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Riecco l'influenza aviaria

Un nuovo episodio in provincia di Bologna ha coinvolto oltre centomila ovaiole. Il virus è diffuso in molti paesi della Ue e sono a rischio i commerci internazionali di prodotti avicoli

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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L'ultimo episodio di influenza aviaria si è verificato in un allevamento con più di 130mila galline ovaiole
Fonte foto: david goehring

A Verona colpiti 15mila tacchini, a Pordenone un piccolo allevamento rurale con colombi e quaglie, a Chivasso, in provincia di Torino, un altro piccolo allevamento con poche galline e qualche oca.
Sono gli ultimi casi di influenza aviaria presenti in Italia, ancora sottoposti alle misure di protezione e di sorveglianza, ma tutti già sotto controllo, tanto da considerare estinto il focolaio di infezione.

Un nuovo focolaio
Ma un nuovo allarme arriva dalla provincia di Bologna, dove il virus ha colpito un grande allevamento a Mordano con oltre 130mila galline ovaiole all'inizio della fase di deposizione.
Come in tutti i casi precedenti il ceppo virale ad alta patogenicità è l'H5N8, come confermato l'8 aprile dal Centro di referenza nazionale su questa patologia, che ha sede presso l'Istituto zooprofilattico delle Venezie.

Gli episodi precedenti
Già a inizio anno, come riportato da AgroNotizie, l'influenza aviaria aveva fatto la sua comparsa in alcune province venete, fra Venezia e Padova, per poi presentarsi in Lombardia (Mantova) ed Emilia Romagna (Sorbolo, in provincia di Parma).
Tutti episodi presto messi sotto controllo, pur se a fronte di forti penalizzazioni sia per gli allevamenti colpiti sia per quelli delle zone di protezione (3 km di circonferenza) e di sorveglianza (10 km di circonferenza).

Stretta sanitaria
A fronte di questi nuovi episodi il ministero della Salute ha emanato una circolare con la quale si rafforzano le misure di riduzione dei rischi di trasmissione del virus nelle zone considerate ad alto rischio e che comprendono oltre a Veneto, Lombardia e Piemonte, anche Lazio e Umbria.

In queste aree vigono nuovi obblighi, fra i quali il divieto di allevare pollame all'aria aperta e di utilizzare acqua proveniente da serbatoi ai quali possono avere accesso i volatili selvatici, principali indiziati nella trasmissione della malattia.

Inoltre mangimi e lettiere dovranno essere stoccati in modo da impedire il contatto con volatili selvatici e altri animali. Deroghe a questi obblighi potranno essere concesse solo in presenza di misure di biosicurezza verificate dai Servizi veterinari.

Le conseguenze
L'Italia non è la sola a dover fare i conti con l'influenza aviaria. Nei primi giorni di aprile il virus si è presentato ad esempio in Austria, in Belgio, in Bulgaria, in Francia, in Germania e in Grecia.
Inevitabili le conseguenze negative sia per i commerci interni, sia per le esportazioni delle produzioni avicole verso i paesi terzi. Fra questi la Russia, che già a febbraio, all'indomani degli episodi di influenza aviaria in alcuni paesi Ue, aveva predisposto la chiusura delle sue frontiere.

Problemi che per l'Italia potranno essere ridotti al minimo grazie alla prontezza dei nostri servizi veterinari - fra i migliori nella Ue - che hanno già dimostrato la propria efficienza nel mettere sotto controllo anche questi nuovi episodi di influenza.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: carne export veterinaria uova salute animale avicolo

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