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Un "tavolo" per l'influenza aviaria

Ancora un episodio della malattia in Veneto, che fa seguito a quelli che da inizio anno si susseguono al Nord. Le regioni settentrionali intendono presentare il conto a Roma e poi a Bruxelles

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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L'ultimo episodio di influenza aviaria, il 37esimo da inizio anno, si è verificato l'11 settembre nel padovano, in un allevamento di oche e anatre
Fonte foto: © iPics - Fotolia

Ancora un caso di influenza aviaria.
Anche questa volta causato da un ceppo virale ad alta patogenicità, l'H5N8. Accade a Padova, proprio mentre a Milano si svolge l'incontro promosso dall'assessore all'Agricoltura del Veneto, Giuseppe Pan, con i colleghi delle regioni del Nord, per chiedere al governo, e in particolare al ministero per le Politiche agricole, interventi ad hoc per il settore avicolo.
 

I nuovi casi

Ad essere coinvolto in quest'ultimo episodio è un agriturismo del padovano dove sono presenti circa 1500 esemplari fra anatre e oche.
Pochi giorni prima, a inizio settembre, il virus era comparso nel cremonese in un allevamento di tacchini da carne, dove sono presenti oltre 23mila capi.

È lungo l'elenco degli allevamenti coinvolti nel solo mese di settembre, dal veronese sino a Pavia e poi a Lodi. Da inizio anno sono 37 i focolai di influenza aviaria registrati dall'Istituto zooprofilattico delle Venezie, che hanno coinvolto molte regioni del Nord, dal Friuli al Piemonte.
 

Il "tavolo" interregionale

Ma a pagare il maggior scotto sono Veneto e Lombardia, che hanno registrato rispettivamente 17 e 15 focolai di questa malattia virale sino ad oggi. Una situazione pesante, anche per le conseguenze economiche che ne derivano agli allevamenti, tanto che gli assessori all'Agricoltura di queste regioni hanno deciso di concertare le strategie da mettere in atto per fronteggiare la situazione e per chiedere interventi a sostegno del settore.

Fra le richieste quella di allargare gli indennizzi già previsti per i danni diretti, come l'abbattimento degli animali, anche ai danni indiretti che conseguono alle mancate produzioni e ai tempi di riavvio dell'attività produttiva.
 

Le richieste

Le Regioni coinvolte si sono già dichiarate disponibili a intervenire in compartecipazione sul secondo pilastro della Pac, da affiancare a politiche di sostegno al settore avicolo.

Al contempo si rende opportuno mettere a punto un sistema assicurativo che copra gli allevatori da queste emergenze sanitarie.

Non vanno infine trascurate le ripercussioni sui mercati. Benché l'influenza aviaria non abbia alcuna conseguenza per l'uomo, la comparsa di queste patologie si riflette negativamente sui consumi.
 

Campagna di promozione

Nella nota congiunta degli assessori all'Agricoltura che hanno partecipato all'incontro si chiede al ministero per le Politiche agricole di farsi carico di una grande campagna di comunicazione per la promozione delle produzioni nazionali di qualità.

La grande distribuzione organizzata è poi invitata a dare la preferenza a carni avicole e uova di provenienza italiana, riconoscendo la giusta remunerazione a chi le produce. E quest'ultima è forse la parte più difficile.
 

Tutti a Roma

Un primo risultato, intanto, il tavolo avicolo interregionale lo ha già raggiunto.
Mercoledì 20 settembre 2017 le regioni interessate dall’epidemia (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia), insieme alle associazioni dei produttori, saranno a Roma, al ministero per le Politiche agricole, per concordare il dossier di richiesta delle misure di sostegno da inoltrare dell’Unione Europea.
Vedremo quali saranno i risultati.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: veterinaria avicolo malattie infettive

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