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Eurocasta 2017, il castagno cambia pelle e si rilancia

Ecco il reportage di AgroNotizie: dalla crisi di mercato alla lotta al cinipide, dai nuovi sistemi di coltivazione all'innovazione varietale. Guarda il video della prima giornata

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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In media la produzione è aumentata del 25% nel 2017, ma la situazione è a macchia di leopardo
Fonte foto: © photolife95 - Fotolia

Con l'autunno arriva il tempo delle castagne. Una vera delizia se consumate arrosto, lesse o cotte in latte e zucchero. Ma questo frutto, definito in passato il 'pane dei poveri' ha una storia dalle radici profonde che lo hanno reso cibo fondamentale per l'intera popolazione italiana. Oggi il castagno però vive un declino. C'è la volontà di rinnovamento, allo scopo di cambiare mentalità produttiva e di cultura. Una nuova vita per la pianta e nuove opportunità per i produttori.

Il settore castanicolo europeo si è così riunito a Marradi (Fi) dal 14 al 15 settembre 2017 per dare vita all'VIII edizione di Eurocasta. Un evento internazionale ed itinerante che rappresenta un importante momento di riflessione e confronto per gli addetti ai lavori. AgroNotizie e Plantgest, media partner dell'evento, vi accompagnano in un breve reportage. In fondo all'articolo trovi i video della prima giornata.

"Il castagno è un frutto di grande importanza in Italia - spiega Luciano Trentini, vicepresidente di Areflh e organizzatore di Eurocasta 2017 -. Però la sua produzione è crollata nel corso degli ultimi cinquant'anni: nel 1961 era superiore alle 120mila tonnellate mentre nel 2015 è stata di circa 20mila tonnellate. Le cause sono varie: calo dei consumi, aumento dei competitor, produzione antiquata, situazioni climatiche avverse, presenza di nuove patologie. Dobbiamo ripartire, ma per farlo è necessario fare squadra e sistema. Solo se ognuno farà la sua parte è possibile rimettere in moto la macchina. Investiremo in nuovi castagneti oppure continueremo a spendere milioni di euro per importare castagne?".
 
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Il castagno oggi è in ripresa, ma non basta
(Fonte foto: ©Underworld - Fotolia)


Il castagno, coltura e cultura

Quando dici castagno pensi anche al ruolo preminente che ha tra le formazioni forestali italiane: non solo quindi produttivo ma anche paesaggistico. Nei 10,5 milioni di ettari occupati da boschi, la frazione investita a castagno rappresenta il 7,5% di quella forestale, per un totale di circa 780mila ettari. "Il castagno è coltura e cultura - spiega Elvio Bellini, professore ordinario all'Università di Firenze e presidente del Centro di studio e documentazione sul castagno -. E' una pianta millenaria che ha sfamato tantissime generazioni. I nostri bisnonni dicevano: è arrivato il castagno ed è sparita la fame. Però non è cambiato nei secoli, fossilizzandosi alla coltivazione di montagna di metà secolo. L'Italia deve tornare protagonista, ma per farlo si deve modernizzare e adattare alle nuove esigenze ambientali e di mercato".
 

Per il 2017 produzione in aumento 

Le prime stime indicano un aumento medio della produzione italiana del 25% per la stagione 2017. L'inversione di tendenza è principalmente dovuta alla lotta al cinipide galligeno, che inizia a dare i primi frutti. A livello regionale la situazione è però disomogenea: ad esempio in Campania si stima un aumento del 60% mentre in Toscana e in Emilia-Romagna il calo potrebbe raggiungere il 40%. "La due giorni di Marradi - sottolinea Marco Remaschi, assessore all'Agricoltura in Toscana - è una grande occasione di confronto. La Toscana è attentissima a queste tematiche: la castagna è uno dei prodotti tipici di un territorio così densamente boscato come il nostro. Il summit di Marradi, nel cuore della nostra montagna, ci darà strumenti per stimolare ed aiutare questo settore. Il castagno ha una funzione produttiva ma anche protettiva del territorio, dell'ambiente e della cultura". Anche l'andamento climatico ha sicuramente influenzato sia positivamente che negativamente: ad esempio in Campania l'inverno freddo e nevoso ha consentito un'ottimale ripresa vegetativa delle piante, mentre in Toscana l'inverno mite e l'estate siccitosa hanno creato sofferenza alle piante.
 
castagna riccio
Nel 2017 si prevede un aumento del 25% in Italia
(Fonte foto: © coco - Fotolia)
 

Sempre più import

Diamo uno sguardo all’andamento dei flussi commerciali: l’Italia ha incrementato la quantità importata negli ultimi anni. Nel 2006 era il quarto paese importatore, oggi è il primo per valore degli scambi e il secondo per quantità (Fonte Crea, Banca dati commercio estero). Nel 2016 la quantità importata è stata di oltre 36 milioni di kg, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai produttori. Il prodotto arriva principalmente da Spagna (37%), Portogallo (22%), Albania (10%), Grecia (9%) e Turchia (8%) (altri Paesi il 14%). La situazione si fa più cupa se si guarda l'export, dove rispetto ai nostri competitor siamo poco virtuosi.
 

Lotta al cinipide, ecco i primi frutti

La rapida e massiccia invasione di Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, conosciuto come cinipide galligeno o Vespa cinese, costituisce la più recente e temibile avversità per i castagneti italiani. La prima segnalazione ufficiale in Italia risale al 2002 nei castagneti della provincia di Cuneo. Da quel momento la produzione è crollata. Il settore ha quindi provato a rimboccarsi le maniche per sopravvivere e poi per rilanciarsi.
"Il cinipide è stato per l'Italia un grave problema - spiega Alberto Manzo, direzione generale dello Sviluppo agroalimentare e della qualità -. Ma grazie al lavoro di tutti e all'intensa attività di ricerca siamo riusciti a contrastarlo".
"Anche se oggi non è più un problema così preoccupante - riferisce Alberto Alma, professore dell'Università di Torino - non dobbiamo abbassare la guardia. Per contrastarlo abbiamo seguito il concetto di lotta naturale. Perché ogni ambiente, se funziona, tende naturalmente ad autoequilibrarsi in presenza di un nuovo individuo. Il metodo usato è quello della lotta biologica. Le sue basi sono: lanci di un insetto antagonista chiamato Torymus Sinensis Kamijo, importato dal Giappone; l'uso di feromoni sessuali di sintesi per la confusione sessuale degli insetti adulti; l'uso di microorganismi entomopatogeni come Bacillus thuringensis e Beauveria bassiana; distruzione in loco, tramite fuoco, di rami con galle; buona e costante pulizia del castagneto".
 
castagne ricci ramo
La lotta al cinipide inizia a dare i primi frutti
(Fonte foto: © Iceman0 - Morguefile)
 

Modernizzare gli impianti

Se si vuole andare oltre è necessario guardare il castagno come una vera e propria coltivazione frutticola. In questo modo il castanicoltore deve cambiare la propria logica imprenditoriale, vivendo la coltivazione della pianta non solo come un elemento marginale e integrativo della propria azienda. "Per prima cosa bisogna cambiare l'aspetto agronomico - commenta Carlo Pirazzoli, professore presso il dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna -, come già in altri paesi si è iniziato a fare: ad esempio Cile, Portogallo e Spagna. Lì le piante vengono coltivate come piante da frutto, seguendo indicazioni agronomiche e produttive di moderna concezione. I sesti d'impianto possono essere di 5x5 o 7x7, tutta un'altra cosa rispetto a quanto si fa oggi. C'è l'introduzione di un'elevata meccanizzazione: sia per la potatura che per la raccolta. Anche l'innovazione varietale deve fare la sua parte con l'introduzione di nuovi ibridi che meglio si adattano alle mutevoli esigenze. Tutto questo può portare ad una riduzione dei costi e una migliore redditività. Non dimentichiamo anche l'uso della pacciamatura e dell'irrigazione. I nuovi impianti tendenzialmente avranno una durata di 25-30 anni". 

 

Anche la comunicazione vuole la sua parte

Un altro passaggio fondamentale è creare valore aggiunto al prodotto: le castagne non devono essere solo buone e belle ma devono essere in grado di comunicare. "La castanicoltura italiana - spiega Roberto Piazza, direttore di Fedagromercati-Acmo Bologna - deve cambiare marcia e accelerare. Occorre fare massa critica, essere presenti sui mercati per almeno due-tre mesi all'anno con continuità di qualità. Inoltre le confezioni devono comunicare bene, creare un certo bisogno e trasmettere le emozioni del territorio. Attenzione alle etichette: controllo di persona le etichette dei prodotti italiani e non sempre corrispondevano alla realtà. Segnalo che i nostri competitor sono sempre più aggressivi: basta vedere le caldarroste provenienti dalla Cina. Le ho assaggiate e devo dire che erano discrete. Per questo motivo dico che il sistema italiano deve modernizzarsi ed adeguarsi alle richieste di mercato".

Prima sessione: le problematiche fitosanitarie
(Fonte video: © AgroNotizie)
 
Seconda sessione: le problematiche economiche e commerciali
(Fonte video: © AgroNotizie)

Terza sessione: la trasformazione industriale 
(Fonte video: © AgroNotizie)

 
Quarta sessione: le problematiche legislative e parola alle aziende
(Fonte video: © AgroNotizie)

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