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Viti Piwi, oidio e peronospora ko

Si chiamano viti Piwi, abbreviazione di Pilzwiderstandfähig, e sono vitigni resistenti alla peronospora e all'oidio. Di origine tedesca, si stanno diffondendo anche in Italia

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Piwi è l'abbreviazione di Pilzwiderstandfähig, le viti resistenti alle malattie fungine di origine Nord europea
Fonte foto: © hykoe - Fotolia

Il loro nome corretto è Pilzwiderstandfähig, ma per tutti si chiamano semplicemente viti Piwi. Un nome che indica i vitigni naturalmente resistenti alle patologie fungine più temute dai viticoltori: oidio e peronospora.
Di viti resistenti abbiamo già parlato su AgroNotizie (qui e qui) e tra gli agricoltori e i ricercatori c'è molta attenzione al tema, visti soprattutto i cambiamenti climatici che espongono le vigne a questi patogeni.

I Pilzwiderstandfähig sono vitigni originari del Nord Europa (Germania in primis) che nel corso degli anni (e dei secoli visto che i primi risalgono a fine '800) sono stati incrociati e selezionati per resistere alle malattie fungine.
Per lunghi anni la loro diffusione è stata limitata perché i vini prodotti dalle uve Piwi non reggevano la concorrenza dei vitigni tradizionali. Eppure nel corso del tempo sono migliorati tanto da essere ampiamente diffusi in Germania, Austria, Svizzera e ora anche nel Nord Italia.

"Ogni anno facciamo delle degustazioni al buio e i nostri vini da uve Pilzwiderstandfähig si aggiudicano sempre i primi posti battendo la concorrenza di quelli tradizionali", spiega ad AgroNotizie Werner Morandell, proprietario della cantina Lieselehof, a Sud Ovest di Bolzano, e presidente della sezione italiana della Piwi international, una associazione che promuove la diffusione delle viti Pilzwiderstandfähig.

Morandell, qual è la sua esperienza con i vitigni Piwi?
"In Alto Adige abbiamo grossi problemi con la peronospora e l'oidio. Per chi, come noi, fa agricoltura biologica è una lotta continua che spesso ci vede perdenti, con vendemmie decimate a causa dei funghi. Nel 2002, stanco di vedere le vigne devastate, sono partito per cercare una soluzione. A Friburgo, in Germania, ho visitato un centro di ricerca dove selezionavano viti Piwi. Con un certo scetticismo le ho piantate nei miei terreni, eppure già il primo anno ho visto che le piante non venivano attaccate da peronospora e oidio. Visti i risultati ho poi esteso la coltivazione Piwi".

Stiamo parlando di resistenza o di una generica tolleranza alle malattie fungine?
"In vigna io non ho praticamente più visto la peronospora o l'oidio. Ogni tanto su qualche foglia, magari più umida perché nascosta dalle altre, si forma qualche macchia. Ma stiamo parlando di una su cento e comunque questo non incide sulla vendemmia. Però bisogna dire che il vitigno deve essere scelto a seconda del territorio dove deve essere piantato perché ogni varietà richiede un ambiente diverso".

Zero trattamenti dunque?
"In anni normali non necessitano di alcun trattamento. Durante stagioni particolarmente piovose, con un clima avverso, come nel 2008 o nel 2016, ci sono dei vitigni Piwi che sono più suscettibili di altri e allora per sicurezza faccio uno o due trattamenti con il rame. Ma rispetto ai dodici e oltre trattamenti fatti sui vitigni non resistenti c'è un abisso".

Sono vitigni che possono essere piantati in tutta Italia?
"Sono tutti vitigni iscritti nel registro nazionale, ma non tutte le regioni hanno autorizzato l'impianto".

Quali vini producete nella vostra cantina?
"Facciamo rossi, bianchi, spumanti e passiti. Le viti Piwi che abbiamo impiantato sono Bronner, Johanniter e Solaris".

Le barbatelle Piwi hanno un costo superiore rispetto a quelle dei vitigni tradizionali?
"Se vengono comprate all'estero assolutamente no. In Italia qualcuno alza un po' i prezzi, ma basta fare qualche ricerca per orientarsi".

Che origine hanno questi vitigni?
"Sono viti appartenenti al genere vitis vinifera che sono state incrociate con piante resistenti di origine asiatica o americana. Dagli incroci sono stati selezionati gli ibridi che avevano mantenuto il gene di resistenza e una qualità enologica della bacca soddisfacente. Nel corso di successivi incroci sì è poi migliorata la qualità dell'uva pur mantenendo i caratteri di resistenza. E' un percorso che è durato decenni".

Se uno dei lettori fosse interessato ai Pilzwiderstandfähig dove può informarsi?
"Può visitare il sito di Piwi international dove ci sono tutte le informazioni per chi vuole iniziare una coltivazione".  


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