Il copione è tristemente noto e dall'alluvione della Romagna dello scorso maggio a quello della Toscana di una decina di giorni fa sono passati mesi, ma le dinamiche restano assimilabili. A farne le spese, purtroppo, la popolazione, le città, le campagne, l'agricoltura.

 

Allagamenti, inondazioni, perdita di biodiversità, aziende agricole e produzioni a rischio. Vale per l'eccesso di pioggia, per le gelate, per la siccità. I cambiamenti climatici devono essere affrontati, negarne l'esistenza ha poco senso.

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Se è relativamente facile prevedere l'andamento meteorologico grazie a un sistema di satelliti particolarmente efficienti, è sicuramente più complesso rispondere in caso di eventi catastrofali o eventi imprevedibili o imprevisti.

 

Tuttavia, la situazione complessiva impone indubbiamente azioni coordinate per ridurre, in un contesto di emergenze climatiche sempre più diffuse, gli effetti negativi.
Proviamo a elencare, senza la pretesa di essere esaustivi (e come sempre i suggerimenti sono ben accetti), qualche comportamento utile.

 

Innanzitutto, è necessario prevedere azioni di efficientamento delle reti idriche, ipotizzando la realizzazione di bacini di laminazione a monte dei centri urbani e pianificando operazioni di manutenzione periodiche.
In un simile contesto, l'Associazione Nazionale delle Bonifiche Italiane (Anbi) ha già un quadro della situazione molto chiaro, sia in termini di progetti che di costi. Servono le risorse, vanno individuate, trovate e collocate. Se siano sufficienti le azioni previste all'interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è forse difficile dirlo, ma da qualche parte bisogna partire. Abbiamo reti colabrodo, mancano i bacini di stoccaggio delle acque (non dimentichiamo il fenomeno della siccità), gli scoli talvolta non sono adeguatamente manutenuti.

 

Seconda azione: incrementare gli strumenti predittivi di natura digitale. Sensori, satelliti, centraline meteo, software per l'elaborazione dei big data in modo da costruire modelli predittivi il più possibile validi e in grado di fornire suggerimenti utili e tempestivi.

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Per i contesti urbani si sta facendo largo la pratica dei cosiddetti gemelli digitali e della realtà aumentata, Bologna ha annunciato un progetto particolarmente ambizioso. Potrebbe essere un aiuto per la pianificazione urbana e, forse, un domani potrebbe rappresentare un elemento di studio virtuale applicabile anche ai contesti rurali, alla luce del fatto che i contesti urbani si stanno ampliando a discapito delle zone verdi, talvolta anche rendendo difficile tale convivenza sul piano idrogeologico e, dunque, delle emergenze e/o purtroppo catastrofi.

 

Pochi giorni fa Il Sole 24 Ore ha ricordato uno studio di Nature, in base al quale dal 1985 gli insediamenti umani in tutto il mondo, dai villaggi alle megalopoli, si sono espansi proprio nelle attuali zone di inondazione.
Non solo. La sfrenata cementificazione, che un recente rapporto Ispra evidenzia dove nel 2022 sono stati ricoperti altri 77 chilometri quadrati (vale a dire +10% rispetto al 2021), mostra una diretta causa anche in Italia: oltre a esporre le città all'aumento della temperatura, il consumo di suolo diminuisce la capacità di assorbire l'acqua. Il rapporto sottolinea anche che "il 13% del consumo di suolo totale (circa 900 ettari) ricade nelle aree a pericolosità idraulica media e incide anche sull'esposizione della popolazione al rischio idrogeologico". Notizie sulle quali riflettere, indubbiamente, per prendere le adeguate contromisure.

 

L'agricoltura rigenerativa, la ricerca genetica, le buone pratiche agronomiche, unitamente agli studi sulle condizioni di crescita delle piante in condizioni di stress ambientale costituiscono un altro elemento cruciale per tentare di limitare i danni in caso di emergenze climatiche.

 

Servirebbe, inoltre, ritrovare quel senso di comunità che è venuto meno, disgregato dall'atomizzazione individualistica che non facilita le azioni corali, la condivisione, il mutuo scambio di informazioni. Gli interventi, l'assistenza, gli aiuti avvengono, sono encomiabili e commoventi, ma avvengono sempre a tragedie avvenute. 
Non possiamo fermare i terremoti, ma ridurre l'impatto di forte piogge e limitare gli effetti delle alluvioni, nelle città come nelle campagne, è giunto il momento di pensare a come fare per non ricominciare sempre daccapo, con morti, dispersi, danni e perdite.