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I giovani agricoltori si mettono in rete con VazApp

Nascono a Foggia una piattaforma digitale e uno spazio fisico a cui i giovani agricoltori possono appoggiarsi per cambiare il modo di fare agricoltura. Intervista a Giuseppe Savino, ideatore del progetto

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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VazApp punta sulla filiera colta, invece che su quella corta
Fonte foto: Agronotizie

Trasformare la filiera corta in filiera colta. Incontrarsi per condividere idee e problemi, fare rete e business. É questo il modello di VazApp, una piattaforma digitale e uno spazio fisico a cui i giovani agricoltori del foggiano possono appoggiarsi per cambiare il modo di fare agricoltura. AgroNotizie ha incontrato Giuseppe Savino, ideatore del progetto

Giuseppe, spiegaci: che cos'è VazApp?
“VazApp nasce dell'idea mia e di un sacerdote di 93 anni, Don Michele De Paolis. Entrambi vediamo nella terra un'occasione di lavoro e di crescita, non di emigrazione. Per questo abbiamo creato un luogo fisico e virtuale per fare incontrare chi lavora la terra e aiutarli a comprendere che l'unione e la condivisione sono le strade maestre per creare futuro”.

Stare insieme per fare cosa?
“Prima di tutto per dare risposta alle solitudini dei giovani agricoltori. Il sistema attuale spinge il contadino a coltivare grandi estensioni, visti i margini ridotti. Quindi si passa tutto il tempo sul trattore e ci si isola”.

Perchè questo nome?
“Spesso a chi ha un sogno nel cassetto o vuole fare cose impossibili gli si dice 'vai a zappare'. Noi nell'agricoltura ci crediamo: vogliamo che attraverso un guadagno dignitoso l'agricoltore sia fiero di coltivare”.

In che modo ascoltare i giovani agricoltori genera reddito?
“Attraverso gli incontri che facciamo mettiamo gli agricoltori in rete tra di loro e con altre tipologie di professionisti che possono dare valore aggiunto al prodotto. Non cerchiamo la filiera corta, ma colta”.

Filiera colta... ci puoi fare un esempio?
“La mia azienda di famiglia produce olio. Io posso o venderlo ai grossisti o direttamente al consumatore, improvvisando il packaging, la logistica, la comunicazione, ecc. Questa è la filiera corta. Nella filiera colta io agricoltore faccio l'olio, il designer studia il packaging, il comunicatore la strategia di marketing. Ognuno porta del valore aggiunto che si traduce poi in reddito”.

Perchè è importante l'ascolto tra agricoltori?
“Prima di tutto perchè condividere problemi aiuta a risolverli. Molti ragazzi vengono da noi in cerca di ascolto, si sentono soli. Vorrebbero rinnovare le aziende dei padri, ma sono ostacolati da genitori ancorati ad una agricoltura del passato. C'è poi una motivazione di business”.

Quale?
“Conoscersi fa nascere nuove idee e collaborazioni. Ci sono molti produttori che hanno costruito cantine sproporzionate per la propria produzione. Può essere proficuo fare entrare altri agricoltori in conto vendita. E insieme potrebbero ottimizzare il marketing”.

Come si costruiscono queste reti di relazioni?
“Nella cascina Savino, dove risiedo, ho aperto uno spazio di coworking e abbiamo costruito anche un anfiteatro del grano da 150 posti, fatto di balle di paglia, dove facciamo formazione. L'anno scorso abbiamo lanciato #FuoriDallaCassetta, il primo format motivazionale per giovani agricoltori. Raccontiamo storie normali di successo per far credere in se stessi i ragazzi. A questo abbiniamo le ContaDinner”.

Cene per contadini?
“Esatto. Le ContaDinner sono delle cene in cui ascoltiamo i giovani agricoltori della provincia di Foggia. Un evento giovane e smart, in cui mostriamo quanto è bello stare assieme e scambiarsi idee. Incontreremo 400 giovani agricoltori, mettendoli in relazione e traghettandoli verso la summer school di luglio”.

Farete anche una summer school?
“Insieme a Resto al Sud Academy, la costola formativa di Tiscali, creeremo momenti di crescita per gli agricoltori. Oltre a Tiscali ci saranno partner di altissimo livello come NinjaMarketing e Conad”.

La domanda sorge spontanea: come vi finanziate?
“Per ora è tutto volontariato, nostro e degli agricoltori. L'anfiteatro lo abbiamo costruito con l'aiuto di 40 ragazzi che sono arrivati dopo che abbiamo lanciato l'hashtag #WeAreInPaglia, che fa il verso a #WeAreInPuglia, lo slogan ufficiale per il turismo della Regione”.

Prima o poi però dovrete trovare una fonte di sostentamento...
“L'idea è quella di accedere a fondi privati e pubblici, come quelli per la formazione. La domanda da farci è questa: nel 2016 è più utile che un agricoltore con 5 ettari di terreno si compri un trattore che usa due volte l'anno o che si faccia un sito internet, che giri un video promozionale o che innovi i suoi prodotti?”.

Come viene percepito dai giovani il vostro lavoro?
“Conosco molti ragazzi che con i fondi dei Psr si sono comprati il macchinone. L'agricoltura viene percepita ancora come un'attività senza futuro. I giovani però sono interessati a quello che facciamo, ma c'è ancora tantissimo lavoro da fare”.
 

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