Cereali, tra crisi dei prezzi e calo delle superfici

Basse quotazioni di mercato e costi di produzione in aumento caratterizzano l'andamento del settore e incidono sulla diminuzione dei terreni coltivati

Michela Lugli di Michela Lugli

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Cereali, rese produzione e superfici

“Quando dico che c'è bisogno di un progetto complessivo che rifondi il nostro sistema agroalimentare, intendo dire che non è più possibile continuare ad accettare lo stato di crisi in cui ci troviamo ormai da anni. Infatti, anche quest'anno la crisi dei prezzi dei cereali si è fatta sentire pure sulle semine di frumento duro, frumento tenero, orzo e avena le cui superfici, nella campagna in corso, sono diminuite del 6% rispetto al 2009”.
E' il commento del ministro Galan alla pubblicazione del bollettino Agrit, il programma statistico ideato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali in grado di produrre, unendo i dati delle rilevazioni dirette in campo a quelli di immagini telederivate (foto aeree e satellitari), dati circa le superficie e le produzioni per le principali colture nazionali.

La recente pubblicazione dei dati Agrit relativi a superficie, resa e produzione dei cereali invernali ha infatti, evidenziato un calo complessivo delle aree investite a frumento duro (-1%), tenero (-5%), orzo (-16%) e avena da granella (-15%) scese dai 2,27 milioni di ettari del 2009 ai 2,13 milioni di ettari del 2010.

Come si legge sulla scheda tecnica redatta dal Mipaaf, il calo delle superfici - anche se più contenuto rispetto a quello registrato dai dati 2009 su 2008 pari a meno 16 punti percentuali - rappresenta una chiara conseguenza delle basse quotazioni di mercato che caratterizzano queste produzioni associate all'aumento dei costi di produzione.

Sono a supporto di quanto scritto dal ministero i dati Ismea relativi ai prezzi all'origine della campagna 2008/09 che avevano evidenziato una loro flessione affiancata da una crescita dei costi di produzione di circa dieci punti percentuali.
A fronte di un calo delle superfici, si registra comunque un aumento medio delle produzioni, o meglio di quella del frumento duro che segna un +4% rispetto al 2009 imputabile ad una resa mediamente superiore per ettaro: 33,8 quintali contro i 32 della scorsa campagna. Segna invece un contenuto -1% la produzione di tenero e un più importante -15% viene registrato per l'orzo.

Stando al rapporto del mese di aprile di Veneto Agricoltura, l'Azienda regionale per i settori Agricolo, forestale e agro-alimentare, nonostante la lieve risalita dei prezzi registrata in aprile, il trend delle quotazioni rimane ancora decrescente, in particolare sui mercati internazionali, dove di fronte alle elevate disponibilità di prodotto e agli stock di magazzino i prezzi, in attesa dei nuovi raccolti, hanno vissuto situazioni di calo, o comunque altalenanti.

Più recenti dati Ismea, relativi alle rilevazioni sul mercato nazionale delle quotazioni dei prezzi medi all'origine del raccolto 2010 per la seconda settimana di luglio di frumento duro e tenero, hanno evidenziato una risalita per entrambi; ma, come viene fatto notare all'interno del rapporto, le contrattazioni non sono ancora entrate nel vivo e in molti casi gli scambi della nuovo produzione non sono ancora iniziati. Andando a vedere poi l'andamento del mese di giugno su maggio 2010, si osserva un +3,9% del tenero con un prezzo medio pari a 158,68 euro a tonnellata e un più contenuto incremento di 1,5 punti percentuali per il duro, scambiato ad una quotazione media di 156,43 euro a tonnellata.

Allargando lo sguardo al contesto europeo, le cui indicazioni di mercato sempre secondo Veneto Agricoltura, influenzano la situazione a livello nazionale, sono da segnalare gli allagamenti che hanno colpito alcune aree del sud della Francia, la Germania e alcuni paesi dell’Est Europa, che associati alla perdurante siccità del nord-ovest francese e del Regno Unito, hanno indotto a stimare una perdita dei raccolti anche superiore al 10%.

Anche sul fronte superfici, l'Italia si sente in compagnia nel contesto europeo dove le superfici seminate a cereali sono calate del 2% circa (fa eccezione il frumento tenero) a favore delle superfici coltivate a semi oleosi, più redditizie e più richieste dal mercato dei biocarburanti in continua crescita, che sono passate da poco più di 28 milioni di ettari del 2009 a 29 nel 2010.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura prezzi sementi

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