I mali dell'uva

I prezzi delle uve Igp della Puglia son spesso inferiori a 50 euro al quintale, un calo che ha coinciso con la corsa sfrenata al vino, in particolare Primitivo, e ora i prezzi non coprono nemmeno le spese di produzione.

È questo lo sfogo che Filippo De Miccolis Angelini, presidente della Coldiretti di Brindisi, affida alle pagine de Il Quotidiano del Sud del 10 ottobre.

Colpa di scelte disancorate dal mercato e prive del supporto di una valorizzazione del prodotto e del territorio. Si sono così svilite eccellenze come il Primitivo e il Negroamaro, sacrificandole sull'altare delle offerte da scaffale.

 

Per il futuro, sostiene De Miccolis Angelini, occorre puntare sulla distintività del prodotto e nel recupero dello spirito cooperativistico.

Le eccellenze enologiche della Puglia possono essere la forza trainante per un riscatto economico e sociale, ma c'è bisogno di controlli, strategia e pianificazione. Senza dimenticare investimenti in qualità e strategia di pianificazione.


Pomodoro, i nodi da sciogliere

Sono numeri da primato quelli della produzione di pomodoro nella provincia piacentina, dove si registrano 85 tonnellate a ettaro per complessivi 8,5 milioni di quintali di pomodoro prodotto e trasformato.

Sono i numeri citati da Claudia Molinari sulle pagine del quotidiano piacentino La Libertà dell'11 ottobre.

Risultati importanti che tuttavia non risolvono i problemi che pesano sul settore, che quest'anno ha dovuto fronteggiare una siccità senza precedenti e forti aumenti dei costi di produzione.

 

Se i livelli produttivi sono risultati comunque elevati è merito della professionalità degli agricoltori e delle coraggiose scelte sull'impiego delle risorse idriche, sacrificando altre colture a vantaggio di quella del pomodoro.

Raccogliendo il parere dei rappresentanti delle varie organizzazioni interessate al mondo del pomodoro, l'articolo si conclude ricordando l'importanza di investire sulla ricerca per la messa a punto di una vasta gamma di cultivar dalle diverse caratteristiche, per poter scegliere quelle che di volta in volta meglio rispondono alle mutate condizioni climatiche


Difendersi dai cinghiali

Un patto fra cacciatori e agricoltori per far fronte all'aumento esponenziale del numero di cinghiali.

È quello che propongono in provincia di Modena le principali organizzazioni degli agricoltori, Coldiretti, Confagricoltura e Cia, come si legge sulla Gazzetta di Carpi del 12 ottobre.

I cinghiali, si ricorda, sono il principale veicolo della peste suina africana e ridurne il numero contribuisce a contenere la diffusione del virus.

 

Senza dimenticare il grande capitolo della sicurezza delle persone e della circolazione stradale, dopo i numerosi incidenti causati dalla presenza di questi selvatici.

Per questi motivi già dallo scorso anno la Regione Emilia Romagna ha autorizzato gli agricoltori ad agire in autodifesa, pur con alcuni vincoli.

Non c'è competizione, si legge nell'articolo, fra agricoltori e cacciatori, ma questi ultimi devono essere consapevoli della funzione sociale che hanno e darsi obiettivi di cattura ancora più ambiziosi.


Nutriscore, un passo indietro

Un passo avanti e uno indietro per il dibattito europeo sull'etichettatura degli alimenti.

Al centro delle attenzioni l'etichetta a semaforo, il Nutriscore proposto dalla Francia.

Su Libero del 13 ottobre si apprende che il numero due della direzione Salute della Commissione Europea, Claire Bury, avrebbe affermato in occasione di un recente convegno che la Commissione non intende proporre questo sistema.

Se così fosse, si tradurrebbe in un importante risultato per il made in Italy che rischiava di essere penalizzato dall'etichettatura a semaforo.

 

Decisive le critiche che numerose organizzazioni professionali e associazioni scientifiche hanno rivolto nei confronti di questa tipologia di etichette.

Nel frattempo la Commissione sta esaminando altri sistemi di valutazione degli alimenti, si spera più in linea con le indicazioni della dieta mediterranea.


Bruxelles, politiche da rivedere

Da una parte la carenza di concimi, dall'altra gli obiettivi della Commissione Europea intenzionata a ridurre drasticamente l'impiego dei prodotti fitosanitari.

Il risultato potrebbe essere quello di un crollo della produzione di alimenti del 30%.

È questo lo scenario tratteggiato da Gianmarco Catone sulle pagine de La Discussione del 14 ottobre, che raccoglie l'appello per un ripensamento delle politiche europee in tema di agricoltura.

A lanciarlo sono state Filiera Italia e Coldiretti nel corso di un incontro che si è tenuto recentemente a Bruxelles, che chiedono fra l'altro di modificare la direttiva nitrati.

 

Di fronte alla mancanza di concimi si rende necessario promuovere l'utilizzo di fertilizzanti organici e in particolare del digestato, facendo chiarezza sulla possibilità di utilizzo ed eliminando la soglia dei 170 kg di azoto per ettaro all'anno.

Altro fronte di attenzione è quello della riduzione nell'impiego di agrofarmaci che potrebbe essere causa di un aumento delle patologie.

Per scongiurare questo pericolo è necessario accelerare sulle nuove tecnologie genetiche (Nbt - New Breeding Techniques), capaci di tutelare l'ambiente e proteggere le produzioni agricole con un minore impiego di agrofarmaci.


Il riso si contrae

Che per il riso sarebbe stata un'annata difficile già lo si era anticipato.

Ora arriva la conferma dall'articolo firmato da Alessio Romeo e pubblicato su Il Sole 24 Ore del 15 ottobre. A incidere sui raccolti non è solo la siccità, ma il progressivo ridursi dei terreni destinati a questa coltivazione, proprio ora che si assiste a una ripresa della domanda.

Le previsioni citate dall'articolo indicano una produzione crollata del 30% su investimenti di 227mila ettari.

Le maggiori preoccupazioni riguardano tuttavia la campagna 2022-23, che si presume faccia registrare un taglio di oltre 35mila ettari, queste le proiezioni elaborate da Airi, l'Associazione Nazionale delle Industrie Risiere.

 

Per scongiurare ulteriori tagli, è stata ribadita la necessità di mantenere gli aiuti accoppiati della Pac, già ridotti in passato.

A dispetto di questo scenario a tinte fosche, l'articolo si conclude citando alcuni esempi virtuosi, fra questi il recupero della storica risaia di Salerno con la coltivazione di Arborio, Carnaroli, Nero e Originario, che hanno dato ottime rese.


Fertilizzanti a rischio

Prende le mosse dallo studio intitolato "Food Barons 2022" (I baroni del cibo) e realizzato da una organizzazione non governativa (Etc Group), l'articolo a firma di Attilio Barbieri, che sulle pagine di Libero del 16 ottobre denuncia la dipendenza dall'estero dell'Italia in tema di risorse per l'agricoltura.

La globalizzazione, anziché favorire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento ha determinato la nascita di oligopoli pericolosi.

 

A titolo di esempio si cita il colosso cinese che ha in mano il 40% del mercato mondiale delle sementi dopo la fusione di SinoChem e ChemChina.

Non va meglio con i fertilizzanti, con il caso del Marocco dove è concentrata per il 70% la produzione di fosfati.

Situazione analoga per il potassio che per l'80% si trova in soli quattro paesi: Canada, Russia, Bielorussia e Cina.

Canada a parte, tutti gli altri fornitori sono da considerarsi ad alto rischio, come dimostrano gli avvenimenti degli ultimi tempi.


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
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