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Costi di produzione 2012 e redditività in fruttiviticoltura

Costi di produzione delle colture arboree ed erbacee 2012: vigneto e frutteto. A cura del professor Francesco Rinaldi Ceroni

vigneto-viti-uva-da-vino-filari-IMG_5149-667x500-cs-2.jpg Costi di produzione in fruttiviticoltura
Commentare i costi e la redditività in agricoltura è molto impegnativo, in quanto le variabili (specie nei frutteti e vigneti) sono tantissime e non sempre prevedibili. 
È necessario innanzitutto visionare e interpretare l’istogramma colturale che è stato inserito in calce alla pubblicazione dei costi.  
Tale  istogramma, denominato "Reddito da lavoro di varie colture arboree  2012", dimostra palesemente come sono andati i costi e i ricavi standard nell’annata agraria appena conclusa e in particolare indica a quanto ha lavorato (€/ora) un imprenditore agricolo concreto e precisamente un coltivatore diretto che non assume manodopera. 
In verità oggi sono limitate le imprese agricole coltivatrici dirette che svolgono tutte le  ore necessarie per le varie  colture con l’ausilio della sola manodopera famigliare e che quindi necessariamente devono fare scambi con  imprenditori limitrofi e/o impiegare operai agricoli, studenti o pensionati, pagandoli con i voucher o compensando con  scambi di manodopera, che comunque sonp un costo e tempo tolto all’impresa. 

I costi colturali elaborati, soprattutto quelli di frutteti e vigneti, tengono conto delle applicazioni tecniche più diffuse nel territorio tipico dell’Emilia Romagna, realizzate da  tre differenti imprenditori: puro, in economia e coltivatore diretto. Quest’ultimo è una tipologia gestionale  molto diffusa nell’areale considerato e corrisponde ad un’azienda a prevalente gestione familiare, in cui il capofamiglia si occupa della gestione ed effettua direttamente le  varie operazioni colturali con la collaborazione di altri componenti del nucleo familiare o, soluzione sempre più  crescente, col contributo di altri imprenditori agricoli, oppure con regolari rapporti di lavoro occasionali-temporanei.
Quindi il costo colturale relativo al coltivatore diretto non  tiene  conto del valore della manodopera, che  corrisponde al suo eventuale reddito netto (da lavoro) aziendale/anno/coltura.  
Per  quanto attiene i centri di costo, che  sono  stati oggetto di aggiornamento e di scrupolosa cernita, al fine di  indicare dati di costi “standard” dei singoli fattori produttivi impiegati per le  colture arboree esaminate, si  rimanda alla presentazione e allo specifico costo colturale che riporta in modo analitico le  singole voci dei costi  espliciti e calcolati, utili per determinare il costo totale e unitario che ogni coltivatore agricolo sostiene, in funzione delle variabili esistenti per tipo di impresa, vocazionalità, professionalità e capacità commerciale.
Quest’ultima prerogativa, intesa come volontà di concentrare ancora di più l’offerta e quindi di poter valorizzare al  meglio il prodotto frutta e uva/vino.
Occorre in definitiva essere protagonisti in prima persona di tutta la filiera e creare concreti legami e sinergie fra i  comparti agroalimentari: ortofrutta, vitivinicolo, zootecnico, caseario, oleico, ittico. Ciò consentirà di essere in grado di fornire al consumatore finale un "paniere" variegato e completo, presupposto essenziale per garantire la continuità delle forniture, nonché di reddito più adeguato anche per lo stesso produttore.




Note esplicative
Reddito da lavoro 2012 “standard” (€/ora) - Coltivatore diretto/Colture/Cultivar/Forma allevamento
Il reddito da lavoro è stato ottenuto dal reddito netto/coltura = (q.li x €/q.le) – meno i compensi per il terreno (canoni affitto) e lavoro direttivo (stipendi), diviso le ore /anno/medie necessarie per la  coltura esaminata.  
I costi del coltivatore diretto sono quelli ottenuti nell’analisi economica effettuata e i prezzi sono quelli medi liquidati in prevalenza dalla Cooperativa Agrintesa di Faenza. 
Nel complesso nel 2012 sotto la tariffa di un operaio comune (€/ora 13,01), troviamo le  nettarine “Big Top”, il pesco”Grenat” e il susino "Angeleno", oltre al melo "G. Delicious" e all’actinidia “Hayward”, ma in queste ultime due  colture arboree il reddito da lavoro è  risultato comunque interessante.
Tutte  le altre colture e varietà considerate hanno evidenziato risultati buoni. 
Come  bene  si evince nell’istogramma presentato, il 2012 è stata un’annata agraria eccezionale per quanto attiene le  uve che hanno in media quasi raddoppiato il prezzo: Trebbiano di Romagna €/q.le 47 e Sangiovese I.G.P. €/q.le  45.   Questo andamento economico favorevole ha evidenziato ancora di più il vantaggio fra uve meccanizzate, in specie  nella raccolta, e uve raccolte a mano.  
Come  si può notare sempre nell’istogramma, il reddito da lavoro per il vigneto cresce in modo significativo per  le  uve raccolte a macchina con la Braude e/o con la  Pellenc/Smart.
In effetti si passa per il Trebbiano r. dalle  24,32 €/q.le alle  76,14 €/q.le e per il Sangiovese dai €/q.le 16,58 ai 60,55  €/q.le . E’ chiaro che la meccanizzazione integrale dei vigneti (in specie potature e raccolta) sarà in futuro la carta  vincente, peraltro già palese ora, ma ricordiamo che nel 2012 vi sono state condizioni e variabili molto positive per  il mercato e per lacommercializzazione dei vini, forse irripetibili. 
In ogni caso la tendenza è sicuramente la razionalizzazione degli impianti di vigneto, il  rispetto delle vocazioni e,  come già  sottolineato, la meccanizzazione integrale che diventerà una necessità vitale per risultare più competitivi  in un mercato sempre più globale.       
 

 


Costi di produzione delle colture arboree ed erbacee
A cura del Professor Francesco Rinaldi Ceroni, consulente agricolo e imprenditore in Economia, realizzato in collaborazione con Fedagri-Confcooperative, con la Provincia di Ravenna e con il contributo dell'IPSAA "Persolino" Faenza.
Contatti: rinaldiceroni.f@evomail.it

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