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Una Mano per i Bambini

Melo e pero, le coltivazioni cambiano pelle

Gestione dell'acqua, agrofarmaci, copertura antigrandine e altro ancora all'incontro organizzato dalla Fondazione F.lli Navarra di Ferrara. Guarda il video

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Nuove attività di ricerca e sperimentazione hanno permesso di modificare il modo di coltivare le pomacee
Fonte foto: © Agronotizie

Il 26 gennaio 2017 si è tenuta a Malborghetto di Boara (Fe), presso l'Istituto agrario statale F.lli Navarra, la 16° Giornata frutticola pero e melo.

"Da tanti anni la Fondazione Navarra - spiega Luigi Fenati, presidente della Fondazione per l'agricoltura F.lli Navarra - sviluppa attività sperimentali utili all'agricoltura. Abbiamo un frutteto di 20 ettari dove eseguiamo ricerca su vari aspetti tecnici, economici, agronomici e varietali. Il nostro lavoro ha un importante impatto sul comparto agricolo locale ed italiano".

Uno sguardo alla produzione di mele e pere
"In Emilia Romagna le superfici a melo sono notevolmente scese rispetto alla fine degli anni '90 - afferma Tomas Bosi del Cso di Ferrara -
Negli ultimi anni però notiamo un rinnovato interesse grazie anche all'introduzione di nuove varietà. I maggiori investimenti sono a favore delle Fuji e della Cripps Pink* Pink Lady®. Le rese medie unitarie delle aziende a noi associate stanno incrementando: da 364 ql/ha di prima del 2000 ai 404 ql/ha degli ultimi quattro anni".

"Nel pero
 - continua Bosi - abbiamo un lieve ma costante declino. Il panorama varietale non ha visto l'ingresso di nessuna nuova cultivar (con la sola eccezione di Carmen*) ed ha vissuto un costante rafforzamento di Abate fetel. Le rese unitarie medie risultano stazionarie con un valore di 255 ql/ha".
 
Un momento dell'incontro del 26 gennaio 2017
(Fonte foto: © AgroNotizie)

Sperimentazione sull'uso di acqua e su diradanti
"Abbiamo sperimentato diverse tecnologie - spiega Luigi Manfrini dell'Unibo - allo scopo d'individuarne alcune utili alla gestione idrica del pereto. Irrinet ed Irriframe sono sicuramente molto interessanti e precise e riescono a restituire informazioni che il frutticoltore può sfruttare.
Altri strumenti possono essere utili a misurare sulla foglia l'indice della fotosintesi clorofilliana per capire la vitalità della pianta ed il livello dello stress".


"Abbiamo cercato di valutare l'efficacia diradante del Metamitron - commenta Fabio Galli della Fondazione F.lli Navarra - sulle varietà Fuji Zhen® Aztec* utilizzando diversi volumi d'acqua. Il risultato è che a parità di dose (1,3 kg/ha) il volume d'acqua incide in modo importante sull'efficacia diradante.
Tra tutti i casi presi in considerazione un volume di 1000 l/ha è risultato quello con maggiore incidenza pari al 40%. Abbiamo anche attuato alcune esperienze di lavoro utilizzando come riferimento il Lai: 681 l/ha di acqua per una percentuale di S.a. di 1,77 kg/ha". 

 
Un momento dell'incontro del 26 gennaio 2017
(Fonte foto: © AgroNotizie)

Anche la copertura antigrandine è importante
Sempre di più oggi si usano reti antigrandine e antipioggia per coprire l'impianto e proteggerne il raccolto.
Ma di quale colore deve essere? Sembra una domanda banale ma non lo è.
"Partiamo dal fatto che o si decide di coprire il proprio meleto oppure no" spiega Massimo Basaglia di Apo conerpo.
"Una via di mezzo non esiste. Esistono oggi diversi colori per le reti di copertura e da diversi anni le stiamo sperimentando per capire quale di queste sia la migliore.
In base alle nostre prove possiamo dire che le reti verde, nera e blu siano da scartare. La rete rossa è interessante visto che ha ridotto in modo evidente la vigoria e migliorato il sovraccolore dei frutti".

"Non va trascurato però l'effetto negativo sulla pezzatura. Un grave problema
- continua Basaglia - è legato alla tendenza a non mantenere la pigmentazione col tempo. Per quanto riguarda quelle di color perla richiederebbero ulteriori approfondimenti. La rete grigia rimane così ad oggi quella più affidabile".

La ticchiolatura è un problema
"La stagione 2016 non è stata favorevole allo sviluppo della ticchiolatura - conclude Maurizio Sgobbi, tecnico di Cico -. La lotta contro quest'avversità deve essere preventiva.
Altro elemento importante è la modalità di distribuzione del prodotto: corretta velocità, giusta quantità, adeguata manutenzione. La tecnologia deve essere d'aiuto: capannine meteorologiche, modelli previsionali, etc. Dobbiamo ricordare che oggi esistono varietà resistenti alla ticchiolatura che hanno caratteristiche organolettiche sempre più interessanti e di livello".

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