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Abruzzo, primo bilancio dopo il terremoto

La Coldiretti regionale stila una prima stima a 10 mesi dal sisma. Evidenziati il calo di produzione di latte e frumento e il crollo delle prenotazioni agrituristiche, mentre ora gli agricoltori sono alle prese con alte temperature e siccità

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Un edificio danneggiato dal sisma
Fonte foto: © fotografiche.eu - Fotolia

A 10 mesi dal sisma che ha sconvolto il centro Italia, Coldiretti ha fatto un primo bilancio sugli effetti del terremoto sull'agricoltura abruzzese.

In generale nelle aree colpite dal terremoto la produzione del latte è calata anche del 20% per stress, decessi degli animali e chiusura delle stalle, e nette sono le perdite nel settore dell'agritusrimo.

Crolla del 15% anche il raccolto di grano per effetto congiunto del maltempo e della riduzione dei terreni seminati dopo le scosse.

Una situazione drammatica, come ha evidenziato Coldiretti, che non ha però scoraggiato agricoltori e allevatori, che tra difficoltà e sacrifici, sono riusciti a garantire la produzione della maggior parte delle tipicità delle zone terremotate della regione, come il pecorino di Farindola e Amatriciano, la mortadella di Campotosto, i salumi teramani ma anche dei legumi e dei cereali antichi si stavano riscoprendo negli ultimi anni.

In Abruzzo sono infatti migliaia i terreni agricoli a seminativi, prati e pascoli coltivati e tenuti da imprese per la quasi totalità a gestione familiare: gran parte del terreno agricolo è coltivato a seminativi, dal grano duro per la pasta all’orzo per la birra artigianale, dal farro all’avena, fino alle lenticchie e agli altri legumi.

Significativa è inoltre la presenza di allevamenti bovini, ovini e suini dai quali scaturisce anche un fiorente indotto agroindustriale con caseifici e salumifici che garantiscono specialità di pregio conosciute anche all’estero.

Gli ingenti danni a stalle, fienili, laboratori di trasformazione e la strage di animali hanno limitato l’attività produttiva nelle campagne per l’effetto congiunto delle scosse e del maltempo, che soprattutto in Abruzzo a gennaio è stato particolarmente duro, con crollo di stalle, anche provvisorie, morte di animali, diffusi casi di aborto e si sistemi di mungitura bloccati per mancanza di acqua e corrente elettrica.

E ora, come sottolinea l'associazione di categoria, negli allevamenti bisogna fare i conti con siccità e caldo che aumenta lo stress a cui sono sottoposte da mesi le vacche e che sta portando a una forte diminuzione nella produzione di latte.

Ma per le alte temperature soffrono anche le pecore e i maiali e il pollame con un calo nella deposizione delle uova.

"Occorre accelerare nel completamento delle strutture provvisorie necessarie alla sopravvivenza delle aziende e alla ripresa del lavoro e dell’economia del territorio – ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto MoncalvoNell’immediato occorre un impegno a livello di promozione per riportare i turisti italiani e stranieri in queste aree".

Un’annata decisamente da dimenticare, come ha detto Giulio Federici, direttore Coldiretti Abruzzo, segnata da problematiche quali anche la siccità, i cui effetti si stanno sentendo e si sentiranno anche sulle colture orticole in campo.

Oggi più che mai – ha concluso Federici – è necessario che la ricostruzione delle regioni che hanno subito il sisma vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in Abruzzo significa soprattutto agricoltura, cibo e turismo”.

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