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Agrofarmaci, residui misurati a colpo d'occhio

Nel mondo si moltiplicano le aziende che mettono a punto dispositivi portatili per determinare i livelli di residui di agrofarmaci su frutta e verdura. Eccone alcune

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Consumer physics ha messo a punto un sensore in grado di valutare le qualità fisiche di qualunque oggetto
Fonte foto: Consumer Physics

Gli standard europei e italiani sui residui di agrofarmaci negli alimenti sono i più stringenti del mondo. Nelle classifiche stilate dall'Unione europea sulla sicurezza dei prodotti, il nostro paese si posiziona sempre ai primi posti, prova dell'alta attenzione degli agricoltori e dei controlli delle autorità.

Fuori dall'Europa però le normative sono molto più lasche e i consumatori sono interessati a strumenti che possano assicurare la qualità di ciò che mettono in tavola. Ma questo è vero anche per gli italiani che al supermercato trovano sempre più spesso prodotti provenienti da paesi lontani. Per questo ricercatori di tutto il mondo stanno mettendo a punto dei device in grado di misurare i livelli di residui di agrofarmaci negli alimenti.

Le autorità di controllo oggi usano in laboratorio la cromatografia, un esame accurato, ma molto costoso, adatto solo all'utilizzo in centri specializzati. Ma cosa accadrebbe se uno strumento altrettanto preciso potesse essere tenuto in tasca come uno smartphone?

L'idea più rivoluzionaria l'ha avuta un ricercatore francese, Simon Bernanrd, che sta sviluppando uno scanner tascabile. Lo strumento ha le dimensioni di una chiavetta usb e contiene uno spettrometro ad infrarossi. Basta puntarlo su frutta e verdura e poi leggere il risultato dell'analisi sullo smartphone. In questo modo si possono fare valutazioni anche davanti al bancone del supermercato.

Scan eat, questo il nome dello strumento, utilizza la tecnologia sviluppata da una azienda israeliana, Consumer physics, che ha messo a punto un apparecchio per analizzare le qualità fisiche degli oggetti (dal grado zuccherino di una mela alla composizione di una medicina). Lo spettrometro emette un fascio luminoso ad infrarossi che colpisce la superficie di un prodotto e rimbalzando viene analizzato da un sensore.
I dati vengono spediti ad una app per smartphone che elabora le informazioni e giudica il livello di residui di agrofarmaci. L'idea ha convinto il ministero dell'Ambiente francese che ha finanziato il progetto con 150mila euro.

Un team di ricercatori dell'Università di Jaen, in Spagna, sta invece mettendo a punto uno strumento per individuare tracce di clothianidin, un insetticida della famiglia dei nicotinoidi. Un campione viene inserito in un apparecchio a basso costo che attraverso una reazione fotochimica e un programma è in grado di identificare la presenza di questo insetticida.
I ricercatori hanno compiuto dei test su acqua potabile, riso e miele ottenendo risultati positivi, riuscendo cioè ad individuare la presenza di clothianidin se in concentrazioni superiori a quelle ammesse dalla legge.

In Belgio alcuni ricercatori dell'Università di Leuven hanno invece messo a punto un 'naso elettronico' per individuare i fosfonati presenti nei prodotti per la protezione delle colture. Anche in questo caso si tratta di uno strumento dalle dimensioni compatte e dalla precisione elevata.
Uno dei ricercatori coinvolti, Ivo Stassen, ha dichiarato che le concentrazioni individuabili sono estremamente basse, paragonabili a "una goccia in una piscina olimpionica".

Ricercatori cinesi stanno invece studiando un metodo veloce ed economico per identificare la presenza di Tiram, un fungicida largamente utilizzato anche in Italia su numerose colture: dal melo alla vite, dalla fragola al ciliegio.
I ricercatori hanno messo a punto delle nanoparticelle in grado di individuare il prodotto ed emettere una fluorescenza. Un minilaser individua queste emissioni e un software progettato per girare su dispositivi Android analizza il segnale dando al consumatore dati sulla concentrazione di Tiram.

Per ora questi strumenti sono in una fase di sviluppo e non sono ancora disponibili al pubblico. Necessitano di una lunga fase di validazione anche per evitare i falsi positivi, ma le potenzialità sono enormi.
La sfida è quella di riunire in un unico apparecchio, dalle dimensioni ridotte, dal costo abbordabile e dalla semplicità d'uso, una serie di strumenti in grado di individuare tutte le tipologie di agrofarmaci.

I primi ad utilizzarli saranno probabilmente i consorzi e i responsabili qualità della grande distribuzione. Ma in futuro chiunque potrà tenere in tasca un dispositivo con cui scansionare frutta e verdura.
E se gli italiani possono già oggi dormire sonni tranquilli, al di fuori dell'Ue la tecnologia e le richieste dei consumatori potrebbero spingere regolatori e Gdo a modificare gli standard di sicurezza in vigore.  


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