Raddoppio per le piante officinali in Emilia Romagna: +82% per gli ettari in otto anni, da 236 del 2016 a 480 ettari dello scorso anno.

 

E le aziende, nello stesso periodo di tempo, sono passate da 306 a 644 con un aumento addirittura del 110%. Resta però una criticità: si tratta di aziende agricole di piccole dimensioni, il 91% ha infatti un'estensione tra 1 e 2 ettari.

 

Un po' di numeri

Nel 2023 il settore delle piante officinali in Emilia Romagna è rappresentato da 644 le aziende per un totale di circa 480 ettari, questo il quadro regionale del comparto illustrato da Luca Rizzi della Regione Emilia Romagna. E da quando sono iniziati i rilevamenti, nel 2016, il grafico dell'andamento è in crescita sia per la superficie che per il numero di aziende.

 

La provincia con la maggiore estensione è Bologna che detiene il 40% delle superfici regionali per lo più dislocate nelle zone collinari, seguita da Forlì Cesena (18%) con una buona distribuzione tra pianura e collina, e Piacenza (15%).

 

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Il grafico dell'incidenza in percentuale della superficie di piante officinali per provincia in Emilia Romagna - Dati Regione Emilia Romagna)

(Fonte: AgroNotizie®)

 

Fino a qui tutto bene, ma le aziende sono di dimensioni produttive molto contenute: "la superficie media per questo tipo di colture è di circa 0,7 ettari per azienda" ha detto Rizzi che ha spiegato anche che "La presenza di produttori riuniti in strutture consentirebbe tutt'altra forza contrattuale, permettendo di conferire e offrire il prodotto nelle quantità e nella qualità richieste dal mercato. Quindi è essenziale la creazione di consorzi o cooperative che possono coltivare piante officinali da affiancare ad altre colture tradizionali costituendo un elemento importante nella realizzazione della filiera".

 

Le principali specie coltivate in Emilia Romagna

Come si vede nel grafico a torta le più coltivate sono la lavanda (26%), la melissa (10%), la passiflora annuale (9%) e l'aneto (7%), ma ci sono anche due importanti macrovoci generali presenti: le piante aromatiche e medicinali 13% e le "altre officinali" 14%, ovvero officinali di diversa tipologia, sono indicate in questo modo perché la bancadati di riferimento è la domanda unica e non si sa quindi quali siano esattamente le specie.

 

Piante officinali: la superficie in Emilia Romagna noel 2023 in percentuale

Piante officinali: la superficie in Emilia Romagna noel 2023 in percentuale
(Fonte: Macfrut - Dati: Regione Emilia Romagna)

 

I tipi di azienda agricola delle officinali

Sono due le grosse categorie in cui si possono distinguere le aziende di produzione di piante officinali secondo Ilaria Marotti, docente Distal, Dipartimento Scienze e Tecnologie Alimentare, dell'Università di Bologna: l'agroindustria e la filiera corta.

 

L'agroindustria

Fa parte di questa categoria un'azienda agricola che coltiva le materie prime, fa una produzione in grandi quantità, di qualità perché deve rispondere agli standard, si rivolge al mercato internazionale e alla vendita all'ingrosso e alle industrie farmaceutiche. Investe nelle superfici anche decine di ettari nelle officinali, ha un parco macchine aziendale, le lavorazioni sono affidate alle tecnologie e investe in attrezzature di prima trasformazione, ha locali adibiti all'imballaggio e allo stoccaggio.

 

La filiera corta

L'altro modello è quello che punta alla filiera corta: produce un prodotto finito che valorizza le proprietà salutistiche. All'interno di questa categoria ci sono due tipologie di aziende: quella che ha un prevalente orientamento produttivo officinale, e aziende agricole multifunzionali, cioè che conducono altre attività nell'azienda agricola come possono essere le fattorie didattiche, all'interno delle quali inserisce anche la produzione delle officinali.

 

Le prime sono aziende che producono perlopiù piante officinali, hanno superfici variabili, si affidano sia a meccanizzazione e a manodopera all'interno dell'azienda, investono in post raccolta. In questo tipo di aziende è importante la creazione di un prodotto finito che viene commercializzato e su cui l'azienda investe a livello di marketing. Il prodotto viene valorizzato per le proprietà nutraceutiche grazie a studi e collaborazioni con enti di ricerca.

 

L'azienda multifunzionale solitamente è di piccole dimensioni e a conduzione prevalentemente biologica. Ha coltivazioni miste quindi non solo officinali, generalmente produce prodotti come olio che poi affianca a quelli ottenuti dalle officinali. I punti di forza sono la vasta gamma di prodotti, la qualità che spesso viene legata alla vocazionalità del territorio. Generalmente le operazioni sono manuali, sono aziende a conduzione familiare.

 

Ilaria Marotti spiega i modelli di coltivazione di piante officinali nell'azienda agricola

Ilaria Marotti spiega i modelli di coltivazione di piante officinali nell'azienda agricola

(Fonte: AgroNotizie®)

Il mercato delle officinali come va?

Quello delle erbe officinali è un mercato che ha visto un notevole incremento: nel 2021 il suo valore era infatti di 166 miliardi di dollari e ha raggiunto il valore di 200 miliardi di dollari a livello globale, e il 45% di questi è in Europa. Il contributo dell'Italia, secondo dati Assoerbe, è soltanto dello 0,2%, per un valore intorno ai 235 milioni di euro, non siamo grandi produttori quindi ma "Da noi è un mercato in continua crescita - ha detto Giovanni Dinelli, professore del Distal dell'Università di Bologna - è fondamentale fare un censimento nazionale del settore dal momento che l'ultimo risale al 2013".

 

Giovanni Dinelli illustra il mercato delle piante officinali

Giovanni Dinelli illustra il mercato delle piante officinali

(Fonte: AgroNotizie®)

Coltivare erbe officinali: i punti di forza e di debolezza

Il settore ha bisogno di più ricerca: ci sono molti studi che riguardano la trasformazione, ma sono invece pochissimi quelli su come si coltivano le erbe officinali, secondo Dinelli. E se in Italia c'è un potenziale per coltivare più di 120-130 specie, ne vengono coltivate soltanto cinque o sei o poco più, ovvero quelle legate alla tradizione come la menta, la camomilla e la melissa.

 

Uno dei punti di forza è che si tratta di un mercato in espansione, una spinta che deriva anche dall'idea che le piante officinali apportano benefici alla salute; vi è inoltre la forza del made in Italy, sinonimo di qualità del prodotto anche per la tradizione dell'agroalimentare italiano. Le condizioni pedoclimatiche giocano poi a favore del territorio italiano perché molto vario: in pianura, montagna e collina ci sono differenti temperature ed è così possibile coltivare diverse specie, più di 120, una enorme ricchezza varietale con centinaia di migliaia di ecotipi.


Ci sono però anche punti di debolezza. Chi intende intraprendere questo tipo di coltivazione deve però tener conto del costo della manodopera e degli elevati costi di produzione, inoltre degli ingenti investimenti perché per entrare sul mercato deve produrre un semilavorato. Servirebbero poi più politiche di marchio per comunicare al meglio il made in Italy, e più ricerca scientifica rispetto alle necessità agronomiche di queste piante.

 

Ma ci sono anche delle opportunità offerte dal nuovo Regolamento e dalla possibilità che hanno le piccole aziende di unirsi grazie alla cooperazione, in questo modo è più facile fronteggiare anche minacce come il cambiamento climatico.

 

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Coltivare piante officinali: punti di forza e di debolezza

(Fonte: AgroNotizie®)

 

Le piante officinali sono state le protagoniste dell'evento promosso da Macfrut e Distal dell'Università di Bologna intitolato "Officinali: l'Emilia Romagna non aspetta" e saranno al centro di Spices & Herbs Global Expo, il salone dedicato a spezie e officinali in programma nella prossima edizione di Macfrut dall'8 al 10 maggio 2024 a Rimini.

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