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Pomodoro da industria, il punto sulla stagione 2017

AgroNotizie ha chiesto ai protagonisti del settore il presente ed il futuro della pianta simbolo del made in Italy

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Si stimano circa 5 milioni di tonnellate, un po' più delle previsioni. La campagna è stata influenzatata da gran caldo e poca acqua
Fonte foto: © umberto leporini - Fotolia

Le previsioni 2017 parlano di 4,9 milioni di tonnellate di pomodoro da industria in Italia (fonte dati: Association Méditerranéenne internationale de la Tomate), ma da verificare a fine campagna. In calo rispetto al 2016 (-5%). La causa principale è probabilmente da ricercarsi nella diminuzione di circa il 7% degli ettari di terreno destinati alla sua coltivazione (oggi circa 72mila). In base a questa previsione l'Italia è il terzo produttore mondiale, dietro Usa e Cina. Pressano la Spagna, la Turchia e l'Iran.

Il settore del pomodoro da industria in Italia rimane comunque tra le eccellenze dell’agroalimentare e del made in Italy sui mercati esteri. Ha però bisogno di una sua riqualificazione per competere con i principali player mondiali, visto anche la stagnazione dei consumi.
Il giro d’affari del settore supera i 3,2 miliardi di euro, con una quota d’export del 60%. Dei circa 1,6 miliardi esportati del 2016 il 68% è stato assorbito da paesi europei, il 10% dall’Asia, il 9% dalle Americhe ed Africa e il 4% da Oceania.
 

La produzione al Nord Italia

"Ad oggi è stato lavorato oltre il 60% del pomodoro contrattato - spiega Tiberio Rabboni, direttore dell'Oi pomodoro Nord Italia -. Il Brix medio è di 4,75, un buon risultato. La campagna 2017 è in anticipo di alcuni giorni rispetto agli anni scorsi, viste le temperature elevate di quest'estate.
È una campagna dai ritmi molto intensi, ma è soprattutto un’annata durante la quale si è dovuta fronteggiare la crisi idrica. La siccità ha messo in difficoltà in particolare alcune zone: a Parma e Piacenza, ad esempio, si è avuto il 70% di precipitazioni in meno rispetto allo scorso anno. Le riserve idriche si sono ridotte ai minimi termini e solo l’attenzione della filiera nella ricerca di varietà sempre meno idroesigenti ed il ricorso a tecniche di irrigazione sempre più mirate ha permesso di contrastare questa difficoltà.
Però la crisi idrica non è un’emergenza sporadica, bensì cronica che richiede interventi di medio lungo termine, primo tra tutti la realizzazione di idonei invasi in cui immagazzinare l’acqua nei periodi dell’anno in cui è presente".

 
Crescono le superfici a biologico, +6,6% al Nord Italia
(Fonte foto: © Stefano Neri - Fotolia)

"Un dato molto positivo - continua Rabboni - è l’aumento delle superfici coltivate con pomodoro biologico: sono quasi raddoppiate in due anni passando dai 1.316 ettari del 2015 agli attuali 2.310, pari al +6,6%. Il futuro però ci mette davanti a molte sfide.
Un primo impegno, che ha trovato pieno appoggio in questi giorni anche nelle dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, è quello d'introdurre anche per i derivati del pomodoro l’etichetta di origine obbligatoria. La filiera del Nord Italia è disponibile a sperimentare da subito l’etichettatura che rappresenta un'ulteriore tutela per la qualità del made in Italy e per gli stessi consumatori.
Come Oi chiediamo che a livello europeo - come proposto in occasione dell’audizione alla Commissione agricoltura della Camera di fine giugno - sia introdotto l’obbligo d'indicazione del Paese di origine della materia prima utilizzata, con la facoltà per i produttori di ricorrere ad una delle seguenti diciture: 'Singolo paese di origine europeo', se tutta la materia prima giunge da un unico paese; 'Origine in Ue', quando la materia prima agricola proviene da due o più paesi dell’Ue, ma solo da essi; 'Origine extra Ue', quando anche solo una quota della materia prima proviene da paesi extra Ue; 'Origine in un singolo paese extra Ue' quando la materia prima proviene da uno specifico paese extra Ue".

 
Produrre pomodoro costa sempre di più, solo la quantità paga
(Fonte foto: © Illustrez Vous - Fotolia)
 


La produzione al Sud Italia

Nel Mezzogiorno si concentra un gran numero di aziende di trasformazione e produzione di pomodoro. Da sempre c'è un forte legame tra l'oro rosso e questo territorio. Per garantirne lo sviluppo c'è bisogno però di una filiera aperta, non a compartimenti stagni, capace di dialogare e confrontarsi. 
"La stagione produttiva sta per terminare - spiega Gennaro Velardo, presidente di Italia Ortofrutta -, in anticipo di alcuni giorni rispetto al normale. Possiamo dire che è stata positiva, anche se momenti di difficoltà ne abbiamo avuti a causa della concentrazione di prodotto durante alcuni periodi. Dovremmo chiudere con 23-24 milioni di quintali, in linea con la programmazione concordata inizialmente.
Gli aspetti contrattuali sono stati rispettati dalle aziende di trasformazione, ma crediamo che in un futuro prossimo sia necessario sedersi ad un tavolo tutti assieme (produzione, industrie e istituzioni) per dialogare al meglio e trovare nuove soluzioni. Chi produce pomodoro è al limite e oltre non può andare: i costi sono sempre più alti e chi non fa quantità non fa reddito. Siamo d'accordo con quanto proposto in occasione dell’audizione alla Commissione agricoltura della Camera di fine giugno sull'etichettatura, ma è necessario andare oltre perché solo questo non basta".

 
Fase di lavorazione del pomodoro da industria
(Fonte foto: © Consorzio Casalasco)
 

Made in Italy e creazione del valore

La raccolta al Consorzio Casalasco è ad oggi all’incirca al 75%, in linea con il programma pianificato. Al momento il prodotto ritirato non ha presentato particolari problemi, né a livello qualitativo né a livello quantitativo. La resa ad ettaro si aggira sugli 800-850 quintali. La qualità della materia prima è medio-alta.
Paolo Voltini, presidente del Consorzio Casalasco, ricorda che l'Italia è il terzo produttore mondiale: un settore la cui tutela "passa obbligatoriamente attraverso la valorizzazione del made in Italy, delle sue filiere e dei suoi produttori agricoli. Oggi è importante ottenere l’obbligatorietà sulla provenienza della materia prima in etichetta, come già fatto per altri prodotti. Oltre a questo è fondamentale la programmazione e l’innovazione, sia in termini di prodotto sia di packaging per soddisfare le richieste di un mercato sempre più esigente.
Il Consorzio Casalasco è prima di tutto una filiera agricola, che da sempre cerca di valorizzare la materia prima conferita dai soci. I marchi (n.d.r. Consorzio Casalasco è titolare dei marchi Pomì e De Rica) hanno l’obiettivo di veicolare e comunicare al consumatore finale i valori che stanno alla base della cooperativa, come l’origine 100% italiana, la tracciabilità, la filiera corta, la sostenibilità ambientale e sociale. Per questo la strategia parte dall’incremento della base sociale per arrivare ad una penetrazione dei mercati internazionali basata sulla qualità e trasparenza dei processi produttivi e di trasformazione".

 
Il ministro Martina ha chiesto d'introdurre per tutti i derivati del pomodoro l’etichetta di origine obbligatoria
(Fonte foto: ©Biolchim)


La parola agli industriali

“E' stata una campagna particolare - dice Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav -, influenzata dal gran caldo e dalla poca acqua.
La resa produttiva è stata buona, mentre la resa industriale è stata sotto la media. Il volume complessivo di materia prima a fine stagione sarà di circa 5 milioni di tonnellate, un po' di più di quanto pianificato. Questo però non dovrebbe creare problemi al settore, visto che le giacenze di scatolame della scorsa stagione erano quasi esaurite. 
Come Anicav siamo sin d’ora disponibili ad accompagnare il percorso delineato dal ministro Martina per giungere alla rapida adozione di un decreto che disciplini l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine del pomodoro utilizzato per la produzione di tutti i derivati, che possa finalmente porre un argine alle speculazioni ed alle polemiche degli ultimi anni e garantire al consumatore la massima trasparenza. Nel caso di polpa e pelati questa etichettatura toglierà alibi anche se sarà necessaria un’omogeneizzazione tra la regolamentazione nazionale e quella comunitaria.
Nel caso della passata già dal 2004 la legge impone l'etichettatura d'origine ed il suo ottenimento solo da pomodori freschi. Dal 2006 inoltre è obbligatorio inserire la provenienza del pomodoro fresco usato, a più ampia tutela del consumatore.
Il concentrato è un'altra storia. Le nostre eccellenza non vengono usate per questa produzione. Arriva principalmente da Usa, Spagna, Portogallo, Cina (in base al valore del dollaro) e poi qui è ritrasformato. Sulla confezione vengono riportate, distintamente, le informazioni su 'Paese di trasformazione' (Ue o non Ue) e 'Paese di confezionamento' (Italia)".


L’indicazione di origine in etichetta completerebbe il percorso già avviato dalle aziende di Anicav in materia di sicurezza alimentare, rendendo obbligatorio ciò che volontariamente, nella quasi totalità dei casi, le imprese già fanno indicando sull’etichetta la provenienza italiana del pomodoro, un prodotto 100% made in Italy.


Per informazioni sul pomodoro da industria (guarda la pagina dedicata) e sulle varietà da coltivare è possibile consultare Plantgest.com. Al suo interno approfondimenti sulle novità varietali e tecniche per rimanere sempre aggiornati in pochi minuti.

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