Cresce l'export di vino italiano nel 2017, con stime intorno ai 5,9 miliardi di euro per il valore dell'export stimato, ma a brindare sono i competitor, che crescono molto più velocemente e in alcuni casi doppiano le performance del Belpaese. Questa l'analisi tracciata dall'Osservatorio paesi terzi di Business Strategies, in collaborazione con Wine monitor Nomisma.
 
"In un quadro generale di forte crescita della domanda mondiale di vino - sottolinea Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies - l'Italia non può sorridere. Nonostante l'incremento complessivo delle vendite all'estero, che stimiamo possa aggirarsi tra il 4% e il 5%, il nostro paese segna il passo di fronte alla velocità doppia del suo principale competitor, la Francia, e al significativo recupero dei produttori del nuovo mondo e della Spagna. Pesa come un macigno la crescita zero del prezzo medio all'esportazione, fermo a 2,71 euro/litro. Un elemento che la dice lunga sulla nostra debolezza commerciale".
 
Rispetto al 2016 i primi dieci mesi dell'anno nell'extra Ue indicano una crescita importante della domanda di vino in valore, con un incremento vicino al 10% sul 2016. Scendono i mercati europei degli importatori top, come Germania (-1,6%) e Uk (-1,4%). In questo quadro generale, tra i top cinque produttori l'Italia fa peggio di tutti, limitando la crescita solo al 5,7% nei paesi terzi e appesantendo la perdita nei paesi terzi del vecchio continente.
 
Anche a livello di prezzo medio l'Italia è a crescita zero, con 2,71 euro/litro nel 2016 che rimarrà tale anche nel 2017. Una performance non certamente incoraggiante rispetto a quella francese, ma anche rispetto a Spagna, Cile e Australia. Dal punto di vista delle quote di mercato, la Francia ha sorpassato l'Italia sul primo mercato al mondo, gli Usa. Il made in Italy ha fatto meglio in Russia (+44,3%), Cina (+19,3%) e in Canada (+9,5%).