"Il report di sostenibilità, anche detto bilancio di sostenibilità, credo sia una bella opportunità per le aziende agricole, anche per far capire al consumatore o comunque a un soggetto terzo come un potenziale investitore, come l'azienda agricola si comporta esattamente per quanto riguarda la sostenibilità, ambientale e sociale. Nel bilancio di sostenibilità sono contenuti i dati".

 

Così Marco Comini, partner della società Uniaudit ed esperto di tematiche Esg, bilanci di sostenibilità e normativa Csrd, Corporate Sustainability Reporting Directive.

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Per Comini, che abbiamo intervistato, iniziare ad approcciare il tema del bilancio di sostenibilità è fondamentale, anche per un'azienda agricola di medie dimensioni. "La sostenibilità sta diventando un tema che ha a che fare con la capacità delle aziende di stare sul mercato. Per tante grandi aziende diventerà, a breve, un obbligo. Le piccole e piccolissime sono destinate a rendicontare perché trascinate dalle necessità delle capofiliera, come può essere un cooperativa o un consorzio".

 

Uniaudit, società di Bologna ora parte del network internazionale Moore, si occupa di revisione contabile, servizi di assurance nel ruolo di enti terzi e consulenza in tema appunto Esg. "Un ramo d'azienda è interamente dedicato ai servizi di sostenibilità. Ci occupiamo del tema fin dal 2009-2010. Uniaudit infatti nasce con un focus sulle cooperative e il mondo cooperativo si occupa di sostenibilità fin da tempi non sospetti", ci ha spiegato ancora Comini.

 

Il bilancio di sostenibilità, obblighi di legge o no, diventerà in un futuro vicinissimo essenziale. Le grandi aziende saranno obbligate a redigerlo dalla Direttiva europea Csrd che sta per essere recepita in Italia e le medio/piccole si troveranno ad essere coinvolte per non perdere clienti, credibilità o possibilità di accesso al credito. Per loro il report di sostenibilità sarà volontario.

 

"Il bilancio di sostenibilità - ha continuato Marco Comini - è un mezzo, uno strumento, attraverso il quale un'azienda comunica in maniera chiara e sistematica i propri risultati non solo economici ma anche in ambito ambientale e sociale. Comunica poi in che modo la governance è coinvolta. Lo scopo è immettere informazioni sul mercato. Serve sostanzialmente a dialogare con i propri stakeholder e a fare in modo che essi prendano decisioni economiche mirate e fondate su queste informazioni", ha aggiunto.

 

La Direttiva Csrd obbliga al bilancio di sostenibilità, a partire già da quest'anno, con effetti nel 2025, un numero via via crescente di imprese. Quelle non quotate, con ricavi netti superiori a 50 milioni e più di duecentocinquanta dipendenti saranno obbligate con effetti dal bilancio 2025 redatto nel 2026. Il bilancio di sostenibilità infatti sarà incluso nella relazione sulla gestione, inoltre dovrà essere revisionato e sottoposto a verifica da enti terzi come revisori legali o un'impresa di revisione contabile.

 

Bilancio di sostenibilità, da dove cominciare?

Per una piccola o media impresa agricola redigere un bilancio di sostenibilità può sembrare un'impresa titanica e, dato il fatto che non c'è obbligo di legge, la tentazione potrebbe essere quella di rimandare l'appuntamento con gli esami. Una scelta che potrebbe costare cara, ma da dove cominciare?

 

"Chi inizia a raccogliere i dati per poi redigere il bilancio di sostenibilità non si trova davanti a un foglio bianco" ha rassicurato ancora Comini. "Ci sono principi di rendicontazione e standard che guidano l'azienda. In caso si sia obbligati dalla Direttiva citata si applicheranno regole precise dello standard europeo Esrs. Chi invece redige un bilancio di sostenibilità volontario può seguire uno standard specifico, studiato per il settore agricolo: il GRI 13, emesso dal Global Sustainability Standards Board. Gli standard hanno un indice, una struttura dove si riportano i dati in materia ambientale per esempio, i consumi d'acqua, lo sfruttamento del suolo, i consumi energetici, l'uso di fitofarmaci, eccetera".

 

Per poter compilare un bilancio di sostenibilità è necessario ovviamente essere in possesso di tutti i dati. "Quando inizio ad aderire ai principi di rendicontazione, il primo investimento da fare è quello in governance, in tempo e in impegno del management aziendale. Serve un team misto, interno ed esterno all'azienda per raccogliere i dati. Per esperienza abbiamo visto che team formati da soli consulenti esterni non funzionano. Si va avanti se l'imprenditore è direttamente coinvolto. Si costruiscono gli indicatori assieme ai consulenti, serve però un sistema di reportistica interna, anche un banale foglio Excel può andare bene".

 

Fra i temi che vengono toccati dallo standard GRI 13, con quantificazioni precise, ci sono i seguenti: emissioni di gas serra, uso di fertilizzanti organici e inorganici, consumi di acqua, di energia, per quanto riguarda l'ambiente. C'è poi la parte dedicata al sociale, sostanzialmente collegata ai diritti del lavoro. "Un bilancio di sostenibilità è fatto bene se è veritiero e corretto. Se ti attieni alle linee guida per la costruzione, hai già fatto il 95% del lavoro. Fondamentale - ha sottolineato con forza Comini - è che vi sia coerenza fra quello che si fa e quello che si dichiara. La trasparenza è centrale. Va messo in evidenza ciò che si è fatto e ciò che si intende fare per migliorare la sostenibilità, ma se lo dichiari ti devi poi impegnare per raggiungere il risultato, altrimenti si perde credibilità".

 

Redigere un report di sostenibilità ha certamente un costo, ma i vantaggi ottenuti non sono solo in termini di immagine, di accesso accredito e di rapporti con clienti e consumatori, investire in sostenibilità, quantificando gli impatti dell'azienda e misurando, raccogliendo dati, può avere vantaggi anche immediatamente tangibili.

 

"Abbiamo grandi aziende - ha raccontato in conclusione Marco Comini, partner della società Uniaudit ed esperto di tematiche Esg, bilanci di sostenibilità e normativa Csrd - che dopo aver redatto il bilancio di sostenibilità hanno rivisto i loro processi, hanno ingegnerizzato le filiere produttive perché hanno avuto evidenza degli sprechi. Il costo di un bilancio di sostenibilità è per prima cosa in tempo e in impegno. In termini economici è difficile dare una misura, dipende molto da quanto l'azienda vuole andare in profondità, fino a dove vuole spingersi con la rendicontazione".

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Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione in data 25 luglio 2024. È stato specificato che le imprese non quotate, con ricavi netti superiori a 50 milioni e più di duecentocinquanta dipendenti, saranno obbligate con effetti dal bilancio 2025 redatto nel 2026 e non dal bilancio 2026.