La domanda globale di vino dell'Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all'aggancio del Nord America (Canada e Usa), a 6,95 miliardi di euro. Nella corsa al vino, l'Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227% (12,6% il tasso annuo di crescita): undici volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull'area geoeconomica Nordamericana.

È questo il quadro emerso lo scorso 28 marzo a Roma in occasione della presentazione del 53° Vinitaly dallo studio "Asia: la lunga marcia del vino italiano", a cura dell'Osservatorio Vinitaly-Nomisma wine monitor. Secondo lo studio, il vino parla sempre più asiatico, con cui dialogano in particolare i francesi e il 'nuovo' mondo produttivo, Australia e Cile che in alcuni paesi beneficiano di una politica dei dazi favorevole.

Per quanto riguarda l'Italia, invece, dallo studio emerge come a fronte di una tenuta di terreno positiva del sistema vino made in Italy a livello mondiale (+3,3% nel 2018 sull'anno precedente), la presenza in Asia Orientale è ancora marginale rispetto alle potenzialità italiane. Dei 6,45 miliardi di euro di importazioni registrate lo scorso anno in Cina, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud (ma anche Vietnam, Taiwan, Thailandia, Filippine, Singapore e altri), la Francia - pur in calo - incassa infatti a valore il 50,2% della torta asiatica, per un equivalente di 3,24 miliardi di euro. La quota di mercato italiana si ferma invece al 6,5% (419 milioni di euro), meno anche di Australia (15,9%, a 1 miliardo di euro) e Cile (8,9%).
 

Veronafiere al lavoro

"La lunga marcia italiana verso l'Asia si è rivelata in questi anni ancora più faticosa per la mancanza di una vera regia di sistema paese" ha affermato Maurizio Danese, presidente di Veronafiere. "Dal punto di vista commerciale, la Cina e tutto il Far East offrono grandi opportunità per il made in Italy anche per la complementarietà delle produzioni. Stiamo ponendo le basi per una presenza costante in Cina di Vinitaly e degli altri nostri settori di punta".

"La fatica nei bilanci dei nostri vini fermi deriva in buona parte dal mancato salto di qualità laddove la domanda è cresciuta di più" ha aggiunto il ceo di Veronafiere Giovanni Mantovani. "Abbiamo i numeri, la qualità e il fascino per penetrare un mercato gigantesco, ma non servono proclami e solitarie fughe in avanti. Bisogna capire che oggi per contrastare vecchi e nuovi competitor bisogna correre in un'unica direzione e con un brand in grado di aprire la strada".
 

In Italia a passo di marcia, competitor di corsa. Ma il futuro è tricolore

L'Italia, secondo l'analisi condotta dal responsabile di Nomisma-wine monitor, Denis Pantini, è certamente cresciuta nelle vendite, ma meno dei suoi concorrenti: in Cina in cinque anni l'incremento italiano ha sfiorato l'80% mentre le importazioni dal mondo hanno segnato un +106%. Così a Hong Kong (+28% vs +67%), in Corea del Sud (+36% vs +60%) e soprattutto in Giappone dove il Belpaese non ha fatto meglio di un +3,4%, contro una domanda del Sol Levante cresciuta di quasi il 30%.

Per dirla in bottiglie, nel 2018 l'Asia Orientale ha importato quasi 93 milioni di bottiglie di Bordeaux (e 6 milioni di Borgogna), mentre il complessivo dei rossi Dop provenienti da Toscana, Piemonte e Veneto supera di poco i 13 milioni di bottiglie.
Tradotto in valore, il rapporto è 11 a 1: 864 milioni di euro del solo Bordeaux contro 77 milioni dei rossi Dop delle tre regioni italiane. Il futuro si annuncia interessante per il Belpaese, con un tasso annuo di crescita stimato dall'Osservatorio nei prossimi cinque anni che si prevede essere superiore ai consumi dell'area: fino all'8% in Cina, dall'1% al 2,5% in Giappone, complice l'accordo di partenariato economico, dal 5,5% al 7,5% in Corea del Sud e dal 3% al 4,5% a Hong Kong.
 

Vinitaly no limits

La 53esima edizione del Salone internazionale dei vini e dei distillati (7-10 aprile 2019 a Veronafiere) è sold out dallo scorso novembre nonostante l'aumento della superficie netta disponibile.
Tra le novità, il nuovo salone Vinitaly design e l'Organic hall. Un'altra edizione in crescita che si prepara ad aprire con numeri in aumento. L'area netta disponibile raggiunge i 100mila metri quadrati netti, mentre sono oltre 130 i nuovi espositori diretti, a cui si aggiungono gli indiretti e i rappresentati, che portano il numero totale di aziende a quota 4.600 da 35 nazioni e ad oltre 17mila le etichette a catalogo (dati in aggiornamento).

Confermata la formula di Vinitaly - business in fiera, wine lover in città - con Vinitaly and the city (5-8 aprile prossimi), che da un lato sta garantendo un maggiore flusso di operatori professionali in fiera e dall'altro una diminuzione voluta e controllata del visitatore appassionato a cui sono dedicate le iniziative in città.