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Asnacodi, forti perplessità sul piano assicurativo 2018

Il presidente Albano Agabiti dopo l'incontro al Mipaaf: "Con queste premesse neanche quest’anno si avrà un piano assicurativo in tempo per coprire le semine autunnali"

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Ancora non definito il piano assicurativo per il 2018
Fonte foto: © Marco Scisetti - Fotolia

L’Asnacodi, l’associazione nazionale che riunisce i Condifesa, ha espresso grande insoddisfazione al termine della riunione con il Mipaaf in merito al piano assicurativo 2018.

Nulla si è deciso in ordine al varo tempestivo di un provvedimento che segni un’inversione di tendenza nella gestione della misura sulle assicurazioni agricole – fa sapere il presidente dell’Asnacodi Albano Agabitinonostante il permanere di una situazione di grave ritardo nei pagamenti che si riferiscono alle assicurazioni 2015, in assenza totale di pagamenti per la zootecnia e per le strutture, finanziati con sole risorse nazionali. Nessuna concreta ed efficace misura è stata prospettata per recuperare le imprese che riducono le proprie coperture, proprio nell’anno in cui gli eventi atmosferici hanno danneggiato, in tutte le regioni e in modo grave, ogni tipo di produzione”.

Di fronte alla nostra richiesta di riconoscere anche solo due eventi come minimo assicurabile – continua Agabiti – per questo tipo di polizze si è proposta la riduzione del contributo del 50%. Nulla si è studiato per l’adeguamento delle rese e l’applicazione di indici che semplifichino il calcolo delle perdite di produzione o delle rese storiche. Nessuna apertura si è registrata sul calcolo dei parametri che danneggiano le polizze, che soddisfano maggiormente le richieste degli agricoltori”.

Con queste premesse – ammette Agabiti – neanche quest’anno si arriverà ad avere un piano assicurativo approvato in tempo per coprire le semine autunnali e soprattutto non si potrà porre rimedio alla forte contrazione di valori assicurati e di imprese, che non potranno adeguatamente salvaguardare il loro reddito di fronte ai danni delle avversità.
Finora sono stati spesi meno della metà dei fondi del 2015 e nulla degli stanziamenti 2016-2017, il che vuol dire che in un momento di grave difficoltà finanziarie per le imprese si rischia di dover restituire all’Unione Europea le risorse economiche disponibili
”.
 

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