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La via italiana all'agricoltura conservativa

In un convegno tenutosi a Osimo (An) il 20 gennaio scorso, Aigacos e Terra di Marche hanno condiviso i benefici dell'agricoltura conservativa
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Convegno nelle Marche sui benefici dell'agricoltura conservativa

Minori emissioni, dovuto anche al risparmio di combustibili, stimato pari a 80/100 litri di gasolio per ettaro, ma anche una maggiore efficienza economica tale da produrre risparmi compresi fra i 250 e i 300 euro per ettaro.

Questi i messaggi lanciati a Osimo, in provincia di Ancona, il 20 gennaio 2017 in occasione del convegno organizzato da Aigacos, acronimo di Associazione italiana per la gestione agronomica e conservativa del suolo, e Terra di Marche.

Tenutosi presso il teatro La Nuova Fenice, il convegno ha sviscerato i benefici derivanti dalle pratiche virtuose di agricoltura conservativa, tracciando lo scenario rappresentato dalle ultime evoluzioni tecniche ecosostenibili e dal contributo della ricerca. Partendo dal confronto tra produttori al fine di condividere gli strumenti che hanno favorito le loro scelte, il convegno ha messo in luce il modello di agricoltura che assicura una serie di benefici ambientali a favore della società civile e dell’economia dei diversi territori.
 

I benefici dell’agricoltura conservativa

Durante il convegno sono stati illustrati i vantaggi dell’agricoltura conservativa, che prevede l’adozione di pratiche agronomiche sostenibili indirizzate a preservare l’agroecosistema dalla progressiva degradazione causata dall’evoluzione dei cambiamenti climatici e dalla pressione antropica.

Le pratiche di agricoltura conservativa consentono innanzitutto di abbassare le emissioni inquinanti, attraverso un’azione di sequestro di anidride carbonica, ove il suolo conserva più carbonio organico con riduzione di emissione di metano e con minore emissione di gas serra. In aggiunta, grazie ad un minore numero di lavorazioni e ad una minore necessità di forza motrice è possibile ridurre i consumi di gasolio e risparmiare combustibili pari a 80/100 litri di gasolio per ettaro.

L’agricoltura conservativa permette anche di intervenire sui processi di erosione, dal momento che la copertura permanente e la migliore struttura del suolo lo proteggono dall’erosione idrica ed eolica e di favorire una maggiore biodiversità, considerando che il minore compattamento e l’aumento di sostanza organica favoriscono l’attività della micro e mesofauna del suolo. Migliorando la capacità di ritenzione idrica del suolo e anche la qualità dell’acqua di run-off è possibile poi ottenere maggiore efficienza dei cicli dei nutrienti che risultano più biodisponibili migliorando la capacità di aumento della fertilità.

(Nda, nota dell'autore: senza dimenticare la maggiore capacità del terreno di trattenere e quindi degradare le sostanze attive utilizzate per la difesa delle colture, anziché lasciarle percolare e lisciviare come avviene in terreni alterati dalle lavorazioni meccaniche.)

Importanti benefici anche in termini di efficienza economica, con un risparmio economico pari a 250/300 euro per ettaro, dal momento che si riducono i costi colturali e le rese dei cereali risultano maggiori rispetto al terreno lavorato nelle annate siccitose. Infine l’agricoltura conservativa consente di ottenere benefici anche in termini di servizi ambientali per la società, fra cui la possibilità di avere acque di falda più pulite e minore inquinamento.
 

Suolo: l’allarme dell’Onu, la strategia di Bruxelles

L’Onu, attraverso Unep, il programma delle Nazioni unite per l’ambiente, ha recentemente lanciato l’allarme per la perdita di fertilità: sta infatti calando drasticamente il tenore di sostanza organica dei suoli agrari e questo effetto è particolarmente evidente nella fascia climatica che comprende l’Italia.

Anche l’Unione europea si preoccupa per la degradazione dei terreni agrari: la somma dei costi connessi a erosione, perdita di sostanza organica, smottamenti e contaminazioni supera i 38 miliardi all’anno in tutto il continente. Bruxelles ha lanciato dieci anni fa la sua “Strategia tematica per la protezione del suolo”. Nel 2012 la Fao ha istituito la Global soil partnership per promuovere azioni contro il degrado dei terreni.

L’agricoltura conservativa è un metodo di coltivazione che prevede l’adozione di pratiche agronomiche sostenibili indirizzate a preservare l’agroecosistema dalla progressiva degradazione causata dall’evoluzione dei cambiamenti climatici e dalla pressione antropica. Aigacos è un’associazione di agricoltori accomunati dall’interesse per queste pratiche virtuose ed è stata costituita nel gennaio 1998 proprio ad Osimo. Le Marche sono infatti una regione all’avanguardia nell’adozione dell’agricoltura conservativa e il convegno del 20 gennaio ha rappresentato un ritorno alle origini in un periodo in cui la tutela della risorsa suolo rappresenta una priorità.

Giuseppe Elias, presidente di Aigacos, partendo dalla propria esperienza aziendale, in provincia di Lodi, ha commentato: “Nella crescita di questo modello produttivo riferendo incidono sia aspetti economici che ambientali, visto che le modalità di gestione del suolo connesse a questo paradigma produttivo sono quelle più adatte a preservare struttura e contenuto di sostanza organica dei terreni agrari".
 

Un modello di gestione sostenibile

Nell’ambito di questi impegni internazionali, l’agricoltura conservativa è stata assunta come modello di gestione sostenibile delle colture e la diffusione di questa tecnica è cresciuta a livello mondiale del 47% nel quinquennio 2008-2013, facendo stimare per la sola Italia circa 380mila ettari. Si tratta di una crescita spontanea, non sostenuta cioè da ingenti iniezioni di contributi comunitari. L’agricoltura conservativa richiede infatti e soprattutto elevati livelli di  professionalità, ma consente di coniugare sostenibilità ambientale ed economica, attraverso la riduzione delle lavorazioni e quindi dei costi di produzione.

Durante il convegno è intervenuto Rodolfo Santilocchi, professore ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee presso l’Università Politecnica delle Marche, che con i suoi studi ha dato un forte contributo alla crescita di questo modello produttivo in Italia.

Michele Pisante, professore presso l’Università di Teramo e commissario Crea, Istituto di ricerca dedicato all’agroalimentare del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, nel presentare le azioni agronomiche necessarie per sostenere i servizi ecosistemici connessi a questo modello produttivo, ha affermato: “Le esperienze da noi realizzate hanno consentito di mettere in luce i vantaggi economici e ambientali connessi a questa pratica, dimostrando ad esempio la crescita delle rese di frumento duro gestito in conservativo, nelle annate più siccitose”.

Angelo Frascarelli, professore associato presso il Dipartento di Scienza agrarie, alimentari ed ambientali dell’Università di Perugia, è entrato nel dettaglio dell’analisi economica dell’agricoltura conservativa, fornendo gli elementi per individuare i sostegni Pac. Frascarelli ha sottolineato come ”L’agricoltura conservativa si trova a competere assieme ad altri modelli produttivi all’interno della misura 10 dei piani di sviluppo rurale, con entità di finanziamento limitate ed estremamente variabili tra le Regioni: le Marche sono agli ultimi posti con solo il 4% del budget a disposizione”.

La tavola rotonda ha messo a  confronto le esperienze di Paolo Primieri, responsabile dell’azienda agricola Mastai Ferretti di Senigallia, tra i pionieri della semina diretta; Andrea Ridolfi della Coop. Terratech di Ravenna, che ha illustrato l’applicazione di minima lavorazione e strip till; Silvano Ramadori, presidente Unima, che ha tracciato il contributo dato dal contoterzismo nella diffusione di queste pratiche; Francesco Luchetti, dell’azienda Borgo di Luce di Tolentino (Mc), che ha stilato un bilancio di esperienze con cover crops seminate tra due colture cerealicole principali.

In chiusura del convegno i commenti di Renato Frontini, presidente dell’associazione Terra di Marche e dei rappresentanti del Comune di Osimo, della Regione Marche e del ministero delle Politiche agricole e forestali.
 

L'agricoltura conservativa in cifre

I costi della degradazione dei suoli (Ue, in mld €)
  • Erosione 0,7 – 14
  • Perdita sostanza organica 3,4 – 5,6
  • Salinizzazione 158 – 321 mln
  • Frane + di 1.2
  • Contaminazione 2,4 – 17.3
La diffusione nel mondo dell’agricoltura conservativa (Fonte Fao)
  • Usa 35,6 milioni di ettari (+33% in 5 anni)
  • Brasile 31,8
  • Argentina 29,1
  • Cina 6,7
  • Spagna 0,79
  • Italia 0,38 (+450% in 5 anni)

I sostegni all’agricoltura conservativa sono compresi nella misura 10 (pagamenti agro-climatico-ambientali) dei Programmi di sviluppo rurale, con un budget complessivo di 2,3 miliardi di euro, pari al 12% della spesa pubblica della programmazione 2014-2020.

Un budget che muta nelle diverse regioni:
  • Piemonte 263 milioni di euro (24%)
  • Lombardia 240 milioni di euro (21%)
  • Puglia 233 milioni di euro (14%)
  • Campania 225 milioni di euro (12%)
  • Sicilia 211 (10%)
  • Emilia-Romagna 180 (15%)
  • Veneto 165 (14%)
  • Umbria 138 (16%)
  • Marche 24 (4%)

Nella misura 10 l’agricoltura conservativa si trova però ad affrontare la concorrenza di altri obiettivi, tra cui quelli connessi alla produzione integrata avanzata.

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