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Parte in salita il 2017 dei suini

Quotazioni in flessione a inizio anno, ma il confronto con il 2016 resta positivo, come evidenziano le analisi del Crefis. Calo più modesto per i prosciutti
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Calo del 3% a gennaio per i suini pesanti, ma il prezzo resta su livelli ben superiori a quelli del 2016
Fonte foto: pubblicdomainimages

È un inizio anno negativo quello che ci mostra la suinicoltura italiana, anche se gli andamenti sono quelli tipici di questo periodo.
L'indice di redditività elaborato dal Crefis, il centro di ricerche economiche dell'Università Cattolica di Piacenza, diretto da Gabriele Canali, segna a gennaio una flessione del 3,9% rispetto a dicembre; ma si deve sottolineare che rimane decisamente al di sopra (+12,5%) rispetto al gennaio 2016.

Quotazioni in flessione
A pesare sulla perfomance economica dell'allevamento è il cattivo andamento del mercato, a cominciare dai prezzi dei suini pesanti da macello che a gennaio, sulla piazza di Modena, hanno quotato 1,579 euro/kg, in calo del 3% rispetto al mese precedente.

Anche in questo caso, però, è molto positiva la variazione tendenziale che arriva a +22%, segno che il mercato di inizio 2017 viaggia comunque su livelli ben superiori rispetto allo stesso periodo del 2016, quanto il mercato nazionale era in una crisi profonda.
In netta ripresa invece i prezzi dei suinetti da allevamento che a gennaio raggiungono 2,843 euro/kg (peso vivo, quotazione Cun), che significa +12% rispetto a dicembre e + 25,2% rispetto all'anno scorso.

Margini ridotti per i macelli
Gennaio risulta al ribasso anche per la redditività della macellazione. L'indice Crefis segna -4,8% rispetto a dicembre e -15% rispetto al 2016.
D'altro canto il mercato dei lombi freschi è stato a gennaio pesantemente negativo con le quotazioni alla borsa merci di Parma calate costantemente nel corso del mese, fino a crollare nell’ultima settimana con il prezzo che ha toccato i 3,950 euro/kg, per un calo del 15,1% rispetto a dicembre e del 6,0% rispetto a gennaio 2016.

Questo calo, tuttavia, sembra dovuto più a un cambiamento delle modalità contrattuali piuttosto che a un vero e proprio crollo delle quotazioni effettive.
Sono andate meglio le quotazioni delle cosce fresche, e in particolare per crudo tipico pesante che hanno raggiunto a gennaio 5,123 euro/kg (Cun) con una variazione di +1% su dicembre e di +18,1% nei confronti dell'anno scorso. Mentre il prezzo della coscia fresca pesante per prosciutti generici sale a 4,137euro/kg (+1,1% rispetto a dicembre).

Segnano il passo i prosciutti
A completamento di un quadro negativo per l'intera filiera è la redditività della stagionatura dei prosciutti pesanti che a gennaio è scesa dello 0,3% per i Dop e del 4,1% per i non tipici. Su base tendenziale, la variazione dell'indice Crefis è positiva per i prosciutti pesanti tutelati (+5%) e negativa per i prosciutti generici (-5,3%).

Aumenta così anche a gennaio, raggiungendo il +22,3%, il differenziale di redditività tra prosciutti Dop e generici, a favore delle produzioni tutelate.
Per quanto riguarda i mercati è in aumento a gennaio il prezzo del Prosciutti di Parma stagionato, con valori medi mensili pari a 10,350 euro/kg per il prodotto di peso 9-11 kg, che si traduce in +0,2% su dicembre e +18,3% sul 2016.

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