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Trend in crescita per i mangimi italiani

Nel 2016 la produzione nazionale è leggermente cresciuta (+1,2%), per un fatturato che ha superato la soglia dei 6 milioni. Se ne è parlato a Piacenza in occasione dell'assemblea annuale di Assalzoo

Alessandro Amadei di Alessandro Amadei

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Un moderno mangimificio. Nel 2016 la produzione nazionale di mangimi è risultata in leggero aumento sulla scia della crescita messa a segno dalle produzioni per le specie avicole, ancora una volta al primo posto per volumi
Fonte foto: © Allevatori Top

Crescita della produzione industriale, incremento del fatturato, tenuta dei livelli occupazionali: il settore mangimistico italiano mette in archivio un anno, il 2016, di buoni risultati, in cui ha saputo "muoversi in linea con la ripresa messa a segno dall'intera economia italiana".
Lo ha fatto notare a Piacenza, nel corso dell'assemblea annuale di Assalzoo, Alberto Allodi, fresco di riconferma alla presidenza dell'associazione per un altro anno.

I numeri: nel 2016 la produzione italiana di mangimi è passata dalle 14.056.000 tonnellate del 2015 a 14.226.000 tonnellate (+1,2%), generando un valore superiore ai 6 miliardi di euro (6.020, contro i 5.860 del 2015) e dando lavoro a 8.500 addetti, escluso l'indotto.
La crescita produttiva è dipesa in larga misura dal settore avicolo (5,8 milioni di tonnellate, +2,5% sul 2015), ma una dinamica positiva ha riguardato anche i mangimi per suini (3,6 milioni di tonnellate, +1,1%), e le specie cosiddette minori (1,5 milioni di tonnellate, +1,7%), con buone performance in particolare per ovini e petfood.

In contrazione invece i mangimi per il comparto bovino (-1,3%), dove però il calo è attribuibile sostanzialmente al solo segmento da carne (-9,1%), mentre incrementi sono stati registrati nelle vacche da latte (+0,7%) e soprattutto nelle bufale (passate da 102mila tonnellate del 2015 alle 120mila tonnellate del 2016: +17,6%).

"E' evidente - ha commentato Allodiche la mangimistica italiana è un settore d'avanguardia del tessuto industriale italiano. Un settore che unisce in maniera speciale capacità di produzione e qualità di prodotto. Questo avviene in un contesto generale in cui la dipendenza dall'approvvigionamento di materie prime d'importazione continua ad aumentare, introducendo ulteriori elementi di labilità".

Attualmente i nostri mangimisti importano infatti circa la metà delle materie prime necessarie dall'estero (non certo per scelta, ha sottolineato Allodi), e in particolare da paesi dove abbondano le coltivazioni Ogm; in questo contesto l'auspicio dell'industria è di poter operare in un contesto di certezze normative, necessarie per alimentare quel flusso importativo indispensabile per garantire i livelli produttivi.

Ma c'è un altro elemento che preoccupa i mangimisti italiani, e sono i violenti attacchi mediatici subiti dalla filiera di produzione degli alimenti di origine animale.
Non a caso l'assemblea annuale di Assalzoo si è conclusa con una tavola rotonda moderata dal giornalista televisivo Nicola Porro e dedicata agli "antidoti alla disinformazione". Da quanto emerso nel corso dei giri di tavolo, i mangimisti italiani intendono continuare a farsi parte attiva contro gli attacchi mediatici, in sintonia con gli altri stakeholders del settore.
"Mai come oggi - ha affermato Allodi - sentiamo la necessità di essere filiera. Alle autorità chiediamo di scendere in campo per fornire un'informazione corretta - obiettiva, oggettiva e fondata su basi scientifiche - sia in materia salutistica che di modalità di allevamento".

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© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Allevatori Top

Autore:

Tag: mangimi zootecnia

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