L'agricoltura intensiva mal si coniuga con la tutela della biodiversità. Nei campi coltivati gli insetti impollinatori, gli uccelli e i piccoli mammiferi si vedono poco. Se da un lato l'attenzione all'uso di molecole innovative per la difesa ha reso possibile preservare queste specie, dall'altro l'assenza di cibo, soprattutto per gli insetti che sono alla base della catena alimentare, ha portato ad una drastica riduzione di insetti e animali nelle nostre campagne.

"Operation Pollinator è un progetto che ha lo scopo di inerbire con essenze che producono nettare, polline e semi le aree marginali delle aziende agricole per fornire un habitat agli insetti impollinatori, utili non solo all'agricoltore ma anche a quegli uccelli e piccoli mammiferi che se ne cibano", spiega ad AgroNotizie Franco Fabbri, technical & sustainable agricolture expert di Syngenta e coordinatore nazionale del progetto.
 

Durante il Grape Field Tour 2017, il roadshow che ogni anno dà la possibilità agli agricoltori di toccare con mano le novità dell'azienda in ambito viticolo, il progetto Operation Pollinator è stato presentato ai tanti viticoltori che hanno partecipato alla tappa di Controguerra (in provincia di Teramo).

Per tre anni i tecnici Syngenta hanno testato vari miscugli di leguminose fino ad identificare quello che fornisce agli insetti ed uccelli la giusta quantità di polline, nettare e semi in modo che possano riprodursi e stabilirsi definitivamente sul territorio.

Le regioni Umbria, Marche e Abruzzo hanno apprezzato il progetto ed hanno implementato misure specifiche sui Psr che prevedono un contributo importante per le aziende agricole. Queste devono destinare parte della superficie aziendale, anche in aree marginali e non produttive, alla coltivazione di queste essenze, che se gestite in maniera corretta, secondo i protocolli messi a punto da Syngenta, forniscono nutrimento agli insetti per almeno cinque anni.

"I risultati che abbiamo ottenuto in questi anni di sperimentazione sono stati molto promettenti", spiega Fabbri. "In sei anni di rilievi in campo abbiamo visto un aumento degli insetti pronubi fino al 1.500% e fino al 700% per gli uccelli".

I campi di Operation Pollinator forniscono nutrimento agli insetti da marzo ad ottobre e così si ricrea la catena alimentare naturale composta oltre che di insetti, uccelli e piccoli mammiferi anche di predatori e mammiferi più grandi.

Ma quali sono i vantaggi per le aziende? Oltre all'aspetto economico a vantaggio dell'agricoltore che aderisce alle misure dei Psr, l'aumento del numero di insetti pronubi è un aiuto per quelle aziende dedite alla frutticoltura, all'orticoltura o alle altre coltivazioni che necessitano di impollinazione entomofila.

Operation Pollinator è un progetto veramente multifunzionale che offre anche il vantaggio di combattere l'erosione del suolo e, specie in zone collinari, impedire il ruscellamento e la conseguente perdita di terreno fertile.

"Ho iniziato a lavorare la terra quando si usavano ancora i buoi. Negli anni Sessanta ho acquistato il primo trattore e nel corso degli anni successivi ho abbracciato tutte le innovazioni che potevano migliorare il lavoro in azienda", spiega ad AgroNotizie Camillo Montori, titolare dell'omonima cantina di Controguerra, in cui si è tenuta una tappa del Grape Field Tour, e convinto aderente ad Operation Pollinator.
"Se nel passato l'unica cosa importante era produrre, non importa a quale costo, oggi la sostenibilità è diventata di primaria importanza. Sostenibilità che si estrinseca in un uso accorto dell'acqua e quindi nell'utilizzo di impianti a goccia. In un uso più ragionato degli agrofarmaci. Ma anche nella realizzazione di quelle attività, come Operation Pollinator, che mirano ad aiutare gli agricoltori a preservare la biodiversità in campo".