Mercoledì 12 luglio 2023 il Parlamento di Strasburgo ha approvato, con una serie di emendamenti, la proposta di regolamento sul ripristino della natura. Come di consueto, riportiamo una disamina sul testo consolidato in italiano, con le dovute analisi delle contraddizioni, frutto della pericolosa deriva ideologica risultante da un concetto distorto di democrazia, che sembra si riduca ad assecondare il volere di chi urla più forte. Il testo originale, proposto dal Parlamento il 22 giugno scorso, riporta un chiaro esempio di come le "decisioni democratiche" non necessariamente rispecchino il volere del popolo, e tantomeno abbiano una base scientifica.

 

Citiamo testualmente (pagina 2 del documento citato, il grassetto è stato inserito dall'autore per i successivi commenti):

"I cittadini, nelle proposte su agricoltura, produzione alimentare, biodiversità, ecosistemi e inquinamento contenute nella relazione finale della Conferenza sul futuro dell'Europa, del 9 maggio 2022, hanno chiesto in particolare di 'creare, ripristinare, gestire meglio ed estendere le aree protette - per la conservazione della biodiversità'; 'proteggere gli insetti, in particolare quelli autoctoni e impollinatori, anche attraverso la protezione dalle specie invasive e una migliore applicazione della normativa vigente'; nonché 'fissare obiettivi nazionali vincolanti in tutti gli Stati membri dell'Ue per il rimboschimento degli alberi autoctoni e della flora locale, tenendo conto delle diverse situazioni e specificità nazionali'".

 

Ma chi sono "i cittadini" che "hanno chiesto" tali cose?

Lo chiarisce lo stesso documento alle pagine 9 e 10 (l'autore ha evidenziato in grassetto le affermazioni contraddittorie):

Consultazioni dei portatori di interessi

"In linea con gli orientamenti per legiferare meglio, il presente regolamento e la relativa valutazione d'impatto sono stati sostenuti da un ampio processo di consultazione. La Commissione ha raccolto i pareri di un'ampia gamma di portatori di interessi, in particolare rappresentanti degli Stati membri, organizzazioni ambientaliste, istituti di ricerca, associazioni agricole e forestali e rappresentanti delle imprese. Le consultazioni si sono svolte nell'ambito di una consultazione pubblica aperta, cinque seminari con i portatori di interessi e riunioni con i portatori di interessi e gli Stati membri. Le diverse opinioni hanno fornito informazioni e conoscenze preziose che hanno contribuito all'elaborazione della valutazione d'impatto e della proposta".

 

A scuola ci hanno insegnato che, nelle vere democrazie, una consultazione pubblica avviene mediante lo strumento del referendum. Si possono considerare rappresentativi del volere popolare i semplici "pareri" dei gruppi "portatori di interesse"? E come è possibile considerare le "opinioni" alla stregua di "informazioni e conoscenze", che per definizione non possono essere opinioni ma fatti supportati da evidenza scientifica?

 

Proseguiamo la nostra analisi logica:

Valutazione d'impatto iniziale

"La valutazione d'impatto iniziale della proposta di regolamento è stata pubblicata il 4 novembre 2020. I portatori di interessi e il pubblico hanno potuto presentare commenti sull'iniziativa fino al 2 dicembre 2020. Sono pervenute 132 risposte, principalmente da Ong, associazioni e organizzazioni imprenditoriali, organizzazioni ambientaliste e cittadini".

 

Dobbiamo pensare che tutte le 132 richieste e i suggerimenti siano stati inclusi nel documento di proposta con pari peso? E se non è stato così, come sarebbe auspicabile, allora con quale criterio la Commissione ne ha accolto alcune e respinto altre? Abbiamo già evidenziato più volte come le Ong ambientaliste e i gruppi populisti ricorrano a fake news o "mezze verità", raccontante in modo manipolatorio, per sostenere le proprie tesi.

 

E infine: se la popolazione dell'intera Ue è di 447,7 milioni di abitanti, com'è possibile affermare che 132 risposte ad un'indagine online alla quale partecipano anche anonimi - forse nemmeno europei - siano rappresentative del volere popolare europeo?

 

Stando al paragrafo successivo, sembra che non ci credesse nemmeno la Ce:

Consultazione pubblica

"La Commissione ha condotto una consultazione pubblica online tra l'11 gennaio e il 5 aprile 2021 e ha ricevuto 111.842 risposte. La consultazione ha raccolto pareri sugli aspetti principali e sull'approccio alla preparazione della proposta della Commissione con obiettivi di ripristino vincolanti. I risultati mostrano un sostegno schiacciante a favore di obiettivi di ripristino giuridicamente vincolanti: il 97% a favore di obiettivi di ripristino dell'Ue generali in tutti gli ecosistemi, il 96% a favore di obiettivi per ecosistema o habitat. Ciò dimostra un sostegno quasi totale sia a favore di un obiettivo di ripristino generale sia di obiettivi dell'Ue specifici per gli ecosistemi".

 

Orbene, 111.842 pareri rappresentano le vedute dello 0,025% della popolazione europea. Il fatto che il 96%-97% di tale 0,025% voglia obiettivi di ripristino giuridicamente vincolante non significa che il 96% della popolazione europea sia d'accordo. Questa fallacia logica, tipica di chi non ha cultura scientifica e nemmeno nozioni elementari di statistica, è un caso di studio classico noto come fallacia dell'accusatore. I nostri cari euroburocrati hanno scambiato la probabilità di consenso con la probabilità di non consenso.

 

L'unico fatto obiettivamente incontestabile è che il 99,975% della popolazione europea non ha partecipato alla consultazione pubblica online, e non è possibile sapere se ciò è dovuto al fatto che non ne era a conoscenza (in genere queste consultazioni sono note solo a pochi addetti ai lavori, fra cui abbondano più gli attivisti di ogni colore politico che gli scienziati), oppure non gliene importava niente del ripristino della natura, oppure non era d'accordo ma non si è preso la briga di esprimere un parere negativo. Se fosse stato indetto un referendum a scala europea, la proposta di regolamento sul ripristino della natura probabilmente non sarebbe nemmeno nata, o avrebbe preso una forma ben diversa.

 

Seminari con i portatori di interessi

"Tra la fine del 2020 e il settembre 2021 si sono tenuti cinque seminari distinti con rappresentanti degli Stati membri e dei portatori di interessi. Si sono discusse le opzioni strategiche e raccolte opinioni sulle opzioni degli obiettivi di ripristino e sulle modalità di attuazione di tali obiettivi. I seminari hanno esaminato le potenziali ricadute sociali, economiche e ambientali in senso lato, nonché i risultati preliminari dello studio di sostegno alla valutazione d'impatto".

 

Sorge spontaneo chiederci: da quando i risultati di "cinque seminari" a porte chiuse con dei "portatori di interessi" - scelti da non si sa chi - si possono considerare rappresentativi del volere dei "cittadini"?

 

Per quanto riguarda l'argomento bioenergie, il testo consolidato della proposta di regolamento sul ripristino della natura non menziona esplicitamente né il biogas né le biomasse, bensì si limita a delle diposizioni generiche - anche un po' astruse - sulle energie rinnovabili:

Articolo 5 bis

Energia da fonti rinnovabili

"Ai fini dell'articolo 4, paragrafi 8 e 8 bis, e dell'articolo 5, paragrafi 8 e 8 bis, la pianificazione, la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, la loro connessione alla rete, la rete stessa e gli impianti di stoccaggio sono presunti di interesse pubblico prevalente. Gli Stati membri possono esentare tali piani e progetti dal requisito che non siano disponibili soluzioni alternative meno dannose a norma dell'articolo 4, paragrafi 8 e 8 bis, e dell'articolo 5, paragrafi 8 e 8 bis, se è stata effettuata una valutazione ambientale strategica conformemente alle condizioni di cui alla direttiva 2001/42/CE o se tali piani e progetti sono stati oggetto di una valutazione dell'impatto ambientale conformemente alle condizioni di cui alla direttiva (UE) 2011/92. In circostanze specifiche e debitamente giustificate, gli Stati membri possono limitare l'applicazione delle presenti disposizioni a determinate parti del loro territorio nonché a determinati tipi di tecnologie o a progetti con determinate caratteristiche tecniche, conformemente alle priorità stabilite nei rispettivi piani nazionali integrati per l'energia e il clima a norma del regolamento (UE) 2018/1999. Gli Stati membri comunicano alla Commissione le limitazioni applicate e le relative motivazioni".

 

Il testo consente tutto e il contrario di tutto, poiché le Valutazioni Ambientali Strategiche (Vas) e le Valutazioni di Impatto Ambientale (Via) sono sempre soggette - almeno in parte - agli eventuali pregiudizi ideologici - o ignoranza tecnico scientifica - di chi le redige. Il fatto che l'articolo dia ampia potestà agli Stati di concedere deroghe, o di prediligere una tecnologia rispetto ad altra è molto preoccupante. Ad esempio, apre la porta ai futuri governi di un certo colore politico di vietare la costruzione di impianti di biogas o biomasse legnose, ma di consentire l'espianto di frutteti o vigneti per installare pannelli fotovoltaici dedicati alla produzione di "idrogeno pulito".

 

Qualche riflessione finale

Nessuno mette in dubbio che la natura sia da tutelare e che il ripristino degli ambienti degradati debba essere una priorità, a prescindere dal colore politico di chi governa, ma poiché tutto il testo della proposta è basato su premesse false, per il principio fondamentale della logica è poco probabile che l'attuazione del testo definitivo approvato il 12 luglio 2023 possa portare benefici concreti alla natura.

 

Per ora, la forte voce degli agricoltori olandesi ha sovrastato quella delle Ong ambientaliste, a dimostrazione che nella eurodemocrazia vince chi urla più forte, anche se non ha necessariamente ragione. Infatti, la densità di allevamenti in un piccolo Paese come l'Olanda richiede l'importazione massiccia di mangime, depauperando d'azoto i suoli dove tali mangimi vengono coltivati e saturando d'ammonio l'esiguo territorio neerlandese. Per contro, la situazione dei Paesi Bassi non è equiparabile a tutto il territorio europeo, quindi una norma basata sulle pressioni delle Ong Centro Nordeuropee andava per forza respinta dal resto dei Paesi.

 

Analizziamo ad esempio il problema della nitrificazione prodotta dagli allevamenti: dobbiamo considerarlo "il" problema? Certamente è un grosso problema nei Paesi Bassi e in Danimarca e la loro situazione è equiparabile ad alcuni comuni nella provincia di Padova. Ad esempio, nel comune di Carceri gli allevamenti di pollame sono la causa dell'"importazione di azoto" contenuto nei mangimi, che forzosamente vengono acquistati altrove perché la superficie arabile non consente di produrne abbastanza per una tale densità di allevamento. Una parte consistente di detto azoto finisce in forma di ammoniaca nella pollina, fatto innegabile. Ma se lo Stato fosse governato da veri statisti anziché da politici e sondaggisti, quale intervento di ripristino della natura sarebbe da considerare più urgente? La bonifica delle duecento discariche abusive sparpagliate nel territorio nazionale o la chiusura forzata di alcuni allevamenti? Eppure sembra che i rappresentanti della "generazione Greta" - e molti simpatizzanti più anziani - non si pongano nemmeno il quesito.

 

Per maggiori approfondimenti

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