La Regione Marche ha riconosciuto per la prima volta le superfici interessate dalle così dette pratiche locali tradizionali, usate come zone di pascolo.

 

Si tratta di quelle strisce di terreno, spesso a margine di zone boschive, coperte da vegetazione spontanea anche arbustiva o arborea, che sono brucate dagli animali durante il pascolo.

 

Prima queste zone erano considerate come zone naturalizzate e non considerabili come pascolo, mentre ora potranno essere considerate come aree di pascolo a tutti gli effetti, pur mantenendo la loro vegetazione arborea o arbustiva.

 

Con questo riconoscimento quindi anche queste superfici vengono considerate come aree di pascolo a tutti gli effetti, usabili e dichiarabili anche per richiedere i contributi legati al primo pilastro della Pac e ai bandi del Psr relativi ai pascoli e al benessere animale.

 

Per l'assessore regionale all'Agricoltura Mirco Carloni si tratta di una decisione importante, che riconosce l'uso tradizionale di terreni che hanno una loro importanza all'interno delle aziende che praticano il pascolamento, ma che fino ad ora non erano riconosciute come superfici utili, penalizzando di fatto gli allevatori.

 

Il riconoscimento avrà poi anche un validità retroattiva, cioè questi terreni possono essere riconosciuti anche per i bandi del 2021 del Psr che prevedevano la dichiarazione delle superfici a pascolo, richiedendo fino ad un massimo di 300 euro.