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Una Mano per i Bambini

Il flop del mais italiano minaccia le Dop zootecniche

L'ennesima annata nera sofferta dai cerealicoltori potrebbe ostacolare il reperimento di alimenti prodotti in loco come richiesto dai disciplinari di formaggi e prosciutti a denominazione d'origine. L'allarme lanciato nel corso della Giornata del mais

Alessandro Amadei di Alessandro Amadei

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La Giornata del mais 2017 è stata organizzata dal Crea-Unità di ricerca per la maiscoltura

Indietro come i gamberi. La maiscoltura italiana continua a perdere colpi e deve fare i conti con un altro anno nefasto, il 2016, in cui ha perso per strada ettari di coltura e soprattutto tonnellate di prodotto. E in cui il tasso di autosufficienza nazionale è sceso al di sotto del 60%, aprendo la strada alle massicce importazioni di granella dall'Est Europa, Ucraina in primis.

E' questo lo scenario tratteggiato a Bergamo, in occasione della Giornata del mais 2017 organizzata dal Crea-Unità di ricerca per la maiscoltura, e a cui hanno preso parte i principali protagonisti della filiera maidicola tricolore.

I dati disponibili mettono impietosamente a nudo una situazione certamente critica, che qualcuno ha voluto paragonare addirittura alla sconfitta di Caporetto sofferta dall'Italia esattamente un secolo fa: mentre a livello internazionale la produzione di granella è aumentata, proiettando le riserve mondiali su livelli record, nel 2016 il Bel Paese è arretrato ancora una volta: circa 650mila gli ettari seminati a mais (-10% sul 2015, anno in cui già si era perso il 16% di superfici dedicate), per una produzione nazionale scesa a circa 6,6 milioni di tonnellate (-7% sul 2015).
Siamo dunque tornati, è stato ripetutamente sottolineato a Bergamo, ai livelli registrati agli inizi degli anni '90.
 
Aflatossine e Don
La coltura perde letteralmente terreno soprattutto a Nord-Est (Veneto, Friuli ed Emilia Romagna), mentre resistono poche province vocate (tra queste Cuneo, Bergamo, Brescia e Rovigo).
A livello comunitario l'Italia slitta al quarto posto, sia come estensioni che come produzione.

In leggero recupero soltanto le rese, la cui media nazionale si è attestata, nel 2016, di poco al di sopra dei 100 quintali per ettaro.
Qualche criticità anche per quanto riguarda la sanità della granella: i dati raccolti dalla ricerca pubblica ("Rete qualità mais") parlano infatti di un 12% dei campioni raccolti nel Nord Italia contaminati dall'aflatossina B1, mentre picchi di deossinivalenolo sono stati rinvenuti nei campioni provenienti dal Piemonte e da altre aree della pianura padana.
 
Cresce l'import
Alla luce della débâcle produttiva, non devono sorprendere le cattive notizie relative al tasso di auto-approvvigionamento nazionale, che dal 63% del 2015 nello scorso anno dovrebbe essere ulteriormente sceso al di sotto del 60%. Sempre stando alle proiezioni disponibili, nel 2016 l'Italia avrebbe importato 5 milioni di tonnellate di prodotto, provenienti per circa un terzo dall'Ucraina e costate nel loro complesso circa un miliardo di euro. Ma solo perché lo scorso anno il prezzo della commodity è risultato piuttosto basso, come ben sanno i maiscoltori italiani.

E a proposito di prezzi, le previsioni per i mesi a venire parlano di calma piatta: a livello europeo i corsi dovrebbero subire un lieve rialzo, ma certamente non tale da restituire entusiasmo e vigore ai nostri agricoltori.
 
Strategie di rilancio
Ed è proprio su come dare maggiore competitività alla filiera maidicola italiana che si sono confrontati gli esperti e le associazioni di settore (Assosementi, Associazione italiana maiscoltori, Associazione italiana raccoglitori essiccatori stoccatori e i mangimisti dell'Assalzoo) intervenuti alla giornata di Bergamo.

Inserimento del mais nel prossimo Piano nazionale cereali; fondi alla ricerca pubblica a sostegno dei monitoraggi e degli studi sulle performance varietali; porte aperte alle new breeding technologies: queste, in estrema sintesi, le misure invocate dai presenti.

Nella consapevolezza che il rilancio del mais è strategico anche per la nostra zootecnia e per la tenuta dei suoi prodotti-simbolo: "l'arretramento della produzione nazionale di mais - ha infatti osservato Giulio Usai di Assalzoo (Associazione tra i produttori di alimenti zootecnici) - mette a rischio anche le nostre produzioni Dop, i cui disciplinari prevedono elevate percentuali di alimenti prodotti in loco. Ecco perché l'inserimento del mais nel Piano nazionale cereali è indispensabile".

Alessandro Amadei/Allevatori Top

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura mais cereali

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