La Direttiva 2009/128/Ce, recepita con il Decreto Legislativo del 14 agosto 2012, n. 150, ha formalizzato un modello sull'utilizzo sostenibile degli agrofarmaci in ambito comunitario. 
Per l'attuazione di tale Direttiva, è stato realizzato il Piano di Azione Nazionale (Pan), uno strumento destinato a stabilire gli obiettivi, le misure, i tempi e gli indicatori per la riduzione dei rischi e degli impatti derivanti dall'utilizzo dei prodotti fitosanitari. Il Piano di Azione Nazionale, adottato in Italia con Decreto Interministeriale 22 gennaio 2014, stabilisce le pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari maggiormente sostenibili e fornisce le indicazioni per ridurre l'impatto dei prodotti fitosanitari nelle aree agricole, nelle aree extra agricole e nelle aree naturali protette.

 

L'introduzione di questo strumento dovrebbe aver profondamente modificato l'atteggiamento delle pubbliche amministrazioni nella gestione del verde urbano. L'abitudine alla lotta chimica, la mancanza di relazione tra Amministrazione e la Comunità di cui essa ha il compito di garantire la migliore gestione possibile, le modeste e inadeguate risorse umane ed economiche investite in generale nella gestione del patrimonio verde pubblico, e dei settori pubblici in generale, hanno fatto vacillare coloro che quotidianamente si occupano di verde pubblico, malgrado da diversi anni esistessero realtà che avevano intrapreso la strada della gestione del verde urbano in modo alternativo.
Come non citare in tal senso, ad esempio, la realtà illuminata e illuminante del Comune di Faenza.

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L'esperienza di Carpi

Già nel lontano 1987 a Carpi, in provincia di Modena, si concretizzò una particolare alchimia tra Pubblica Amministrazione e imprenditoria locale per avviare un percorso di gestione del patrimonio verde alternativo che ancora oggi ha vita.
La ditta Agribusiness di Medolla (Mo), da anni non più presente sul mercato, propose al Comune di Carpi di tentare di operare attraverso un modello innovativo per la gestione del suo vasto patrimonio verde, iniziando dalla somministrazione di insetti antagonisti di alcuni parassiti delle piante ornamentali. In particolare si trattava di "lanciare" (questo è il termine corretto) centinaia di migliaia di insetti utili (coccinelle), presi attraverso la cattura massale con speciali reti durante la loro migrazione estiva sulle scogliere messicane. Le coccinelle venivano conservate in speciali contenitori contenenti un substrato naturale fibroso imbevuto di sostanze zuccherine e spedite con vettore aereo all'aeroporto di Bologna.


Qui venivano prelevate e successivamente conservate in frigo per il loro successivo lancio nella mattina seguente sui viali centrali della città, dove erano presenti centinaia di esemplari arborei della specie Tiglio, infestati soprattutto da afidi (pidocchi delle piante). La cosa incredibile, se pensiamo a quegli anni, fu che l'Amministrazione accettò questa sperimentazione, sostitutiva all'uso di agrofarmaci. L'Amministrazione non era allora assolutamente in grado di operare direttamente per i trattamenti che si effettuavano attraverso l'irrorazione delle alberature infette, ubicate a pochi metri, se non attigue, alle abitazioni. Non si sapeva quali intrugli venissero utilizzati e nemmeno ci si poneva il problema che potessero essere procurati danni alla popolazione. Inoltre la presenza di zanzare diminuiva dopo il passaggio di questi alchemici professionisti.

Il così detto "lancio" degli insetti utili invece avveniva attraverso la deposizione delle coccinelle, e del substrato naturale che le aveva accompagnate nel viaggio,  nella biforcazione o "cavazzo" degli alberi, struttura sapientemente prodotto delle tecniche di capitozzo impiegate nel passato,  attraverso l'utilizzo di una semplice scala o di una piattaforma semovente, operazione di facile realizzazione e alla portata di tutti.

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Questa innovativa esperienza era poi accompagnata dall'azione educativa che il Centro di Educazione Ambientale Comunale effettuava, invitando gli alunni delle scuole primarie a presiedere all'emozionante momento di posizionamento degli insetti, spiegando quanto stava per accadere.
Contestualmente, nella giornata tradizionale del mercato cittadino (il giovedì mattina) era operativo per un'ora un presidio tecnico che gratuitamente forniva indicazioni sulla gestione biologica del verde privato. Questo presidio, gestito a turno dai giardinieri comunali e da un tecnico esterno, forniva soluzioni semplici, naturali ed ecologiche (biologiche) a problematiche gestionali del verde e indicava quali patologie erano presenti sui campioni vegetali portati a questo presidio dalla cittadinanza.

 

Contemporaneamente ebbe inizio un lavoro divulgativo alla cittadinanza attraverso l'organizzazione di incontri tecnici invitando le più prestigiose figure tecniche del Settore Verde di quegli anni (il compianto Gildo Spagnolli, direttore della giardineria di Bolzano, Alessandro Chiusoli, titolare della cattedra di Paesaggistica dell'Università di Bologna, Giorgio Celli, noto divulgatore sul mondo degli insetti e tanti altri).
Decine di documenti divulgativi sono stati poi nel corso degli anni elaborati e inseriti sul sito del Comune al fine di contribuire ad incrementare la conoscenza scientifica legata alla gestione del verde, cercando di completare l'aspetto puramente emotivo di chi è sensibile a tali questioni attraverso la conoscenza e la condivisione.


Certamente adesso l'introduzione di insetti secondo questa pratica non sarebbe più possibile, considerando come l'importazione di specie esotiche di qualsiasi forma vivente rischia di introdurre anche patologie pericolose per le specie indigene o che queste ultime si dimostrino più deboli delle esotiche, e quindi da queste soggiogate.
Si consideri inoltre che in quegli anni non esistevano però percorsi alternativi, non essendo ancora presenti sul mercato biofabbriche produttrici di insetti.

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La strada di gestione del verde in modo ecologico è perciò possibile. È una strada ovviamente che non deve solo limitarsi al divieto di utilizzo della chimica, ma richiede altre azioni strategiche che operino in sincrono (scelta di specie idonee, scegliere alberi morfologicamente strutturati in modo naturale e tipico della specie, creazione di spazi adeguati allo sviluppo delle specie arboree selezionate, garantire una manutenzione adeguata e prolungata nel tempo, protezione degli impianti arborei e degli spazi verdi dall'appetito smisurato della cementificazione).


Detto ciò, potrebbe essere interessante diffondere il modello di supporto alla comunità progettato dal Comune di Carpi, articolato nelle diverse azioni di divulgazione e servizio alla comunità.
Intanto a Carpi, l'avventura comunque continua...

 

A cura di Alfonso Paltrinieri, Associazione Pubblici Giardini, Delegazione Emilia Romagna


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