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Biostimolanti, tempi lunghi per il nuovo regolamento Ue

A Bruxelles è in discussione la riforma dei fertilizzanti, che comprende anche i biostimolanti. Ma la trattativa non è facile, anche a causa degli interessi geopolitici in gioco. Leggi l'intervista a Elisabetta Gardini

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Elisabetta Gardini, eurodeputata e capogruppo di Forza Italia a Strasburgo
Fonte foto: Parlamento europeo

L'Unione europea è alle prese con la riforma del regolamento sui fertilizzanti. Attualmente la normativa comunitaria regola solamente i concimi minerali, mentre per tutte le altre categorie, come i concimi organici, organo-minerali e i biostimolanti ci si rifà alle leggi nazionali con problemi di circolazione delle merci all'interno dell'Ue.

La proposta della Commissione, ora al vaglio del Parlamento europeo, ha come scopo quello di fornire un quadro normativo omogeneo per creare un vero mercato unico dei fertilizzanti in tutta l'Unione. La bozza di regolamento si inserisce poi nel quadro dell'economia circolare, un ambizioso progetto che mira ad introdurre in tutti i settori dell'economia europea il principio del riciclo dei rifiuti.

In Italia le aziende sono particolarmente attente al capitolo del regolamento dedicato ai biostimolanti. E' questo infatti un settore in crescita, con grandi investimenti da parte dei produttori europei (molti italiani), ma che non è ancora normato. "Il nuovo regolamento non solo darà una definizione di biostimolante, oggi assente, ma fornirà anche un quadro normativo certo all'interno del quale le aziende potranno muoversi per mettere a punto nuovi prodotti che poi potranno circolare liberamente all'interno dell'Unione", spiega ad AgroNotizie Elisabetta Gardini, capogruppo di Forza Italia al Parlamento europeo ed autrice di un parere in Commissione Ambiente proprio sulla proposta della Commissione.

Onorevole Gardini, perché è stato necessario mettere mano al settore dei fertilizzanti?
"Perché ad oggi sono normati a livello europeo solo quelli minerali, mentre il resto del settore è lasciato alle legislazioni nazionali. Questo comporta che i prodotti, senza marchio CE, non sono liberi di circolare all'interno dell'Unione. Questa situazione provoca un danno alle imprese, ma anche agli agricoltori che hanno meno possibilità di scelta".

La riforma dei fertilizzanti si inserisce nel quadro più ampio dell'economia circolare. Di che cosa si tratta?
"L'Unione europea sta varando un ambizioso piano per passare dall'economia lineare, prodotto-consumo-rifiuto, ad una circolare, in cui il rifiuto diventa una nuova risorsa. In ambito agricolo, e in particolar modo nel settore dei fertilizzanti, questo avrà un impatto molto forte sulla produzione di prodotti derivati da scarti di lavorazione o rifiuti. Nel mio Veneto già oggi si producono fertilizzanti a partire da sottoprodotti della filiera della concia delle pelli".

Nella riforma dei fertilizzanti si parla anche di biostimolanti, in che modo?
"Prima di tutto diamo una definizione di biostimolante, che ad oggi a livello europeo non esiste. I biostimolanti sono quelle sostanze che vengono impiegate in agricoltura per aiutare le piante a resistere agli stress esterni, come il freddo o la penuria di acqua, ad assorbire meglio i nutrienti e a migliorare la qualità dei prodotti".

Ad oggi come è normato questo settore?
"Non esiste un quadro legislativo comune, ma solo norme nazionali. Questo comporta un alto grado di incertezza per le aziende del settore che devono investire ingenti capitali in ricerca e sviluppo senza avere la sicurezza della commerciabilità dei prodotti in tutta Europa. Sono state le stesse imprese europee a chiederci di intervenire".

Rispetto alla proposta della Commissione Ue voi che cosa chiedete?
"La bozza è ancora in discussione qui al Parlamento europeo, tuttavia in linea generale noi chiediamo che accanto alla tutela del consumatore e dell'ambiente si lasci spazio alle aziende di innovare. La proposta della Commissione a mio parere rischia di essere troppo restrittiva. Il pericolo è che in un settore così innovativo una legislazione troppo vincolante diventi anacronistica nel giro di pochi anni e rischi di frenare lo sviluppo di nuovi prodotti".

Lei ha chiesto di modificare la proposta della Commissione relativa ai microrganismi, in quale modo?
"Tra i biostimolanti ci sono anche quei microrganismi che aiutano la pianta a svilupparsi al meglio. La Commissione ha proposto una definizione molto restrittiva che limita un gran numero di tecniche attualmente usate per ottenere questi prodotti microbici. Per rendere le imprese più libere di innovare, sempre nel limite della tutela del consumatore e dell'ambiente, noi chiediamo che i microrganismi già autorizzati nella catena alimentare possano essere ammessi nei biostimolanti".

Quali sono le tempistiche per veder approvato questo pacchetto?
"Ora la proposta è in discussione in Parlamento in tre commissioni: Ambiente, Mercato interno e Agricoltura. Ci dovrà poi essere il voto della plenaria del Parlamento e successivamente il testo passerà al Consiglio dove siedono i ministri dei ventotto Stati membri. La Commissione vorrebbe chiudere entro la fine dell'anno, ma io credo che sia eccessivamente ottimistico. Anche ottimizzando i tempi credo che ci vorrà almeno un anno in più. Sempre che non ci siano veti".

A quali veti si riferisce?
"Questa normativa tocca interessi geopolitici non da poco. La proposta della Commissione intende imporre dei limiti ad alcuni metalli pesanti, come il cadmio, nei fertilizzanti minerali. Questo tetto renderebbe di fatto l'import da alcuni Paesi africani, come il Marocco, impossibile. Andremmo così ad intaccare economie fragili, per di più che si trovano in zone al centro dei flussi migratori e del terrorismo islamico. Al contempo incentiveremmo l'import da un numero molto ristretto di Paesi che non riuscirebbero neppure a soddisfare la domanda. Senza contare che per gli agricoltori il prezzo dei prodotti aumenterebbe. Su questi scenari è possibile che alcuni Stati si mettano di traverso allungando i tempi di approvazione".

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