Le difficoltà in cui è entrata la Cina, con la crisi del settore immobiliare e il rischio di un rallentamento dell'economia che potrebbe avere effetti a livello globale, quale impatto potrebbe avere sull'agricoltura e, in particolare, sul futuro di una commodity come il grano?

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Risposta non facile, anche per l'insondabilità delle politiche cinesi, spesso diametralmente opposte a quelle occidentali. Inevitabilmente, il mercato sarà chiamato a confrontarsi con la crisi internazionale in Ucraina, uno dei principali esportatori mondiali, i cambiamenti climatici (siccità e alluvioni influiscono sempre più con le rese in campo), eventuali azioni protezionistiche.

 

Oggi lo scenario invita a guardare con attenzione alcune situazioni in cui il grano riveste un ruolo centrale nella dieta alimentare di alcuni popoli. È il caso ad esempio della Tunisia e di parte del Nord Africa, dove la siccità ha tagliato le rese e fatto salire i prezzi. Se ad oggi non vi sono indicazioni concrete di tensioni fra le popolazioni, è opportuno mantenere un monitoraggio complessivo dell'area, in particolar modo dopo che l'accordo Black Sea Grain Initiative, l'intesa sotto l'egida della Fao e il contributo della Turchia che avrebbe continuato ad assicurare le esportazioni di cereali dai porti ucraini sul Mar Nero, non è stato rinnovato.

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Proprio con riferimento al conflitto russo-ucraino, per tutto il mese di agosto sono stati colpiti i depositi di grano nei porti dell'Ucraina a pochi chilometri di distanza dalla Romania, col rischio, in caso di traiettoria errata dei missili, di colpire un Paese della Nato.

 

Torniamo alla Cina

Primo Paese produttore di frumento, con un raccolto di 137,72 milioni di tonnellate, pari al 17% del totale mondiale, secondo le stime del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti d'America (Usda), i raccolti della stagione 2022-2023 dovrebbero aver registrato un incremento dei volumi dell'1,1% rispetto allo scorso anno. Il condizionale è d'obbligo, in attesa del consuntivo definitivo, anche alla luce degli eventi atmosferici che hanno colpito alcune regioni del Dragone, lo scorso anno alle prese con la siccità e quest'anno con alluvioni che hanno messo a dura prova la gestione dei terreni da parte degli agricoltori.

 

Il tasso di autosufficienza nella produzione di frumento si colloca al 93%.

Allo stesso tempo, con 12 milioni di tonnellate acquistate, la Cina è il primo Paese importatore di frumento. Nel corso del 2023, secondo le stime Usda riportate su Teseo, dovrebbe incrementare gli acquisti del 38,8%, per raggiungere quota 13,28 milioni di tonnellate. Se saranno confermate tali operazioni, si andranno a rafforzare gli stock fino a 138,82 milioni di tonnellate, pari al 51,7% del totale mondiale, una situazione in linea più o meno con gli ultimi anni.

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Quali siano, concretamente, i motivi che spingono Pechino ad acquistare volumi di frumento così ingenti, oltre la metà dei magazzini mondiali, resta un mistero, in bilico fra esigenze di fronteggiare eventuali deficit produttivi, sostenere lo sviluppo della zootecnia, sedare eventuali dissensi politici (improbabili, ma non impossibili, soprattutto se la locomotiva economica tira il freno e non è più in grado di assicurare un crescente benessere fra la popolazione), oppure possedere ingenti quantitativi così da tentare di governare i prezzi futuri attraverso rialzi o ribassi pilotati, non è dato sapere.

 

Appare forse poco verosimile la volontà di costituire nuove alleanze, rafforzare quelle esistenti e sostenere Stati vicini alla propria orbita attraverso l'export, essendo le vendite al di fuori dei propri confini particolarmente contenute, al di sotto del milione di tonnellate di grano.

 

Tuttavia, resta da chiedersi che ruolo avrà l'agricoltura in futuro, qualora fosse davvero finito il modello di crescita che la Cina ha vissuto negli ultimi venti anni, nei quali anche il sistema agricolo è stato - seppure in maniera più defilata - in parte protagonista. Pechino continuerà a sostenere la crescita della zootecnia? Continuerà a considerare l'ingegneria genetica e le sementi un settore prioritario? L'organizzazione fra aziende agricole e mercati, così diversa da quella occidentale, subirà un lifting con una maggiore apertura all'economia di mercato oppure l'agricoltura si ritroverà ancora più soggetta al controllo pubblico?

 

La prossima annata

In base alle stime di Teseo su dati Usda, la Cina nella stagione 2023-2024 potrebbe incrementare lievemente la superficie coltivata a frumento (+0,77% rispetto all'annata precedente), salendo a 23,7 milioni di ettari, al quarto posto nel mondo alle spalle di India (32 milioni di ettari, +5,06%), Russia (28,3 milioni di ettari, -2,41%) e Unione Europea (24,30 milioni di ettari, -0,07%).

 

Stock mondiali in diminuzione

Secondo le stime Usda, nel 2023-2024 i consumi di frumento dovrebbero attestarsi sui 794,07 milioni di tonnellate, contro una produzione mondiale leggermente inferiore (793,37 milioni di tonnellate), con la conseguenza di una riduzione delle riserve a 265,61 milioni di tonnellate, lontani dai 297,90 milioni di tonnellate delle riserve raggiunte nella stagione 2019-2020.

 

Quali effetti sui prezzi?

È estremamente difficile spingere l'analisi su un terreno economico, alla luce dei cali delle quotazioni degli ultimi mesi e di una previsione oggettivamente imperscrutabile. Ci limitiamo a indicare le stime dell'Usda, che vedono una flessione dei listini nella prossima annata per mais, frumento, soia, orzo, seppure con parabole discendenti. Ancora troppo nebuloso lo scenario per esprimersi in maniera definitiva.