Informare, divulgare, trasferire, comunicare. Molti sono i modi per esprimere concetti fra loro simili. Modi magari diversi negli strumenti utilizzati, ma identici negli obiettivi: fare in modo che le informazioni seguano il proprio flusso fisiologico e giungano ai recipienti che le possano sfruttare al meglio. Ciò vale per ogni argomento dello scibile umano, quindi anche per il tema della sostenibilità in agricoltura

 

In tal senso l'Università Cattolica del Sacro Cuore ha organizzato a Cremona un workshop dal titolo "Il sistema di trasmissione delle conoscenze sulla sostenibilità in agricoltura", con il focus posto sui prodotti fitosanitari, la cui gestione sostenibile è la chiave per renderne l'uso sempre più sicuro nei confronti dell'ambiente e della salute degli operatori e dei cittadini in genere.

 

Del convegno è anche disponibile un podcast:

 

 

Ad aprire i lavori Marzio Mannino, presidente Odaf Cremona, ed Ettore Capri, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Diversi i temi trattati durante il workshop, a partire proprio dalle politiche sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari adottate dalla Regione Lombardia. Relatore in tal senso Beniamino Cavagna, del Servizio Fitosanitario Lombardo, il quale ha esposto alcune criticità, ma anche diverse buone notizie.

 

Fra le prime sono state riportate le preoccupazioni legate alla possibile proibizione d'uso dei prodotti fitosanitari nelle aree già considerate vulnerabili per i nitrati. Fatto che impedirebbe le pratiche agricole in ampie zone della Lombardia mettendone a rischio la produttività e la sopravvivenza stessa delle aziende.

 

Aziende che con le proprie colture, peraltro, alimentano quelle filiere di pregio che vedono salumi e formaggi quali fiori all'occhiello dell'agroalimentare italiano. Tagliare le gambe alla produzione dei foraggi lombardi implicherebbe a cascata un danno molto più elevato di quanto si possa pensare. 

 

Come buona notizia, invece, vi è la proposta a livello Ue di passare dal 62% al 35% la percentuale (minima) di riduzione degli usi italiani di agrofarmaci, spostando anche l'anno di attuazione dal 2030 al 2035. Proposta che si spera trovi accoglimento a Bruxelles.

 

Una domanda di estremo valore sorge quindi spontanea: perché quando in Europa è stato proposto il taglio del 62% l'Italia non ha fatto da subito sentire la propria voce contraria? O se ha provato a farlo, perché è contata praticamente zero nella decisione? Domande che vanno rivolte a coloro che dovrebbero difendere le pratiche agricole italiane in sede europea, ma che a quanto pare hanno ampi margini di miglioramento

 

La Lombardia, invece, continua da parte sua il proprio cammino virtuoso, riorganizzando il sistema che eroga la formazione con abilitazione a favore di 42.106 operatori professionali, 581 consulenti e 1.444 distributori di mezzi tecnici. Anche il controllo funzionale delle macchine agricole è cresciuto molto, passando dai soli 6 centri accreditati del 2015 ai 48 del 2022.

 

Altro argomento di primaria importanza, i biobed, soluzioni semplici e a loro modo geniali atti a minimizzare le contaminazioni puntiformi da agrofarmaci. Contaminazioni che da sole rappresentano circa la metà di tutti i contributi alle acque dovute allo svuotamento e al risciacquo delle cisterne degli atomizzatori. Volumi, questi, che possono invece essere intercettati in appositi raccoglitori atti dapprima a confinarli e poi a separare l'acqua dai prodotti fitosanitari rimasti, facilitandone il successivo smaltimento. 

 

A oggi in Lombardia risultano installate più di 300 di tali soluzioni, verso le quali è stato anche aperto uno specifico bando nei Psr (Misura 4.4.02 - 2022/2023) per contributi concessi per oltre 730mila euro. Cifra che copre il 91% dei costi previsti per la realizzazione di 70 nuovi impianti

 

Si auspica in tal senso una sensibile moltiplicazione di queste installazioni a livello non solo lombardo, bensì nazionale. Ciò al fine di preservare sì l'ambiente, ma anche e soprattutto la sopravvivenza di sostanze attive che oggi, causa loro presenza in acque superficiali e di falda, rischiano di essere fortemente limitate o addirittura revocate. Destino, questo, già toccato a svariati erbicidi, per esempio. Proteggere se stessi proteggendo l'ambiente: altro tema altamente funzionale ai più moderni criteri della sostenibilità delle pratiche agricole.

 

Infine i droni. Da anni la distribuzione di agrofarmaci con mezzi aerei è proibita in Italia, ma i droni non sono "mezzi aerei" qualunque: possono operare in modo alquanto veloce, efficace e mirato, minimizzando la deriva, quindi la diffusione indesiderata degli agrofarmaci nell'ambiente. Il tutto a vantaggio anche della sicurezza degli operatori. Lo sviluppo di tali tecniche applicative e la loro regolamentazione razionale è una delle possibili chiavi di volta per semplificare il lavoro degli operatori e al contempo migliorarne significativamente l'impronta sanitaria e ambientale

 

Scarica la presentazione di Beniamino Cavagna

 

Progetti e sistemi dedicati al centro dell'attenzione

Rendere più sostenibile la gestione dei prodotti fitosanitari richiede una visione di lungo periodo che sia il più possibile inclusiva di molteplici aspetti tecnici e organizzativi. In tal senso è nato il progetto Trainagro-Mitigo, i cui risultati complessivi sono stati condivisi da Maura Calliera, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. 

 

Tainagro è la contrazione di "TRAsferimento delle conoscenze e dell'INnovazione nell'uso sostenibile dei pesticidi in AGRicOltura" ed è nato con l'obiettivo di guidare la transizione all'interno dell'azienda agricola verso una gestione più consapevole degli agrofarmaci, al fine di rendere tali prodotti più efficienti e sostenibili

 

Il progetto si basa sui presupposti scientifici e tecnologici attualmente disponibili, nonché su strategie innovative atte a superare i principali aspetti critici delle pratiche fitosanitarie, offrendo al contempo l'opportunità di trasformare il dato rilevato in azienda in informazione condivisibile.

 

In particolare, l'indicatore di impatto delle strategie di difesa e delle misure di mitigazione, già in parte sviluppato nel corso dei progetti Train-Agro, verrà aggiornato in maniera sostanziale per includere i risultati delle più recenti innovazioni modellistiche e per accogliere le richieste che diversi soggetti interessati hanno manifestato nel corso dei precedenti quattro anni.

 

Le informazioni fornite dall'indicatore di impatto consentiranno più efficaci valutazioni comparative delle nuove tecnologie e di tutte le possibili misure di mitigazione del rischio di contaminazione rispetto alla situazione attuale, soppesando diverse strategie fitosanitarie al fine di scegliere consapevolmente il più idoneo prodotto fitosanitario da impiegare a parità di efficacia. 

 

Scarica la presentazione di Maura Calliera

 

Da parte sua, Chiara Carasi (Regione Lombardia DG Agricoltura) ha descritto il sistema Akis e le sue prospettive di sviluppo in Lombardia. Akis è infatti l'acronimo di Agricultural knowledge and innovation system e ha come obiettivo trasversale l'ammodernamento dell'agricoltura e delle zone rurali in genere. Ciò tramite la condivisione di conoscenze e la promozione di innovazione, a partire dalla digitalizzazione.

 

Un processo derivante dalla combinazione dei flussi organizzativi e delle conoscenze fra persone, organizzazioni e istituzioni, ovvero tutti gli attori del sistema agricolo che producono conoscenze relative al settore. 

 

Fra le tematiche di Akis, l'applicazione delle direttive concernenti l'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, la preservazione della qualità di acqua e aria, le misure di protezione delle colture dagli organismi nocivi e dalle fisiopatie.

 

Scarica la presentazione di Chiara Carasi

 

Comunicare e condividere: dovere ineludibile

Gli aspetti comunicativi sono stati infine trattati da Ivano Valmori, ceo di Image Line nonché direttore di AgroNotizie®, il quale ha trattato il ruolo della stampa specializzata e della digitalizzazione nella trasmissione della conoscenza, nella raccolta dei dati e nella loro "dissemination".

 

Ogni dato deve essere infatti adeguatamente raccolto e poi gestito, al fine di trasformarlo dapprima in informazione e poi condividerlo in tale veste con la platea di interessati la più ampia possibile. In tal senso la digitalizzazione moltiplica le potenzialità di diffusione, come pure la loro più facile fruibilità.

 

Scarica la presentazione di Ivano Valmori

Pensieri a confronto

A concludere i lavori, una tavola rotonda moderata dalla giornalista di settore Costanza Fregoni. Ospiti a confronto: Marzio Mannino (Fodaf), Manuel Edoardo Isceri (Agrofarma), Amedeo Cattaneo (Cia Mi-Lodi-MB), Francesco Borra (Coldiretti Mi-Lodi-MB) e infine Donatello Sandroni, Giornalista di settore. 

Al centro della sessione, i temi della comunicazione da e verso il comparto agricolo, beneficiando dei differenti punti di osservazione dei partecipanti. Obiettivo comune: sostenere l'intero comparto puntando su tecniche innovative, strategie di lungo periodo e una comunicazione più efficace al di fuori del settore, soprattutto verso media generalisti e una politica troppo spesso disallineati con la realtà dei fatti. 

 

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