L'acqua in Calabria torna ad essere governata secondo le priorità di utilizzo previste dalle disposizioni del Testo unico ambientale e dalle direttive europee: acqua infatti sta affluendo in queste ore dalla centrale elettrica di Magisano - gestita dalla multiutility A2A - verso le vasche e gli impianti irrigui del Consorzio di bonifica dello Ionio catanzarese e verso l'acquedotto potabile di Isola Capo Rizzuto ed altri comuni del crotonese, a seguito della mediazione di Regione Calabria, avviata dall'ente territoriale il 6 agosto scorso e di un provvedimento dell'assessore all'Ambiente, Sergio De Caprio, resosi necessario anche per evitare uno scontro nelle aule di tribunale tra A2A e Consorzio di bonifica.

La vicenda ha inizio nello scorso luglio ed è ripresa da AgroNotizie proprio quando il presidente dell'ente consortile Roberto Torchia lancia il definitivo allarme sulla impossibilità di continuare ad irrigare i campi ancora a lungo, che poi restano a secco.
 

Il tentativo di mediazione della Regione Calabria

"Chiediamo alla società A2A, nell'immediato, la disponibilità di 10 milioni di metri cubi di acqua, per garantire le esigenze di irrigazione del consorzio e le esigenze dei cittadini di Isola Capo Rizzuto e Cutro. Questa quantità sarà ricompensata ad A2A allo stesso prezzo con cui le è stata ceduta col canone di concessione. Apriremo a breve un tavolo di confronto con la società stessa".
È quanto dichiarato dall'assessore all'Ambiente della Regione Calabria, Sergio De Caprio, il 6 agosto scorso, durante un incontro in videoconferenza dedicato alla crisi idrica che si stava consumando nel crotonese, con gravi ripercussioni sul comparto agricolo.

"Il tavolo di confronto - aggiunge De Caprio - sarà alla presenza dei dipartimenti Ambiente, Agricoltura e presidenza. L'acqua della Regione Calabria è destinata a uso potabile, irriguo e anche industriale, non possiamo ripagarla a un prezzo maggiore di quello con cui la cediamo. Questa è la linea della regione e su questa andremo avanti fino in fondo". "Come responsabili regionali dell'Ambiente - spiega l'assessore - siamo chiamati a razionalizzare l'uso dell'acqua in aderenza alle direttive Ue".
 

La trattativa si arena, il Consorzio ricorre al Tribunale

Insomma, la trattativa con A2A sembra essere legata essenzialmente ad una questione di soldi in più, pretesi dall'operatore elettrico per compensare una presunta perdita di produzione di energia, non concedibile, stante gli usi prioritari potabili ed irrigui della risorsa.
Ma il tentativo della regione in in un primo momento si arena ed il Consorzio di bonifica dello Ionio catanzarese deposita al Tribunale civile di Catanzaro un'istanza per il ripristino della legalità, la A2A si dice stupita per tale intervento.

"È vergognoso lasciare intendere che chi difende i legittimi interessi dell'agricoltura, che produce cibo, voglia assetare i cittadini - ribatte l'11 agosto Massimo Gargano, direttore generale di Anbi -. Ciò, che si vuole invece denunciare è il surplus idrico a monte della centrale idroelettrica e che invece di essere rilasciato per dissetare i terreni arsi dalla siccità, viene trattenuto per creare una riserva utile a rispondere a future richieste d'energia idroelettrica".

"La convenzione
- ricorda Gargano - prevede un rilascio d'acqua pari a 280mila metri cubi medi giornalieri a valle della centrale di Magisano; a suo insindacabile giudizio, A2A ne rilascia invece meno di un terzo (90mila metri cubi), compreso il fabbisogno per l'uso potabile. Stante l'attuale dialogo fra sordi pur in una situazione di evidente criticità idrica, gli agricoltori, per contenere le perdite di raccolto, sono costretti a tornare all'uso dei pozzi, pratica dalle molteplici implicazioni ambientali".
 

L'epilogo, l'acqua torna nei campi

Segue poi un più deciso intervento di Regione Calabria, che assume un provvedimento ultimativo nei confronto di A2A e ora il rilascio d'acqua tanto atteso è finalmente in atto.

"Attesi i tempi necessari ad espletare le procedure tecniche in piena sicurezza, torna l'acqua ad irrigare i campi del catanzarese, grazie ad una disposizione della Regione Calabria, che impone alla società multiutility A2A il rilascio di 155mila metri cubi d'acqua al giorno, anche per uso potabile, a valle della centrale idroelettrica di Magisano" si legge in una nota di Anbi di tre giorni fa.

"E il quantitativo minimo, sufficiente ad evitare la perdita dei raccolti, già flagellati dalla siccità - ricorda Francesco Vincenzi, presidente dell'Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue -. Siamo ancora lontani dai 280mila metri cubi, previsti dalla locale convenzione, ma è un primo segnale, frutto dell'impegno dell'assessore all'Ambiente della Calabria, Sergio De Caprio e della mediazione regionale, fortemente sollecitata dall'azione congiunta delle organizzazioni professionali agricole e del Consorzio di bonifica Ionio catanzarese, costretto addirittura a rivolgersi alla magistratura per vedere affermato un proprio diritto".

Per Vincenzi l'episodio assurge ad esempio per il Sud, dove deve tornare l'autogoverno nei consorzi: "È questo un aspetto fondamentale della vicenda, esempio per superare la logica dei commissariamenti senza fine in atto in Sicilia e Puglia: solo l'autogoverno è in grado di garantire le legittime aspettative dei consorziati, cui bisogna rispondere anche al Sud con crescente efficienza e determinazione".

"Va sempre ribadito come le normative sull'utilizzo del bene pubblico acqua attribuiscano priorità all'uso agricolo dopo quello per fini umani -aggiunge Massimo Gargano, direttore generale di Anbi -. Detto ciò, ribadiamo piena disponibilità e consapevolezza a ricercare le necessarie compatibilità fra i crescenti interessi gravanti sulle risorse idriche".

A margine dell'episodio calabrese, Gargano ricorda: "Per questo, già da tempo, le progettualità dei consorzi di bonifica ed irrigazione rispondono a criteri di multifunzionalità in sintonia con le esigenze del mondo agricolo: dalla produzione idroelettrica alla fruizione ambientale e turistica. È già così per gli 858 progetti definitivi presentati da Anbi per essere inseriti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza; al Sud ne sono previsti 277 per un investimento di quasi 1 miliardo e 900 milioni di euro, capaci di attivare circa 9.500 posti di lavoro".