La rotazione delle colture o avvicendamento colturale è una tecnica agronomica che rientra nei sistemi colturali, insieme alla monosuccessione e alla consociazione.

 

La rotazione si contrappone alla monosuccessione perché applica il cambio della specie coltivata, da un ciclo produttivo all'altro, sullo stesso appezzamento.

 

I potenziali vantaggi nell'usare l'avvicendamento sono il mantenimento o il miglioramento della fertilità e della struttura fisica del suolo, un migliore utilizzo dell'acqua e degli elementi nutritivi minerali, la prevenzione della diffusione di patogeni, malattie e infestanti, il controllo dell'erosione.

 

Questi vantaggi si possono poi tradurre nella pratica in rese produttive più alte, una minore stanchezza del terreno, un minore utilizzo dei fertilizzanti di sintesi e dei fitofarmaci, un aumento della sostenibilità ambientale delle produzioni agricole.

 

Attualmente per rafforzare il contributo dell'agricoltura contro la crisi climatica la nuova Politica Agricola Comune (Pac) 2023-2027 ha reso obbligatoria la rotazione biennale per le produzioni di mais e frumento

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Per la rotazione il produttore può scegliere le piante da utilizzare in base alle sue esigenze economiche ed organizzative, alle caratteristiche pedoclimatiche della zona e alla tipologia di coltura principale coltivata.

 

Cosa serve per fare una corretta rotazione

Innanzitutto, è bene sapere che esistono due tipologie di avvicendamento: a ciclo chiuso e libero.

 

L'avvicendamento a ciclo chiuso segue uno schema rigido predefinito che si ripete a cicli poliennali di varia durata, in genere dai 3 ai 5 anni.

 

L'avvicendamento libero non segue uno schema rigido predefinito, però utilizza i principi base della rotazione. Gli schemi utilizzati sono appunto liberi, variano nel medio periodo e vengono applicati tenendo conto delle esigenze organizzative ed economiche dell'azienda agricola.

 

Poi si distinguono tre gruppi di colture che si possono alternare sullo stesso appezzamento: preparatrici, miglioratrici e depauperanti.

 

Le colture preparatrici sono piante che alla fine della loro coltivazione lasciano il terreno in buone condizioni di fertilità; quindi, forniscono alla coltura successiva tutti gli elementi minerali necessari. Vengono annoverate fra queste il mais, la bietola, il girasole, il pomodoro, la patata e il tabacco.

 

Le colture miglioratrici sono piante che al termine della loro coltivazione lasciano una buona struttura fisica, biologica e chimica del terreno. Vengono annoverate fra queste le graminacee da prato, le leguminose foraggere (ad esempio erba medica e trifoglio) e da granella (ad esempio pisello e soia).

 

Le colture depauperanti sono piante che alla fine della loro coltivazione lasciano il terreno in condizioni di fertilità inferiore rispetto a com'era all'inizio. Vengono annoverate fra queste il frumento duro e tenero, l'orzo, il triticale, il riso, la segale, l'avena e il loietto.

 

Buone pratiche per ottenere risultati

Conoscere le differenze fra i tre gruppi di colture consente al produttore di alternarle correttamente insieme ad alcune pratiche agricole come il maggese, ed ottenere i benefici citati all'inizio dell'articolo.

 

Il maggese è una pratica che consiste in una serie di lavori mirati a mantenere smosso e libero da infestanti un terreno non coltivato per un'intera annata agraria. Viene inserito nella rotazione per migliorare il bilancio idrico e la fertilità in terreni poveri e aridi, come vedremo fra poco.

 

Controllo di malattie, fitopatogeni e infestanti

Nella successione colturale l'agricoltore deve prestare attenzione ad evitare gli effetti allopatici delle piante usate in precedenza, la trasmissione di fitopatologie e la presenza di fitofagi. Perché deleteri non solo per la coltura in corso, ma anche per quella successiva.
È sconsigliato dunque alternare piante che siano suscettibili alla stessa malattia.

 

Per esempio, non è consigliato fare ruotare il mais dopo il frumento perché entrambi sono soggetti ad attacchi di Fusarium. Oppure si sconsiglia di piantare l'asparago dopo la patata, l'erba medica, la carota o la barbabietola perché possono subentrare attacchi di Rhizoctonia violacea.

 

È buona norma quindi alternare colture resistenti a quelle suscettibili per prevenire l'accumulo di patogeni, infestanti e malattie che si possono trasmettere tramite il suolo.

 

Aumento della fertilità del suolo

Per aumentare o mantenere la fertilità di un suolo nell'avvicendamento possono essere inseriti una leguminosa da foraggio (trifoglio, erba medica), il maggese e una coltura mantenuta in asciutta.

 

Questi accorgimenti consentono rispettivamente di aumentare la percentuale di azoto, migliorare il bilancio idrico (soprattutto in climi caldo aridi) e mantenere la struttura dei profili verticali (l'eccessivo inumidimento causa nel tempo un peggioramento della struttura e della fertilità).

 

Per quanto riguarda la scelta delle piante l'agricoltore può sfruttare i loro diversi apparati radicali: la bietola, per esempio, ha una radice di tipo fittonante che può esplorare gli strati più profondi del suolo, mentre il frumento ha radici molto più superficiali.

 

Alternare le piante con diversa tipologia di radice migliora la struttura fisica del terreno. Per esempio, utilizzare nella rotazione la bietola o l'erba medica (radici a fittone) va a migliorare la porosità e la permeabilità degli strati più bassi.

 

E inoltre si rendono disponibili elementi minerali difficilmente accessibili alle piante con radici superficiali, soprattutto in terreni carenti di micronutrienti (ferro, zinco, molibdeno, manganese, rame e boro).

 

Vediamo quali sono le rotazioni consigliate per i cereali autunno vernini, come il frumento duro e il frumento tenero. In pianura queste sono colture analoghe per il ristoppio, ovvero una ripetizione della semina in un terreno condotto a cereali, mentre in collina il ristoppio è praticabile e seguito di una rotazione con specie miglioratrici come l'erba medica.

 

Per la semina del frumento duro dopo mais e sorgo è consigliato svolgere l'aratura e l'interramento dei residui vegetali per evitare il rischio di fusariosi, in quanto specie suscettibili.

 

Per la semina del frumento tenero invece, in cui l'attacco di fusariosi esiste anche se di minore intensità, è consigliato per il cerealicoltore svolgerla su terreno sodo e con varietà poco suscettibili alla malattia fungina. Anche in questo caso è sconsigliato inserire nella rotazione la stessa coltura (grano su grano).

 

Vediamo anche quali sono le rotazioni consigliate per le orticole come il pomodoro da industria, lo zucchino e la lattuga.

 

Per la lattuga nella stessa annata agraria si può fare la successione fra orticole che appartengono a diverse famiglie botaniche, oppure applicare un intervallo di sessanta giorni senza la coltivazione della stessa specie fra due cicli. Entrambi i casi sono considerati sufficienti per un idoneo avvicendamento.
Su suoli sabbiosi è sconsigliata la coltivazione dopo le Cucurbitacee, le Solanacee e le Ombrellifere, soprattutto se sono subentrati in precedenza problemi di nematodi galligeni.

 

Per il pomodoro da industria è praticabile il ristoppio, a patto che l'appezzamento dopo due cicli non venga coltivato, per almeno tre anni, con altre Solanacee ma con altre famiglie botaniche. È consigliato precedere il pomodoro con cereali autunno vernini o con la bietola, mentre è sconsigliata la coltivazione in successione a Cucurbitacee, Solanacee e Ombrellifere in terreni sabbiosi per scongiurare eventuali attacchi di nematodi galligeni.

 

Infine, per lo zucchino fra due colture successive è bene che passino almeno due anni di altre colture, o in alternativa si può coltivare questa orticola per un massimo di tre volte ad anni alterni. In questo ultimo caso l'orticoltore deve poi rispettare un intervallo di tre anni in cui non vengono coltivate altre Cucurbitacee. È sconsigliato coltivare lo zucchino in successione a Solanacee e fagiolo, inoltre su suoli sabbiosi sarebbe meglio evitare la successione con altre Cucurbitacee e Ombrellifere per evitare attacchi da nematodi galligeni.

 

In ogni caso ogni azienda agricola ha esigenze diverse come ogni coltura ha le proprie rotazioni. È bene quindi rivolgersi a tecnici esperti e seguire le linee guida regionali pubblicate da enti del settore.