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Ancora uno stop per i suini

Le analisi del Crefis evidenziano una battuta d'arresto nella redditività degli allevamenti, che comunque si mantiene più elevata rispetto allo scorso anno. Anche i prosciutti in flessione
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Il prezzo dei suini pesanti è in calo, ma resta elevato quello dei suini da allevamento
Fonte foto: sportfood4you

Scende in febbraio il prezzo dei suini pesanti, trascinando verso il basso la redditività degli allevamenti, che tuttavia si mantiene sopra i risultati conseguiti alla stessa data dello scorso anno. E' questa in sintesi la fotografia del comparto suinicolo che emerge dalle analisi del Crefis, il centro di ricerche economiche dell'Università cattolica di Piacenza, diretto da Gabriele Canali.

Entrando nel dettaglio della situazione registrata dal Crefis in febbraio, si nota il peggioramento della redditività dell'allevamento suinicolo, scesa dell'1,9% rispetto a gennaio. Tuttavia la remuneratività della suinicoltura rimane elevata, tanto che l'indice su base tendenziale (ovvero rispetto allo stesso mese dell'anno scorso) segna +14,9%.

Giù i suini pesanti
È soprattutto il mercato a frenare a febbraio la perfomance economica degli allevatori, con il prezzo dei suini pesanti da macello che a Modena è sceso dell'1% (1,562 euro/kg peso vivo); anche in questo caso, tuttavia, le variazioni tendenziali restano molto positive: +26,1%.

Da segnalare anche la prosecuzione del periodo di prezzi particolarmente elevati dei suini da allevamento (peso 30 kg), la cui quotazione di febbraio ha raggiunto alla Cun 3,215 euro/kg, in crescita del 13,1% rispetto a gennaio e del 21,4% nei confronti del febbraio 2016. “Questo dato, segno evidente di una forte domanda, rappresenta un possibile segnale di allarme per l’equilibrio di mercato della filiera nei prossimi mesi”, sostiene Gabriele Canali.

La fase di macellazione
Sempre a febbraio scende anche la redditività della fase di macellazione dei suini. Ed è un calo vistoso che porta l'indice Crefis a -11% rispetto a gennaio e a -25,4% su base tendenziale, ma il dato non è da ritenersi significativo.
Infatti, a concorrere al crollo di remuneratività è stato il calo sostanziale dei prezzi dei lombi dovuto a modifiche strutturali nelle modalità di contrattazione tra le parti che hanno portato a un forte riallineamento delle quotazioni.

In crescita, seppur contenuta, sono invece state le quotazioni delle cosce fresche: il prodotto pesante per crudo tipico è arrivato a febbraio a 5,160 euro/kg (Cun), ovvero +0,7% rispetto a gennaio e +17,7% nei confronti di febbraio 2016; mentre il prodotto pesante per prosciutto generico ha quotato 4,180 euro/kg (+1% e +21,9% rispettivamente su base congiunturale e tendenziale).

Prosciutti in flessione
Anche per la fase di stagionatura febbraio ha comportato un peggioramento della redditività. L'indice Crefis relativo ai prosciutti pesanti Dop è sceso dell'1,1% rispetto a gennaio, anche se si mantiene del 2,4% più elevato nei confronti del febbraio dell'anno scorso.

Per i prosciutti pesanti generici la variazione della remuneratività a febbraio è stata pari a -7,3% su base congiunturale e -6,7% su base tendenziale.
La dinamica negativa, ma di intensità asimmetrica della remuneratività tra prosciutti Dop e prodotti generici ha fatto sì che a febbraio crescesse ancora il differenziale di redditività tra i due prodotti, portandosi al 31% a favore del prosciutto tutelato.

Per quanto riguarda i mercati, nel corso del mese di febbraio e rispetto a gennaio, resta stabile a 10,350 euro/kg la quotazione del prosciutto Dop pesante; un prezzo peraltro che risulta del 16,3% più elevato di quanto registrato nel febbraio 2016.

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