La siccità in Sicilia colpisce l'agricoltura in profondità, sconvolgendone i cicli colturali, ferendo le produzioni, con danni che rasentano ad oggi, secondo alcune stime, i due miliardi di euro.

 

Il Governo da Roma, dopo aver decretato lo stato di emergenza nazionale due mesi fa, ha fatto richiesta a Bruxelles di poter pagare l'anticipo della Pac da metà ottobre e formalizzato anche la richiesta di attivazione della Riserva di Crisi della Pac, proprio per aiutare gli agricoltori colpiti dalla siccità. E ha pronto un Piano Idrico da 1,6 miliardi di euro.

 

Dal canto suo, giusto ieri, 18 luglio 2024, sono stati approvati gli elenchi degli allevatori che hanno diritto al bonus fieno erogato dalla Regione Siciliana con uno stanziamento di 20 milioni di euro per fronteggiare i danni causati dalla siccità. In tutto sono interessate dai voucher 5mila aziende zootecniche per un totale di 200mila unità di bestiame, alle quali verranno assegnate 70mila tonnellate di fieno. Lo comunica il commissario delegato per l'emergenza idrica in agricoltura e zootecnia, Dario Cartabellotta.

 

Ma i danni attesi in Sicilia sono potenziati, perché l'evento calamitoso e catastrofale si innesta su una situazione a dir poco drammatica delle infrastrutture irrigue e di bonifica, che risentono di anni trascorsi invano, in attesa di una riforma mancata - solo dal 2015 sono ben due i progetti di riassetto del sistema portati all'attenzione dell'Assemblea regionale Siciliana senza esito alcuno - con conseguenze paradossali sugli agricoltori, storie che sembrano prese a prestito da un inedito racconto di Luigi Pirandello. A tutto si aggiunge poi la lentezza e talvolta la paralisi della burocrazia nel portare aiuti concreti a chi è stato danneggiato.

 

Insomma, da questo scenario emerge che tutto quanto fatto fino ad ora non basta: dalla Sicilia è un coro, occorre fare presto per soccorrere l'agricoltura dell'isola, il rischio concreto è che in caso di mancata risposta il tessuto imprenditoriale potrebbe uscirne a pezzi, con conseguenze economiche e sociali durissime per tutta l'isola.

 

Coltivazioni allo stremo e terra riarsa nel trapanese

Coltivazioni allo stremo e terra riarsa nel trapanese

(Fonte: Cia Sicilia Occidentale)

 

L'acqua che c'è, ma non si può prendere

Il viaggio in Sicilia inizia nella piana di Catania che è praticamente all'asciutto: "Qui procurarsi acqua per irrigare è possibile solo pagando il conducente di un'autobotte - racconta una fonte confidenziale di AgroNotizie® - costa 70 euro all'ora - nel senso che il conducente apre la manichetta per un'ora per 70 euro, ma in alcuni casi può costare anche di più". Acqua pagata a caro prezzo, e che spesso non basta ad accompagnare il regolare andamento delle coltivazioni.

 

Eppure, non lontano da Catania l'acqua c'è ma non si può prendere: nel lago di Lentini, non lontano da Siracusa, al 1° giugno 2024 sono stoccati oltre 75 milioni di metri cubi d'acqua, quanti ne basterebbero per irrigare l'intera fertile piana all'ombra dell'Etna.

 

Ma in un comunicato stampa del 3 luglio scorso, Coldiretti Catania scrive: "Anni di attesa poi l'avvio dei lavori a febbraio 2024 con la conclusione prevista a giugno ma ancora la fine non si intravede, nonostante l'iniziativa fosse stata salutata con grande entusiasmo dall'Assessorato regionale dell'Agricoltura e definita celere".

 

"Sono passati mesi - afferma il presidente di Coldiretti Catania, Andrea Passanisi - ma ancora di quest'opera non si intravede la fine. Si tratta dei lavori per il sollevamento dell'acqua dalla diga di Lentini per le aziende dell'area del catanese. Sono opere indispensabili per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole, ma non si possono aspettare tempi biblici per il completamento soprattutto in questo momento".

 

Il problema è che più volte dal 2021 i lavori sono iniziati e poi sono stati interrotti bruscamente: quanto costruito per ben due volte è stato travolto dalle alluvioni degli anni scorsi. Perché in Sicilia, quando piove, di acqua ne cade tanta e anche rovinosamente, riempiendo il lago di Lentini, ma per un deficit sulle opere di bonifica e di difesa idrogeologica finisce anche per demolire il lavoro sin lì fatto per portare acqua irrigua verso Catania. Altro paradosso: le condotte che dal catanese portano acqua al lago di Lentini ci sono e funzionano benissimo.

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L'acqua che arriva, ma non si può tenere

Dalla Sicilia orientale si passa a Occidente, in provincia di Trapani, cambia il paradosso, ma non l'esito: si resta sempre all'asciutto. In queste settimane il Consorzio di Bonifica della Sicilia Occidentale sta cercando di tamponare l'emergenza con l'irrigazione di soccorso: "Ma serve solo a mantenere in vita le piante - spiega Matteo Paladino, vicepresidente della Cia Sicilia Occidentale - non certo alla produzione. Qui tra Mazara del Vallo e Castelvetrano c'è grande rabbia e frustrazione, perché abbiamo avuto la possibilità di mettere acqua da parte nella diga Trinità per due eventi piovosi tra aprile e maggio, ma è stata invece sversata per problemi di sicurezza. Il risultato è che oggi ci ritroviamo con una diga praticamente vuota, una siccità che dura da un anno e mezzo e i nostri vigneti secchi. Chiediamo alla politica che si interessi di questo territorio".

 

"La produzione? Peggio di come sta andando… - racconta Tommaso Giglio, produttore - veniamo dai gravissimi danni del 2023 causati dalla peronospora e dal deficit di irrigazione. In primavera hanno buttato acqua a mare per 45 giorni, noi ci siamo ostinati a coltivare questa terra, ma senza irrigazione la vite non sopravvive. Abbiamo perdite del 70% e non vediamo futuro per queste coltivazioni. Se lo Stato ci garantisce l'acqua noi continuiamo a coltivare queste terre, altrimenti ce lo dicano chiaramente e diamo i terreni al fotovoltaico e all'eolico. E qua diventa un deserto".

 

"La mancata gestione del bene acqua - aggiunge un altro produttore, Vito Magaddino - sta avendo ripercussioni notevoli su cantine sociali, aziende private, famiglie e tutto l'indotto. Di contro sono aumentati tutti i costi. Questa provincia, che era tra le più vitate al mondo, oggi ha una produzione che si va riducendo anno dopo anno. Per la sopravvivenza di questo territorio l'irrigazione è fondamentale".

 

Viti bruciate dal sole nel trapanese

Viti bruciate dal sole nel trapanese

(Fonte: Cia Sicilia Occidentale)

 

L'acqua che manca

Più in generale, nei 29 grandi invasi della Sicilia, al 1° giugno 2024 restano appena 288,45 milioni di metri cubi d'acqua, contro i 520,82 milioni di metri cubi dello scorso anno il 45% in meno. Scorrendo i dati della tabella che segue, tratta dal sito web dell'Autorità di Bacino della Sicilia, si nota una cosa: la capacità di alcuni invasi è stata ricalcolata "al netto dell'interrimento" oppure riportata al lordo del fenomeno, ma con a margine il calcolo della capacità persa, chiaro sintomo di una carenza di manutenzione dell'invaso.

 

Invasi siciliani, l'acqua negli invasi a giugno 2024

(Fonte: Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia)

 

Tentativi di ottimizzare l'uso dell'acqua

Non mancano i tentativi di ottimizzare la risorsa: in provincia di Ragusa è stata destinata all'uso agricolo parte dell'acqua indirizzata più ad Ovest, alla raffineria di Gela, ed è stato disposto di attingere anche la risorsa dell'invaso Traversa Mazzaronello. Ma sono stati anche incrementati i controlli contro chi compie furti o comunque azioni non lecite nei confronti delle condutture e degli invasi.

 

Danni e intoppi burocratici

Anche per i danni da siccità a colpire gli agricoltori non è solo la mancanza d'acqua. Lo spiega Gerardo Diana, presidente del Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia, che dichiara ad AgroNotizie®: "L'andamento climatico siccitoso sulla Sicilia va avanti da oltre un anno, abbiamo già riportato danni sul raccolto dello scorso inverno, che siamo riusciti a portare sul mercato però a prezzi molto bassi, per via della modesta calibratura - con valori intorno agli 0,16 euro al chilogrammo - e sul quale occorre capire l'utilità di avere polizze assicurative contro la siccità che però riconoscono il solo danno quantitativo e non qualitativo".

 

Diana spiega poi che ci sono problemi anche su un altro fronte: "Molte domande AgriCat al momento non è possibile ancora inserirle perché hanno limitato l'inserimento degli agrumi solamente a quelli con il codice che distingue le varietà precoci da quelle medio tardive. Purtroppo l'inserimento di tale codifica generica è alternativo al codice varietà delle arance. Pertanto chiediamo di aggiornare rapidamente l'applicativo AgriCat, diversamente tutti gli agricoltori che hanno un fascicolo aziendale dove correttamente riportano la varietà, e non la mera indicazione di precocità del frutto, dovrebbero cambiarlo: un lavoro lunghissimo e per di più in conflitto con la composizione corretta del fascicolo aziendale".

 

Per quanto riguarda i ristori da 15 milioni di euro in deroga previsti dal Dl Agricoltura per le aziende siciliane colpite dalla siccità e non assicurate nello scorso inverno Diana commenta: "Stiamo cercando di capire quando e come le aziende potranno realmente beneficiarne, soprattutto occorrerà vedere quali saranno le condizioni di accesso all'istruttoria. Ma il problema sono ancora una volta i tempi, anche perché sulle campagne invernali stiamo ancora aspettando le contribuzioni da Agea sulle assicurazioni agevolate contro le calamità naturali per gli anni 2022 e 2023, che sono state peraltro già finanziate".

 

Dalla piana di Catania giunge quindi un messaggio: "Nonostante tutto come agrumicoltori, produttori di Arancia Rossa Igp, ci stiamo impegnando per garantire un prodotto che sia sempre di qualità eccellente e posso dire che almeno fino ad ora, nonostante mille difficoltà, ci stiamo riuscendo".

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Consorzi di tutela, una piattaforma di richieste

Nel frattempo, Consorzio Arancia Rossa di Sicilia nel catanese e il Consorzio Arancia di Ribera Dop, stanziato ad Agrigento, stanno lavorando insieme a una piattaforma di richieste alle istituzioni per salvaguardare la produzione delle aziende aderenti ai due consorzi, punte di diamante della rinomata agrumicoltura siciliana di qualità.

 

Collanti per la fattiva collaborazione avviata tra i consorzi di tutela, che rappresentano migliaia di produttori di arancia bionda e di arancia rossa, sono la comune preoccupazione per la gravissima siccità e l'adesione di entrambi i consorzi a Origin Italia, l'associazione alla quale aderiscono oltre 80 realtà consortili delle produzioni Dop e Igp.

 

"Tutti gli agrumicoltori siciliani fanno da anni i conti con problemi atavici in materia di gestione degli invasi e delle reti. Rischiamo la desertificazione del territorio e se non si pone riparo, con tutti i mezzi a disposizione, a questa situazione al deserto dell'agricoltura seguirà inevitabilmente anche una catastrofe economica e occupazionale", affermano i presidenti dei due consorzi di tutela Salvatore Daino e Gerardo Diana.

 

"La piattaforma di richieste allo studio dei consorzi che presiediamo è aperta alla collaborazione di tutti i consorzi, le organizzazioni di categoria agricole e di quanti hanno a cuore il futuro dell'agrumicoltura siciliana", rendono noto i vertici dei consorzi Arancia Rossa Igp e Ribera Dop.

 

Tra i punti sensibili inseriti nel documento, l'attuazione della riforma dei consorzi di bonifica, procedure semplificate per l'accesso ai fondi già stanziati dai governi (nazionale e regionale) per fronteggiare la siccità, snellimento delle pratiche burocratiche per poter ricercare e attingere acqua autonomamente e lo stop agli esosi ruoli di riscossione emessi dai consorzi di bonifica anche in assenza totale di servizi irrigui.

 

"Da imprenditori impegnati sul campo conosciamo a menadito il territorio e i problemi legati alla gestione fino a oggi fallimentare delle dighe, degli invasi e soprattutto della rete di distribuzione. Anche una situazione estrema come quella che ci troviamo ad affrontare, ormai da più di un anno, poteva essere arginata con degli interventi tecnici approvati, studiati e attuati per tempo", spiega il presidente del Consorzio di tutela Arancia di Ribera Dop Salvatore Daino.

 

"Le nostre richieste e i nostri suggerimenti sono mirati a salvare nell'immediato la stagione di commercializzazione, ormai alle porte, e a fare in modo che non ci si debba più trovare impreparati dinnanzi a eventi naturali come quello in corso", conclude Daino.

 

Invaso semivuoto in Sicilia Occidentale

Invaso semivuoto in Sicilia Occidentale

(Fonte: Cia Sicilia Occidentale)

 

Le richieste di Cia e Confagricoltura per il catanese

Intanto a Catania si è tenuta giusto il 17 luglio scorso una conferenza stampa congiunta di Cia Sicilia Orientale e Confagricoltura Catania sulla siccità.
"Non possiamo permetterci di assistere a superficialità e disattenzione dei governi nei confronti di un'agricoltura ridotta ad uno stato comatoso". A dichiararlo sono stati Giosuè Catania, commissario di Cia Sicilia Orientale, e Giosuè Arcoria, presidente di Confagricoltura Catania, alla conferenza stampa congiunta organizzata per lanciare un ultimo disperato appello alle istituzioni.

 

"Da mesi si attende lo stato di eccezionalità e la declaratoria per delimitare le zone maggiormente colpite dalla siccità e dalla mancanza di risorse idriche attuando le misure di sospensione e deroga di tutti i pagamenti in capo alle aziende - hanno aggiunto i due presidenti -. Il Governo regionale faccia valere a testa alta le ragioni della Sicilia nei confronti del ministro dell'Agricoltura e dell'intero Governo nazionale, spesso disattento e superficiale nei confronti del Sud".

 

In Sicilia si stimano ormai danni complessivi per circa 2 miliardi di euro e "Gli agricoltori non hanno più fiato in gola e ad oggi, oltre a scontare decenni di mancata programmazione, prendiamo atto che siamo all'anno zero - hanno commentato i due presidenti -. Dalle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo la politica sembra aver perso la voce e l'interesse per l'agricoltura siciliana, nonostante cariche importanti ai vertici delle istituzioni nazionali, e i pochi segnali registrati non bastano".


"Non piove da più di un anno, la Sicilia da bollino rosso già viene equiparata alle regioni del Nord Africa con una perenne siccità che ha assunto i termini di una consapevole crisi climatica. Gli invasi sono a secco, con il 50% in meno di acqua invasata rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso: 260 milioni di metri cubi di acqua di cui solo 120 milioni di metri cubi utilizzabili" aggiungono i presidenti di Cia e Confagricoltura, con riferimento probabilmente ad un dato di luglio non ancora reso pubblico da Regione Siciliana.

 

La diga Pozzillo registra un ammanco del 90% senza alcuna speranza di utilizzo per la piana di Catania. E non si prevedono da qui alle prossime settimane fenomeni piovosi, anzi prolungate temperature torride che stringono la Sicilia in una morsa di fuoco" concludono Catania e Arcoria.

 

"Stiamo assistendo ad un impoverimento continuo del tessuto economico e sociale nel nostro territorio - hanno sottolineato anche i vicepresidenti Salvatore Grosso e Vincenzo Romeo - con gravi ripercussioni sulle aziende cerealicole e zootecniche innanzitutto, ma a seguire, tutto il resto delle produzioni".

 

"Le prime stime di quest'anno parlano del 60% di produzione in meno in Sicilia di grano e di un 80% in meno di foraggio nelle province di Catania e nel basso ennese. Centinaia di campi cerealicoli sono vicini alla desertificazione; il prezzo del grano, nonostante le poche quantità, registra prezzi poco remunerativi e la Sicilia rimane condannata alle importazioni di grani di dubbia provenienza e cattiva qualità" hanno sottolineato Grosso e Romeo.

 

Per i due vicepresidenti "Le aree più interne, dove gli allevatori sono costretti a portare a macellazione i capi più anziani, sono destinate allo spopolamento. Almeno 2mila ettari di superfici di agrumeti (nelle aree dove da due anni non si distribuisce acqua dalla bonifica o nelle aree prive di pozzi artificiali) sono in abbandono, con un essiccamento irreversibile delle chiome. Quest'anno non ci saranno né carciofi né ortaggi da pieno campo, né produzione di olive".

 

"Se è vero che non piove da un anno, altrettanto vere sono le responsabilità - hanno sottolineato con delusione Giosuè Catania e Giosuè Arcoria - se in tanti comuni non c'è l'acqua per bere e si assiste a lunghe turnazioni; se gli invasi sono vuoti; se le reti restano fatiscenti; se non si sono trovate le soluzioni pianificate attraverso un piano straordinario di interventi".

 

"Il cambio di passo si rende necessario - hanno sottolineato Catania e Arcoria - non solo per la programmazione degli interventi in rete sul medio e lungo periodo, ma anche per l'emergenza".

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Le richieste delle organizzazioni

Decretare la eccezionalità della crisi climatica in Sicilia e procedere alla declaratoria di stato di calamità naturale, attuando le misure di sospensione e deroga di tutti i pagamenti in capo alle aziende (imposte, tributi, assuntori di mano d'opera); procedere all'esonero dei ruoli consortili irrigui e ordinari degli ultimi due anni; individuare forme di ristoro economico per le aziende agricole; utilizzare le poche risorse idriche per salvare le campagne, anche se riesce difficile capire come. Infine, Confagricoltura e Cia stigmatizzano le "gravi responsabilità della Regione nel non aver avuto la capacità di captare e conservare le acque piovane e del sottosuolo, depurare le acque reflue, intervenire con efficacia nelle manutenzioni e nella sostituzione delle condotte colabrodo responsabili delle copiose perdite vicine al 50%".

 

Inevitabile il riferimento dei due rappresentanti di Cia Sicilia Orientale e Confagricoltura Catania alla mancata riforma dei consorzi di bonifica, al palo da ben 29 anni, e al Piano Idrico che con una dotazione di 1,6 miliardi, si spera non sia un altro flop, come lo sono stati i 31 progetti bocciati e gli interventi ancora non conclusi per il completamento dell'invaso Pietrarossa, la pulizia degli scarichi di fondo degli invasi e il paradosso dell'invaso di Lentini che pur avendo l'acqua non si può utilizzare a pieno regime.

 

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