Più amilopectina e meno amilosio. E' quanto promette Amflora, la nuova patata GM (geneticamente modificata) messa a punto nei laboratori di Basf e il cui impiego è stato recentemente autorizzato dalla Commissione Ue, come si può leggere anche in questo numero di Agronotizie. L'amido di questa patata ha dunque caratteristiche uniche per talune trasformazioni, come la produzione di carta, motivo per il quale la Commissione Ue nell'autorizzarne l'uso ne circoscrive l'impiego all'ambito industriale. Amflora, o patata BPS-25271-9, come la si riconosce nei documenti ufficiali, non può arrivare sulle nostre tavole. La patata è da sempre però un alimento prezioso non solo per l'uomo ma anche per gli animali (ovviamente il prodotto di scarto) grazie all'elevata digeribilità e alla notoria ricchezza in amido. Gradite ai suini, preferibilmente cotte in caldaia oppure crude nel caso dei bovini all'ingrasso. Meglio evitarle nelle bovine da latte dove possono trasmettere al latte odori e sapori sgradevoli. E poi c'è il grande capitolo dei sottoprodotti dove si ritrova il concentrato proteico di patata le cui caratteristiche sono quelle promesse dal nome. E adesso si aggiunge la patata GM, che vietata sulle nostre tavole è però ammessa per la mangiatoia degli animali in produzione zootecnica.

 

Amilasi più efficiente

La ricchezza in amilopectina che contraddistingue l'amido della patata GM aumenta l'efficacia del processo di “gelatinizzazione” dell'amido grazie al quale gli enzimi deputati alla sua digestione (amilasi) sono in grado di agire con più efficacia. Il risultato è una migliore trasformazione dell'amido in glucosio, fonte energetica per eccellenza. Il tenore in amilosio della patata oscilla normalmente fra il 17 e il 22%. Nel frumento si ha il 25% di amilosio, nei legumi si sale oltre il 30%. Spicca il mais ceroso (quello utilizzato per il silomais) dove l'amilosio può scendere all'1% e l'amilopectina salire al 99%. La nuova patata sembra dunque voler fare concorrenza al mais, perlomeno come fonte di energia. Ma poi c'è da fare i conti con il contenuto in fibre (ottimale nel caso del mais) e in proteine (la patata ne è poverissima). Senza parlare delle convenienze di mercato, tutte a favore del mais in questa stagione di prezzi a precipizio. L'impiego in alimentazione animale della nuova patata sarà verosimilmente interessante solo per i sottoprodotti ottenuti dalla sua lavorazione industriale. E se in molti continuano ad agitare paure e fobie per le nefaste conseguenze sull'uomo, ricordiamogli che già da anni i nostri animali e noi stessi ci cibiamo di prodotti GM. Non è un motivo per allentare l'attenzione su questo problema, ma perlomeno affrontarlo con realismo e senza pregiudizi. Lasciando che la ricerca faccia il suo mestiere. E invece si continua con la caccia alle streghe.