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Il pescheto del futuro è sostenibile

Bayer ed il Consorzio agrario di Ravenna propongono un nuovo approccio per la coltivazione delle pesche in Romagna

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Info aziende
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Oggi sono una decina le aziende che hanno scelto il 'Pescheto sostenibile': il guadagno economico può arrivare a 2-3 mila euro ad ettaro
Fonte foto: © Agronotizie

La peschicoltura italiana è in crisi ed è necessario un cambio di rotta, per far sì che gli agricoltori possano tornare a produrre reddito. Una ripresa che passa però da piani agronomici ben precisi, capaci d'includere in chiave integrata gli aspetti della nutrizione, dell’irrigazione, delle lavorazioni meccaniche e della difesa fitosanitaria. In quest'ottica Bayer e il Consorzio agrario di Ravenna nel 2013 hanno intrapreso un progetto di sostenibilità per sviluppare il "Pescheto sostenibile", che nel 2016 è diventato realtà.

"Il pescheto sostenibile significa coltivare pesche rispettando regole agronomiche ben precise - spiega Paolo Amadei, tecnico del Consorzio agrario di Ravenna - e capaci di ridurre i costi di produzione, aumentare la qualità dei frutti, essere sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale. 
Ma quali sono i punti salienti di questo progetto? Per prima cosa abbiamo agito sul diradamento dei fiori automatizzandolo, attraverso una macchina innovativa chiamata Darwin (dell'azienda francese Fruit-Tech). In questo modo la qualità produttiva è migliorata ed anche il successivo diradamento manuale dei frutti è calato del 40% in termini di ore. Poi abbiamo agito sulla nutrizione delle piante attraverso una fertirrigazione precisa ed attenta.
Il terzo aspetto è stato ottimizzare i turni e i volumi d'irrigazione, attraverso l'uso di sonde Fdr (Frequency domain re-ectometry) che attivano automaticamente l’irrigazione ogni volta che il grado di bagnatura del substrato di coltivazione scende al di sotto di un valore programmabile. 
Il quarto aspetto è stato il miglioramento dell'uso dei fungicidi, attraverso il controllo della maturazione dei frutti con calibri che ha permesso di posizionare il trattamento fungicida antimonilico nel momento più adatto. Non dimentichiamo che alla riduzione dei costi si accompagna un miglioramento della qualità, sia per pezzatura che per serbevolezza
".
 

"Volevamo trovare soluzioni e dare risposte alle domande della produzione - spiega Paolo Bacchiocchi, tecnico commerciale di Bayer -. Per portare avanti al meglio questo progetto abbiamo deciso d'inserire gli agrofarmaci più importanti ed innovativi, capaci di essere in linea con questa nuova filosofia. Tra tutti spiccano il Movento 48 SC contro afidi e cocciniglie ed il Luna Experience contro Oidio e Monilia. 
In particolare quest'ultimo è un fungicida antimonilico a base di Fluopyram e Tebuconazolo. La perfetta complementarietà e la sinergia dei due principi attivi consente a Luna Experience di offrire massima efficacia, ampio spettro d’azione, grande resistenza al dilavamento e protezione rapida e duratura di tutta la pianta. Inoltre, l’associazione di due diversi meccanismi d’azione limita fortemente il rischio di sviluppo di resistenze da parte dei funghi. Abbiamo inoltre riscontrato un miglioramento della qualità e della conservabilità dei frutti lungo la catena del freddo
".


"Il progetto mira a rendere la coltura del pesco sempre più funzionale rispetto ai vincoli ed alle nuove regole - spiega Fabio Pelliconi, responsabile ricerca e sviluppo del Consorzio agrario di Ravenna - Dobbiamo ricordare che la sostenibilità deve essere non solo di tipo ambientale, ma anche economica e sociale.
Nella prima fase abbiamo creato aziende pilota, zona per zona, ove mettere a punto il modello di assistenza tecnica, come pure le strumentazioni. La figura centrale resta ovviamente quella del tecnico che visita le aziende, ma questo ha sempre più bisogno di supporti esterni, anche di tipo informatico. Solo così è possibile avere una visione d’insieme a 360°. Basti pensare che circa un 30% della produzione deriva da una corretta irrigazione e fertilizzazione. Poi si è passati all'utilizzo vero e proprio.
Oggi abbiamo una decina di aziende pioniere, che già in questa campagna stanno riscuotendo risultati molto interessanti
”.
 

"Ho deciso di aderire al pescheto sostenibile perché oggi non si può lasciare nulla al caso - spiega Emanuele Cornacchia, produttore di pesche da Faenza (Ra) -. Dobbiamo sfruttare tutti gli elementi che si hanno a disposizione per fare quantità, qualità e Plv. Questa tecnica mi ha permesso di aumentare di 2-3 mila euro ad ettaro il mio reddito, grazie ad un risparmio dei costi di produzione ed un aumento del valore di conferimento. Non dimentichiamo anche la scelta etica verso il rispetto dell'ambiente".
 

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