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Riso biologico, come controllare le malerbe

Pacciamatura e sarchiatura sono le due tecniche utilizzate dai risicoltori: leggi i principali vantaggi e le relative controindicazioni

Barbara Righini di Barbara Righini

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Nessuno dei metodi porta però ad un controllo totale delle infestanti
Fonte foto: © Tim UR - Fotolia

Con i prezzi del riso in picchiata, accedere al mercato biologico, che vanta condizioni migliori, attira molti agricoltori.
Una delle problematiche da affrontare però, quando si decide di passare al biologico, è riuscire nel controllo delle malerbe, una sfida che riguarda tutte le colture ma che, nel riso, si fa ancora più ardua da vincere.
Ad oggi le tecniche conosciute, non disponendo di sostanze autorizzate ed escludendo la monda manuale, si possono riassumere fondamentalmente in due: la pacciamatura e la sarchiatura. Nessuno dei metodi porta comunque a un controllo totale delle infestanti.

La sarchiatura, che sia effettuata con un erpice strigliatore o con la nuova macchina Rot Green di Metal.Co, comporta l'intervento tempestivo dell'attrezzo, su terreno asciutto, prima che l'infestante prenda il sopravvento. D'aiuto, per dare maggiore vantaggio alla pianta del riso, può essere, in questo caso, la tecnica del trapianto.
Ci sono però alcune controindicazioni: "La pioggia crea problemi" spiega Giuseppe Sarasso, agronomo dell'Accademia dei Georgofili. "Questa tecnica funziona meglio su terreni sabbiosi, che quindi asciugano velocemente. Altro problema che insorge con il tempo è che, anno dopo anno, non riuscendo a controllare al 98%-99% l'infestante come avviene nell'agricoltura convenzionale, si va ad aumentare la banca semi in campo".

Per quanto riguarda la pacciamatura, questa può essere messa in pratica con teli biodegradabili oppure con la tecnica 'verde', quindi seminando in autunno una graminacea come il loietto per poi abbatterla. I teli biodegradabili vengono stesi con un'apposita macchina che, contemporaneamente, buca il film plastico e semina il riso. In assenza di luce, sotto il telo, le infestanti non nasceranno.

"La principale problematica dell'utilizzo di teli biodegradabili è il costo di questa tecnica" ha continuato Giovanni Sarasso. "Non tutto il campo è seminato dal momento che c'è da considerare lo spazio fra un telo e l'altro. In aggiunta, i teli vanno sostituiti ogni anno. Inoltre non tutte le infestanti vengono controllate. Alcune rizomatose per esempio riescono a bucare il film. Si potrebbe risolvere aumentando lo spessore del telo, questo farebbe però salire ulteriormente i costi".

Diverse le problematiche della pacciamatura 'verde'. Con questa tecnica si semina il loietto in inverno. In primavera si trasemina il riso nel loietto per poi terminare la coltura invernale con un rullo crimper. Il campo viene in seguito allagato in modo che il loietto non possa sopravvivere e crei una pacciamatura naturale sul terreno.
"Bisogna essere molto bravi a controllare l'acqua" ha spiegato Sarasso. "Quando si allaga la risaia il loietto inizia a fermentare producendo sostanze tossiche. Queste sostanze attaccano i semi delle infestanti ma, se non si è molto rapidi a sostituire l'acqua tossica con acqua pulita, le stesse sostanze uccideranno anche il seme del riso".

C'è poi da chiedersi cosa succederebbe nel caso moltissimi risicoltori adottassero contemporaneamente questa tecnica: "Il sistema riesce a diluire l'acqua tossica nel caso ci siano poche parcelle coltivate in questa maniera, ma se nei canali fossero riversate contemporaneamente, da diversi campi, acque ricche di sostanza tossica è probabile che anche il riso soccomberebbe".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: riso biologico difesa mercati Riso bio, il controllo delle malerbe

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