fundo, un posticino glassato in salsa ribes tra i sei Stati dell'Europa a 27 ad avere registrato un calo dei redditi reali nell'ultimo anno.
Un menù niente male servito come pranzo di Natale da Eurostat che, lo scorso 20 dicembre ha pubblicato il primo rapporto 2010 riportante l'analisi dei dati relativi ai redditi reali degli agricoltori europei.

“Il nostro Paese stenta ad uscire dalla crisi” ha dichiarato il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, commentando la pubblicazione.
“A fronte di una crescita del 12,3% a livello europeo, l’Italia prosegue nel suo trend negativo” ha spiegato De Castro aggiungendo come, tra i 27 Paesi Membri, l'Italia si collochi tra i sei caratterizzati da una variazione negativa che infligge, nell'ultimo anno, agli agricoltori un calo del 3,3% del reddito reale.

Volatilità dei prezzi, diminuzione del potere di negoziazione degli imprenditori agricoli lungo la filiera e instabilità dei mercati hanno, di fatto, creato negli ultimi quattro anni una contingenza negativa sul fronte dei prezzi sia per l'agricoltura europea che per quella italiana.

Ma se a livello Europa dai dati Eurostat si legge una ripresa, per quanto riguarda il nostro Paese le ruote dell'ingranaggio stentano a ripartire.
La concorrenza sui mercati mondiali, associata agli elevati standard di qualità, sicurezza e benessere - nel caso della zootecnia - richiesti dal consumatore ma anche dal mercato, portano l'agricoltore a dover sostenere sforzi economici che in molti casi non trovano riscontro in termini di valore aggiunto sulle produzioni.

Come Spiega la Commissione europea, a medio termine le prospettive per i mercati agricoli sono favorevoli e queste tematiche hanno inciso sull'agenda Pac 2014-2020. Posizione confermata da De Castro che spiega come “a livello europeo, nei prossimi pacchetti legislativi gli sforzi saranno concentrati proprio nella ricerca di soluzioni necessarie a garantire la ripresa economica del settore, ma”, ha precisato, “serve necessariamente un impegno corale a livello nazionale da parte di tutte le forze che rappresentano il settore. I dati di oggi dimostrano, ancora una volta, che ciò che conta per l’agricoltura è il reddito” ha concluso, “è necessario lavorare all’introduzione di iniziative orientate alla competitività dell’agricoltura italiana così da tradurre le sue enormi potenzialità qualitative in maggiori entrate per gli agricoltori”.

L'aumento del reddito agricolo reale dell'UE-27 nel 2010, si legge dal rapporto Eurostat essere principalmente il risultato di uno stimato aumento del valore della produzione agricola (+4,3%) sia vegetale (+6,3%) che animale (+2,4%) in termini reali.

Il dato positivo fatto registrare dalle produzioni vegetali, secondo il rapporto Eurostat, è riconducibile quasi totalmente ad un aumento dei prezzi (+8,9%) - previsti in salita per tutte le colture con l'eccezione dell'olio di oliva - e non dei volumi che anzi sono previsti in calo (-2,4%).
Per quanto riguarda le produzioni animali, l'incremento in valore nel 2010 si legge essere il risultato di un azione sinergica tra crescita dei prezzi (+2,0%) - fanno eccezione i suini - e dei volumi (+0,4%). Segnalato, infine dal rapporto, un aumento dei costi di produzione (+0,8%) imputabile all'aumento dei costi energetici e dei lubrificanti (+6,7%), dei mangimi (+3,2%) e dei costi di manutenzione (+3,3%).

“I redditi degli agricoltori italiani sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa. Una situazione preoccupante” ha commentato Confagricoltura proseguendo nel sottolineare come il trend italiano in controtendenza - sia nella congiuntura che nel medio termine - con quello europeo orientato verso la risalita, sia una pericolosa aggravante “che dimostra quanto l’agricoltura italiana sia più vulnerabile e meno competitiva di quella europea. Se non si arresta questa caduta il futuro dell’intero settore è a rischio” è stata la conclusione dell'organizzazione.

“La flessione del reddito degli agricoltori italiani conferma le grandi difficoltà e i complessi problemi della nostra agricoltura” ha commentato il presidente della Cia, Giuseppe Politi, affermando che “la situazione diventa sempre più critica e richiede una nuova politica agraria”.

Il calo del reddito dei produttori (-3,3%, dato Eurostat) secondo la Confederazione potrebbe assumere dimensioni più marcate quando, a febbraio-marzo del nuovo anno, si avrà la prossima e più definitiva pubblicazione Eurostat.
“Se il 2009 è stato un anno da dimenticare, il 2010 è un anno nuovamente difficile per l’agricoltura italiana. I dati parlano chiaro, la causa principale della crisi dell’agricoltura è stato il crollo dei prezzi all’origine e, soprattutto, l’incapacità degli agricoltori di mettere in campo strumenti per fronteggiare l’instabilità dei mercati, contrastare le manovre speculative e rendere più eque le relazioni di scambio tra i vari attori della filiera. Lo scenario che proponiamo è, un futuro con più agricoltura” ha affermato Politi.

"C'e' dunque - sostiene la Coldiretti - un caso italiano nell'agroalimentare con la situazione di difficoltà dell'agricoltura che non dipende solo dalla crisi generale, ma dal fatto che stiamo vivendo i drammatici effetti di quelli che sono i due furti ai quali sono sottoposte le imprese: il furto di identità e di immagine e il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori". Per sostenere la redditività delle imprese agricole, l'organizzazione è impegnata nel progetto per una 'Filiera agricola tutta italiana' che ha come obiettivo di eliminare le distorsioni e tagliare le intermediazioni con l'offerta attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, mercati degli agricoltori di Campagna Amica, agriturismi e imprese agricole di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

“I numeri resi noti ieri da Eurostat” ha infine dichiarato il presidente di Fedagri-Confcooperative, Maurizio Gardini, “confermano la criticità della situazione del nostro comparto. L’agricoltura italiana è chiamata ora più che mai ad affrontare il problema della tutela del reddito degli agricoltori. E' una tendenza negativa che solo la politica può invertire predisponendo misure che diano nuovo slancio alla competitività, incentrate soprattutto sulla difesa dei guadagni degli agricoltori e sull’abbattimento dei costi derivanti dalla burocrazia”.
Gardini ha infine ricordato che “insieme alle altre organizzazioni agricole cooperative - Legacoop-Agroalimentare e Agci-Agrital - stiamo ultimando un documento per la semplificazione amministrativa, che propone azioni esemplari per alleggerire le maglie strette della burocrazia che incide non poco sul costo dei beni e dei servizi che le aziende agricole sopportano. Una proposta costruttiva” ha quindi concluso, “per contribuire a migliorare le condizioni dei lavoratori agricoli”.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare azienda agricola organizzazioni agricole prezzi mercati

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