Acetamiprid ed eritrociti: inutili allarmismi

La tossicologia spiegata semplice – Alcune ricerche in vitro svolte su acetamiprid hanno dato lo spunto per generare feroci quanto inutili polemiche contro i trattamenti anti-sputacchina

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

tossicologia-spiegata-semplice.jpg

La tossicologia spiegata semplice: acetamiprid e globuli rossi

Come spesso accade nel settore della fitoiatria, ai divulgatori scientifici tocca analizzare molteplici pubblicazioni usate in modo improprio per seminare allarmismo in tema di agrofarmaci. È un lavoro abbastanza oneroso in termini di tempo, perché ogni ricerca va reperita in originale, studiata e quindi ricondotta ai messaggi lanciati in rete o sul territorio da chi, magari, la usa per giunta in modo improprio.

Oltre alle ricerche qualificabili pienamente come "junk science", cioè "scienza spazzatura", in quanto mancanti delle più elementari basi metodologiche e procedurali, vi sono infatti anche ricerche che di per sé non presenterebbero criticità metodologiche, ma che possono comunque prestarsi a malinterpretazioni più o meno involontarie, specialmente quando vi sia un associazionismo pseudo-ambientalista e pseudo-salutista che prosperi gettando reiteratamente benzina su facili fuochi.

Fra i temi caldi dello scorso anno ricade per esempio l'allarmismo generato in Puglia intorno agli insetticidi acetamiprid e clorpirifos. Il primo di questi è infatti registrato contro Phylaenus spumarius, la cicalina vettrice di Xylella fastidiosa degli ulivi, e figura quindi in prima fila tra gli insetticidi utilizzabili come profilassi anti-vettore prevista dal cosiddetto "Decreto Martina" per arginare la proliferazione del patogeno.

Puntuali come treni giapponesi sono quindi giunti gli usuali incontri con la popolazione locale, sbandierando dati catastrofici per la salute derivanti dal neonicotinoide, la cui tossicità per i mammiferi è per giunta modesta.
Scorrendo il "Fact sheet" redatto da Epa, l'agenzia americana per l'ambiente, si evince infatti che la sostanza attiva è una "unlikely carcinogenic", cioè improbabile cancerogena, non è mutagena, come pure presenta una dose di non effetto avverso (NOAEL) che varia intorno ad alcune decine di milligrammi per chilo di peso corporeo al giorno a seconda degli studi svolti. Nessuna evidenza in tema di interferenza endocrina, o di teratogenicità, ovvero l'influenza sui feti.

Inoltre, l'esposizione giornaliera calcolata in funzione della dieta si presenta al di sotto delle soglie ritenute sicure, individuate queste adottando opportuni criteri di sicurezza, cioè moltiplicando i dati tossicologici per opportuni coefficienti di prudenza che tengano conto anche della popolazione più sensibile, come per esempio i bambini. Questo parametro, in acronimo PAD (Population adjusted dose) per acetamiprid rassicura pienamente circa la sicurezza per la popolazione, anche quella più sensibile, come appunto i bambini o le donne in allattamento.

In sostanza, non vi è nulla da temere da parte della popolazione se sugli ulivi il prodotto viene applicato contro la cicalina, ovviamente nel rispetto delle buone pratiche agricole come pure delle indicazioni riportate nell'etichetta ministeriale.

Nonostante ciò, non appena il Decreto Martina fu promulgato, scoppiò la reazione anti-pesticidi, con vari personaggi che iniziarono a fomentare paure un po' ovunque. Chi sventolando le solite etichette riportanti frasi di rischio per gli organismi acquatici, chi citando ricerche "indipendenti" che avrebbero dimostrato addirittura che acetamiprid avrebbe effetti sugli eritrociti umani, cioè sui globuli rossi.

Per fortuna, a una lettura attenta e laica delle pubblicazioni citate, di rischi per la salute umana, come al solito, non ne emergono. Per esempio, nella ricerca di M. M. Quintana et Al (2018) pubblicata su Pesticide biochemistry and physiology sarebbe stata indagata l'influenza di due insetticidi, clorpirifos e appunto acetamiprid, sull'attività di alcuni enzimi come le catalasi e le dismutasi, al fine di valutare un'eventuale alterazione della capacità osmotica delle cellule, ovviamente coltivate in vitro, cioè in ambiente artificiale.

Sebbene siano state ravvisate delle modifiche nelle attività dei due gruppi di enzimi, gli stessi autori hanno concluso che, "surprisingly" (cioè, sorprendentemente), nulla era cambiato nella capacità osmotica degli eritrociti stessi. Per giunta operando con dosi molto differenti fra loro, ovvero 40 e 400 nanomoli per litro. Sapendo che acetamiprid ha una peso molecolare pari a 222,7, una mole di questo insetticida "pesa" 222,7 grammi. Ovvero, una nanomole pesa 222,7 nanogrammi. In sostanza, ogni litro della soluzione in cui sono stati posti gli eritrociti conteneva 8,9 oppure 89 microgrammi di sostanza attiva. Tutt'altro che "poca roba". Infatti, l'esposizione a una sostanza attiva non implica la realizzazione di tali concentrazioni, perché anche in caso di contatto con l'aerosol fitosanitario, situazione che può verificarsi per esempio in caso di astanti, la maggior parte del prodotto finisce sugli abiti e solo in minima parte viene inalato o giunge a contatto con la pelle.

Da lì a raggiungere il sangue e gli eritrociti il cammino è ancora lungo e costellato di sistemi enzimatici e di escrezione che fanno sì che la molecola "aliena" venga espulsa o degradata nel più breve tempo possibile e nella maggior percentuale possibile. In sostanza, anche stando appollaiati su un ramo d'ulivo mentre l'agricoltore lo tratta con acetamiprid, vi è da pensare che le concentrazioni ematiche di tale sostanza restino lontane dai valori utilizzati nell'esperimento. Specialmente dal secondo, ben più elevato. Peraltro, fra le due dosi non si ravviserebbe un effetto dose particolare sui sistemi enzimatici considerati dal team di ricercatori.

Infine, anche il tempo e la frequenza di esposizione giocano un ruolo fondamentale, in quanto un eventuale stress sui processi enzimatici dell'organismo cessa comunque dopo un certo lasso di tempo. In sostanza, a meno di essere irrorati tutti i giorni, più volte al giorno, l'eventuale contatto sporadico con l'aerosol fitosanitario non è in grado di produrre effetti cronici, caratteristici invece delle esposizioni prolungate e ripetute.

Concludendo, anche in questo caso gli studi utilizzati a fini allarmistici erano di fatto frecce spuntate, usate per giunta impropriamente, visto che gli autori stessi della ricerca avrebbero concluso che di danni concreti, alla fin fine, non ne sono stati ravvisati.

Si mediti su ciò ogni qual volta verranno sventolate altre "ricerche choc" a sostegno degli armageddon sanitari e ambientali sempre vaticinati, ma mai realizzatisi nelle realtà italiane. Come pure si mediti sugli effetti nefasti di tale disinformazione in un territorio sempre più compromesso da un patogeno letale che sta falcidiando una delle risorse più tipiche e preziose di un'intera regione, anche con la corresponsabilità dei summenzionati allarmisti e delle tensioni sociali e mediatiche da loro provocate senza che ve ne fosse alcun reale motivo.
"La tossicologia spiegata semplice" è la serie di articoli con cui AgroNotizie intende fornire ai propri lettori una chiave di lettura delle notizie allarmanti sul mondo agricolo in generale e su quello fitoiatrico in particolare.

Perché la tossicologia, in fondo, è più semplice da comprendere di quanto sembri.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: olivicoltura insetticidi Xylella fastidiosa

Temi caldi: La tossicologia spiegata semplice

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 189.672 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner