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Risicoltura di precisione, ecco da dove iniziare

La coltura può trarre grandi benefici dall'agricoltura di precisione: primi passi per avere un 'riso preciso'. Guarda il video

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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In risicoltura la guida automatica è ormai diffusa
Fonte foto: © Tim UR - Fotolia

Guida satellitare, droni, mappe di vigore e attrezzature Isobus compatibili. Approcciarsi all'agricoltura di precisione non è semplice e il rischio è quello di farsi venire un gran mal di testa. Eppure in colture come il riso i vantaggi che si possono avere sono enormi e giustificano l'investimento di tempo e denaro.
Ma da dove iniziare per fare risicoltura di precisione? Inutile pensare di implementare tutte le tecnologie in una volta, meglio piuttosto un approccio graduale.

Il primo passo è sicuramente dotarsi di un trattore con il Gps. "Sono dieci anni che utilizziamo la guida satellitare", racconta ad AgroNotizie Gianmaria Melotti dell'omonima azienda risicola in provincia di Verona.
"Facciamo una semina a spaglio in asciutta. Grazie al trattore con guida automatica siamo in grado di evitare le sovrapposizioni e risparmiare dunque sul seme, avendo anche una distribuzione più omogenea. La guida Gps ci viene anche in aiuto quando dobbiamo spandere il concime e fare i trattamenti".


I moderni trattori sono in grado oggi di muoversi sul terreno con un margine di errore massimo di due centimetri. Applicare questo sistema alla semina permette di non lavorare due volte la stessa porzione di terreno, risparmiando sulle sementi e aumentando la qualità del prodotto. Già, perché sovrapporre la semina significa avere una densità doppia in alcune aree e questo comporta una maggiore competizione tra le piantine per il nutrimento e dunque una minore qualità del riso.

La semina a spaglio, per quanto fatta usando un trattore a guida Gps, non è affatto precisa visto che il seme ricade in maniera casuale sul terreno. Nella riseria Merlano, in provincia di Vercelli, si utilizza invece una seminatrice pneumatica in grado di abbinare alla semina la concimazione.
"Abbiamo unito al trattore con guida automatica una seminatrice pneumatica che deposita il concime vicino al seme in modo da fornire al germoglio il nutrimento di cui ha bisogno fin dal primo stadio di sviluppo", spiega ad AgroNotizie Fabrizio Merlano, titolare dell'azienda. "La seminatrice pneumatica ci permette di avere una precisione di semina massima anche ad alte velocità, fino a 14 chilometri orari".

Nell'azienda Merlano vengono poi fatte solitamente altre due concimazioni utilizzando il classico girello. La concimazione a spaglio con guida Gps, come per l'azienda Melotti, permette di evitare sovrapposizioni quando il trattore si muove su parcelle con angoli retti, ma in campi irregolari, in cui ci sono molte sezioni ad angolo, le sovrapposizioni sono inevitabili perché non è possibile regolare la portata del getto.

Inconveniente che Merlano ha in parte risolto nella fase di trattamento con agrofarmaci o nel diserbo. "Abbiamo una irroratrice con una barra di 12 metri divisa in 4 sezioni da tre metri", racconta il risicoltore vercellese.
"Quando la guida satellitare rileva una sovrapposizione chiude una sezione evitando doppi trattamenti. Presto ci doteremo di una attrezzatura in cui l'interruzione dell'erogazione avviene a livello di singolo ugello in modo da avere una precisione molto più alta, a livello di sezioni di 20 centimetri ciascuna".


Per iniziare dunque è fondamentale la guida Gps e dotarsi di attrezzature a rateo variabile. Ma qual è il ritorno per l'agricoltore? "Prima di tutto si risparmiano semi e prodotti. Non sovrapporre la semina o i trattamenti significa spendere meno fin dall'inizio", racconta Merlano.
"C'è poi una questione fondamentale di qualità. Oggi il mercato mi chiede un prodotto di alto livello con residui di metalli pesanti e agrofarmaci paragonabili a quelli di un baby-food. Per avere questa qualità non posso che affidarmi alla tecnologia. Trattare due volte una stessa area comporta un costo economico per me, ricadute sull'ambiente e un prodotto più scadente".

Se queste tecnologie apportano un miglioramento già tangibile molto ancora si può fare. "Il vero salto di qualità si ha introducendo le mappe di produzione e prescrizione", spiega ad AgroNotizie Dario Sacco, professore del dipartimento di Scienze agrarie, forestali ed alimentari all'Università di Torino.
"Esistono oggi delle trebbie in grado di pesare la granella georeferenziando il dato. In questo modo siamo in grado di sapere, a parità di concimazione e semina, quanto è il potenziale produttivo del terreno punto per punto. E le differenze, in zone diverse della stessa risaia, possono essere importanti".


La mappa di produzione ci può dare una idea della fertilità del campo da cui poi possono essere generate le mappe di prescrizione per la semina. E' inutile infatti seminare con la stessa densità tutte le parti del campo, meglio concentrare il seme nelle aree fertili e diradare la semina in quelle poco ricche. In questo modo si avrà un risparmio di input e una maggiore omogeneità del prodotto. Ma per poter fare questo tipo di lavorazione serve una seminatrice pneumatica a rateo variabile.

"Un aspetto cruciale della risicoltura è la concimazione", precisa ad AgroNotizie Eleonora Miniotti, ricercatrice dell'Ente nazionale risi, che proprio sulla concimazione di precisione ha svolto studi accurati nel Centro ricerche riso di Mortara. "Concimare in maniera omogenea tutta la risaia è controproducente, anche se questo avviene senza sovrapposizioni".


Dare troppo azoto ad una pianta aumenta il rischio di allettamento, di sterilità fiorale, di sensibilità alle basse temperature e in generale verso tutti i patogeni, in particolare al brusone. Darne troppo poco d'altronde crea problemi all'accestimento, diminuisce il numero di semi della pannocchia, il loro peso e il contenuto proteico. Bisogna dare la giusta quantità di azoto per ogni area della risaia, tenendo conto del terreno e del vigore vegetale.
I ricercatori dell'Enr, insieme all'Università di Torino, hanno infatti messo a punto per le varietà Gladio, Centauro e Carnaroli (studio in fase conclusiva) delle "curve di calibrazione che mettono in relazione l'indice Ndvi con la componente azotata di cui la pianta ha bisogno".

Facciamo un passo indietro. Che cos'è l'indice Ndvi? Semplificando è un numero che ci dice quanto la pianta è in salute e per la sua elaborazione ci si basa sull'analisi della luce che le foglie riflettono. Per catturare questa luce si possono usare delle telecamere multispettrali montate su diversi supporti: il trattore, il drone, un velivolo ultraleggero fino ad arrivare al satellite.
Una volta 'fotografata' la risaia si possono individuare le aree in cui le piante stanno meglio e quelle dove invece sono in una fase di stress. In questo modo, grazie ad uno spandiconcime a rateo variabile, si può tagliare l'apporto di fertilizzante sulle esigenze della pianta.


"La risicoltura può giovare moltissimo delle mappe di vigore e della concimazione a rateo variabile", spiega Sacco. "Sviluppandosi in acqua il riso non va mai incontro a stress idrici e se dunque siamo in grado di fornirgli il giusto nutrimento senza carenze e senza eccessi, già ad inizio stagione, a meno di fenomeni meteorologici avversi, saremo in grado di determinare con buona precisione la produzione finale".

In Italia l'azienda agricola più all'avanguardia nell'implementazione di queste tecniche è sicuramente la Cascina Battioli, in provincia di Novara. Nell'azienda, che utilizza QdC® - Quaderno di Campagna, il software di Image Line, sono anni che hanno abbracciato la risicoltura di precisione e si dicono assolutamente soddisfatti. I dati parlano chiaro: per ogni ettaro di risaia la cascina risparmia in media 170 euro grazie ad una maggiore produzione e ad un minor impiego di agrofarmaci, diserbanti, fertilizzanti e sementi. Considerando tutta la superficie aziendale si ha un risparmio di 30mila euro l'anno.

(Video di Barbara Righini - AgroNotizie)

Come detto per generare le mappe di vigore si possono usare strumenti montati sul trattore, sui droni, su velivoli ultraleggeri e sui satelliti (qui un approfondimento su pro e contro di ogni mezzo).
Oltre che raccogliere dati per le mappe di vigore il satellite è lo strumento ottimale anche per sorvegliare lo stato di salute della risia. Il Cnr, nell'ambito del progetto europeo Ermes, ha infatti messo a punto un sistema di allerta per il brusone (leggi l'articolo di AgroNotizie). Ma il progetto è ben più ambizioso.

"Utilizzando le foto satellitari i nostri sistemi sono in grado di distinguere le risaie dagli altri campi e dalle zone edificate", spiega ad AgroNotizie Alberto Crema, ricercatore del Cnr.
"I dati vengono caricati in un geoportale a cui l'agricoltore può accedere e scaricare le immagini satellitari, le mappe di vigore, i dati meteo e gli alert sui rischi fitosanitari. Tutte le informazioni sono parcellizzate e storicizzate, in modo che l'agricoltore non solo può andare a vedere la situazione a livello di singola risaia, ma avere un quadro anche dello storico".

Il satellite è in grado di 'fotografare' cento chilometri quadrati di territorio. Avere una centrale unica che elabora le immagini permette di abbattere i costi e di fornire un servizio a tutti i risicoltori.
Ma il progetto Ermes, che aveva come scopo solo quello di sviluppare il sistema, si è concluso a fine febbraio e non è dunque disponibile per i risicoltori, almeno che qualcuno non ne raccolga l'eredità.

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