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Marche, inaugurata la prima stalla fai da te

Secondo un'analisi della Coldiretti, un agricoltore marchigiano su tre ha iniziato a provvedere da solo alla realizzazione di strutture provvisorie. La prima stalla è stata già realizzata ad Offida (Ap)

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Un vitello in stalla. Nelle Marche un allevatore su tre sta provvedendo da solo alla ricostruzione delle strutture danneggiate
Fonte foto: © Matteo Giusti - AgroNotizie

Più di otto mesi per realizzare le stalle e le strutture provvisorie sono troppi. E le Marche rimangono la regione con la situazione più grave da questo punto di vista.

Nonostante la revoca dell'incarico alla prima azienda appaltatrice, il coinvolgimento del Consorzio di bonifica per realizzare le piazzole e l'individuazione di una nuova ditta per la realizzazione delle strutture di emergenza, oggi solo 33 stalle sono agibili sulle oltre 1400 richieste.

Così un agricoltore su tre ha iniziato a cercare una via alternativa, provvedendo da solo alla soluzione del problema, attuando l'ordinanza 5 del decreto terremoto che prevede la possibilità per gli allevatori di ricostruire in proprio.

Una possibilità fino ad ora non pienamente sfruttata a causa dei troppi vincoli, primo tra tutti quello che impone di realizzare strutture simili a quelle previste dai bandi regionali all'azienda appaltatrice, come fa notare la Coldiretti Marche che sta affiancando gli agricoltori per attuare questa possibilità offrendo assistenza tecnica e burocratica.

L'apripista di questa nuova opportunità, ribattezzata da Coldiretti 'stalla fai da te' è stato Vincenzo Massi, allevatore terremotato di Offida, nell'ascolano, che ha avuto la stalla e la casa inagibili e il fienile crollato.

Quella di Massi è un'azienda che alleva bovini di razza marchigiana certificata. Una azienda che ha puntato tutto sulla qualità, vincendo negli anni numerosi premi, con esemplari da concorso richiesti dalle stalle di tutta Italia.

Uno dei tori allevati da Vincenzo è tuttora al primo posto della classifica nazionale per la qualità della razza marchigiana.

Una azienda che ha subito i primi danni già dalle scosse di agosto, aggravati poi con gli eventi di ottobre e di gennaio e con il freddo, costringendo Massi a lasciare gli animali al freddo, a dormire lui stesso in una roulotte provvedendo al sostentamento degli animali anche grazie al fieno donato dalla solidarietà dei molti agricoltori italiani.

E così stanco di aspettare e vista la scarsa qualità delle prime strutture provvisorie arrivate in regione, ha pensato di fare da solo e ce l'ha fatta.

Per la Coldiretti basterebbe dare semplicemente un tetto massimo di spesa e permettere agli allevatori di costruirsi la stalla provvisoria più adatta alle loro esigenze, cosa che potrebbe essere fatta anche per i moduli abitativi, visto che molti allevatori sono costretti a vivere ancora in roulotte.

Per dare finalmente risposte concrete agli allevatori terremotati, secondo l'associazione di categoria occorre anche accelerare nel percorso di realizzazione delle stalle provvisorie previste con i nuovi bandi regionali, in parallelo alle 'stalle fai da te'.

Nell'ottica di una ricostruzione di lungo periodo occorre poi intervenire sulle ordinanze 8 e 13 che prevedono il rafforzamento, la riparazione e ricostruzione degli immobili, estendendone l'arco temporale di intervento al fine di comprendere gli eventi sia sismici che calamitosi di gennaio 2017.

Ma sono urgenti anche il ripristino delle reti viarie e misure concrete di sostegno alle imprese terremotate.

Per il rilancio delle aree colpite, sempre secondo la Coldiretti, sono inoltre necessarie massicce misure di sostegno con sgravi fiscali per famiglie, imprese e per chi investe nelle aree terremotate, oltre a incentivi per favorire e accelerare la ripresa e i flussi turistici, con la detraibilità delle spese sostenute dai turisti per i soggiorni nelle strutture ricettive agrituristiche e un sostegno ai consumi dei prodotti delle aree colpite.

E in un'ottica di lungo periodo, l'idea già lanciata su AgroNotizie di istituire una protezione civile agricola specifica per l'agricoltura resta un'ipotesi da tenere in considerazione.

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