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La qualità del vino? Dipende dai microrganismi nel terreno

Biome makers è una startup spagnola che analizza la composizione microbiotica del terreno, uno dei fattori che determina la qualità del vino. Conoscendola si può intervenire per avere bottiglie migliori

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La banca dati di WineSeq conta 22mila microrganismi
Fonte foto: WineSeq

Chi pensa che per fare un buon vino basti solo una vite in salute si sbaglia di grosso. I microrganismi che vivono nel terreno e sulla pianta fanno la differenza tra una bottiglia scadente e una da premio.
Per capire l'importanza dei microrganismi basta pensare che la fermentazione del mosto è resa possibile dai lieviti intrappolati nella pruina presente sulla buccia degli acini d'uva. E che un ceppo di lievito, piuttosto che un altro, può determinare lo sviluppo di alcuni aromi piuttosto che di altri.

Ecco perché ha suscitato molto interesse tra vignaioli e investitori Biome makers, una startup spagnola, con sede anche nella Silicon Valley, che analizza quali e quanti microrganismi sono presenti nel terreno di una vigna per poi suggerire all'agricoltore quali strategie adottare per migliorare la qualità della sua uva e dunque del suo vino.
In un round di fundraising Biome makers ha raccolto 2,2 milioni di euro per perfezionare il suo servizio e ampliare la banca dati di batteri, lieviti, funghi e alghe.

"Parte del nostro segreto è come estraiamo il Dna dagli organismi presenti nel terreno", spiega John Dimos, general manager della società. "Il passo successivo è il sequenziamento del Dna che viene poi confrontato con i microrganismi presenti nel nostro database".

Il database di WineSeq (questo il nome del servizio offerto da Biome makers) contiene 22mila campioni, abbastanza, giurano dalla società, per determinare da dove proviene una manciata di suolo raccolta in una qualunque vigna del globo.

Un elemento determinante è sapere come funghi, batteri, lieviti o altri microrganismi interagiscono con la pianta, aiutandola nel suo metabolismo o ostacolandola.
E' risaputo ad esempio che alcuni batteri producono ormoni conosciuti come Auxine che stimolano la crescita. E che la presenza di certi ceppi di lieviti piuttosto che altri, influenzano la vinificazione.
Nella banca dati, disponibile gratuitamente, si possono vedere le schede di tutti i microrganismi, catalogati come ininfluenti per le vinificazioni, influenti e potenzialmente dannosi.

Dalla società fanno sapere che è anche possibile individuare in maniera precoce problemi del suolo che possono influenzare negativamente la pianta. Accentuare il terroir per creare vini che si distinguono dai concorrenti e intervenire per mettere la vite nelle condizioni di dare le uve migliori.

Ma come funziona il servizio? Il vignaiolo si deve iscrivere e pagare una quota, ad oggi pari a 250 dollari l'anno. Biome makers invia un set per raccogliere dei campioni di terreno in vigna che devono poi essere rispediti dall'agricoltore alla società. Scaricando la app apposita bisogna poi inserire tutti i dati della vigna, come la posizione e la varietà piantata.
Fatte le analisi al committente viene inviata una scheda sulla composizione microbiotica del terreno e suggerimenti su come migliorare la produzione. E per ogni domanda c'è un team di esperti pronti ad assistere l'agricoltore.  


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© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: vino viticoltura innovazione ricerca uva vitivinicoltura genetica startup

Rubrica: AgroInnovAzione

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