Così recita un aforisma: "Se vuoi essere felice una settimana, uccidi il maiale; se vuoi essere felice un mese, sposati. Ma se vuoi essere felice per tutta la vita, diventa giardiniere".

 

Non vedo orizzonti luminosi ed attenzioni particolari alla nostra nobile professione di produttori, manutentori o piantatori e gestori di alberi. Credo che questo derivi soprattutto, ancora una volta, dal grande limite culturale che impera nel nostro mondo e, ovviamente, anche nella nostra povera nazione.
Una povertà che colpisce non solo i rappresentanti della nostra classe politica, sempre più disattenta alla vita dei propri elettori, ma anche noi, gente comune, sempre più frettolosi, tristi, disillusi e non più speranzosi, incapaci di costruire insieme. Certamente questi ultimi anni sono stati duri e decisamente hanno contribuito a seminare malessere.

 

Solo chi ha speranza investe nel futuro.

Solo chi ha un sogno coltiva speranza.

 

Credo però fermamente che nessun mestiere come quello del giardiniere possa rappresentare concretamente questa opportunità. Basti ricordare che noi siamo vivi, e più o meno liberi di esprimere le nostre sciocchezze, grazie a poche semplici cose chiamate acqua, aria, terra ed energia. Cose, badate bene, legate a tripla mandata all'albero che, assieme agli oceani, produce quell'aria, quel cibo, quell'energia, quel benessere così necessari al nostro vivere.

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Ma esiste davvero questa consapevolezza? Nel mondo e poi, nello specifico, nel nostro Paese?
Perché un Paese così bello, ricco, vario come il nostro ha politici e imprenditori che credono di arricchirsi (velocemente…) solo con le manifatture, il mattone, e l'asfalto quando il buon Dio ci ha dato una terra votata all'agricoltura, alla natura, alla cultura, al bello, alla storia dell'uomo?


Possono coesistere pietra e pianta, interesse personale e collettivo?
Una terra così varia, diversa e quindi potenzialmente capace di produrre diversità, elemento che è una delle condizioni necessarie alla pienezza di vita.
In alternativa alla diversità, immaginate un mondo dove tutti gli abitanti sono copia di voi/noi stessi? Che tristezza!

Non dovrebbe essere questa diversità a fare ricca e prosperosa la nostra Terra?

 

Alberature, Granarolo

(Fonte: Alfonso Paltrinieri, Associazione Pubblici Giardini)

 

Perché non siamo capaci di porci quelle domande che nascono dall'osservazione dei fenomeni pulsanti attorno a noi, dal rispetto della vita, dalla consapevolezza di essere creature "a termine"? Come non accorgersi del decadere della nostra professione, dell'annichilimento di ciò che è pubblico (sia esso bene o figura professionale), della "morale" del verde per l'incapacità di costruire una connessione tra visione e programmazione, produzione, utilizzo e gestione del suolo e del verde.
Cede forse la tensione sulle tematiche ambientali per l'incapacità di diventare cultura, conoscenza, consapevolezza e perciò rispetto?

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Impera l'incapacità di saper collaborare per un fine comune per la mancanza di dialogo e di confronto tra le parti (ancora una volta: la diversità è ricchezza o limite?).
Dialogo, non scontro, perché necessariamente sui temi fondamentali della vita non è possibile che le posizioni tra gli uomini siano così distanti tra loro  da rendere impossibile l'incontro, il confronto sincero, l'individuazione di un percorso comune condiviso…

Non è possibile che si continui a dividere il mondo Guelfi e Ghibellini, e che ciò che l'altro realizza e pensa sia becero per forza. E che l'uno sia davvero inconsapevole che non si può vivere senza l'altro.

 

Alberature, Baratti

(Fonte: Alfonso Paltrinieri, Associazione Pubblici Giardini)

 

E dopo quarant'anni di incontri tra professionisti su come produrre, progettare, piantare, potare e gestire gli alberi e l'ambiente urbano che li ospitano che bilancio possiamo ponderare?


Se è vero che abbiamo acquisito un mestiere, una visione, una capacità, una passione, esiste però una grande fatica nel riuscire a trasmetterla, a condividerla, a farla diventare patrimonio della collettività. Da una parte noi tutti abbiamo perso la capacità di ascolto, mentre dall'altra parte è spesso più probabile incontrare "imbonitori" piuttosto che divulgatori, sapienti e profeti.


L'interesse personale, in ogni campo e settore della vita, è diventato l'obiettivo, il fine, lo scopo primo e ultimo. Come il giardiniere che sega il ramo su cui siede…

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Senza passione forse la vita può apparire più facile, ma certamente piuttosto monotona.
Senza condivisione, anche del limite e dell'errore, non c'è confronto, non c'è crescita, non c'è conforto.


E il giardiniere deve continuare nella semina di speranza che deriva dal suo mestiere, dalla magia - che tante volte ha sperimentato - della crescita, dello sviluppo della vita, del mistero del fiore che sboccia e della foglia che cade, del profumo e della soddisfazione di aver realizzato qualcosa di vero e vivo, qualcosa di concreto diventato beneficio per molti. Questo è ciò che ha guidato i cuori di generazioni di appassionati, di genitori e di uomini, ed è ciò che deve rimanere vitale e presente nel nostro cuore, nelle nostre scelte, nella nostra vita…


E diventare così giardinieri nell'atteggiamento di cura, di costruzione e creazione del bello e del buono, a beneficio di tutti.

O esiste una alternativa?

 

Alfonso Paltrinieri, Associazione Pubblici Giardini, Delegazione Emilia Romagna


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