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Chi fermerà l'aviaria

Ancora un episodio di influenza in un allevamento di tacchini. E' il 50esimo caso in Italia. Ma la diffusione del virus preoccupa ovunque nel mondo. Centrale la collaborazione fra allevatori e servizi veterinari

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Le ripercussioni dell'influenza aviaria sono pesanti anche sotto il profilo sociale, specie nei paesi meno avanzati, alle prese con la scarsità di cibo
Fonte foto: just-a-cheesburger

Continuano le scorribande dell'influenza aviaria fra Lombardia e Veneto, con qualche puntata nelle regioni vicine: Piemonte, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.

Siamo al 50esimo episodio diagnosticato dall'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, centro di referenza nazionale per questa patologia. L'ultimo caso, del 16 ottobre, si è verificato in un allevamento in provincia di Brescia con oltre 16mila tacchini, e ancora una volta il ceppo virale è l'H5N8, ad alta patogenicità.

Come nei casi precedenti, i servizi veterinari hanno messo in atto le procedure per contenere la diffusione della malattia, che prevedono fra l'altro l'abbattimento degli animali e il blocco della movimentazione e la sorveglianza degli allevamenti nel raggio di alcuni chilometri.

Il danno è elevato, nonostante i rimborsi previsti dalla legge, sia per gli allevamenti colpiti direttamente sia per quelli delle vicine aree di protezione e di sorveglianza.
 
La mappa con la diffusione dei casi di influenza aviaria da inizio 2017 nel Nord Italia
La mappa dei casi di influenza aviaria da inizio gennaio (fonte: Istituto Zooprofilattico delle Venezie)


Problema comune

Quello dell'influenza aviaria è un problema comune a molti paesi, europei e non. La presenza e la diffusione del virus può infatti contare sulla sua grande variabilità, un po' come avviene per l'influenza umana.

Alla diffusione ci pensano poi le specie selvatiche, in particolare quelle migratorie, che possono portare il virus a grandi distanze.
Le conseguenze economiche sono intuibili, ma non sempre ci si sofferma su quelle sociali.
Quando l'influenza aviaria si presenta negli allevamenti rurali di paesi dove il cibo scarseggia le conseguenze possono essere devastanti.


Impegno mondiale

Non stupisce allora che della pericolosità e dei risvolti sociali dell'influenza aviaria si sia occupato un recente congresso che ha riunito a Roma gli organismi internazionali e le istituzioni che si occupano di questa materia, per mettere a punto una strategia comune di lotta e prevenzione.

Punto centrale l'impegno nella ricerca genomica e dello sviluppo di protocolli standardizzati per una migliore conoscenza dei dati provenienti dalle epidemie, indispensabili per comprendere l'origine della malattia e le dinamiche di trasmissione.


Irlanda, allerta via sms

Interessante l'iniziativa messa in campo dal dipartimento agricoltura dell'Irlanda del Nord, con un sistema di allerta per gli allevamenti avicoli che potranno ricevere in tempo reale le notifiche sull'insorgenza di focolai di influenza aviaria.

Al servizio, come spiega una nota diffusa da UnaItalia, gli avicoltori irlandesi potranno aderire inviando un sms ad un numero telefonico messo a disposizione dal dipartimento agricolo.
Utile, forse, ma non basta.

Fondamentale è il compito degli allevatori nell'adottare tutte le misure necessarie anche quando non c'è nessuna emergenza in vista.


Biosicurezza e sociologia

Sul fronte della prevenzione un ruolo di primo piano è rivestito dalle misure di biosicurezza, argomento preso in esame dai ricercatori dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, in collaborazione con l'università del Piemonte orientale e con quella di Torino.

Si è studiata la percezione dell'efficacia della prevenzione e la risposta da parte degli avicoltori. Risposta sempre puntuale nella fase di emergenza, un po' meno fra un episodio e l'altro.
E si è scoperto che in qualche caso la mancata motivazione a un'attenta prevenzione aveva motivazioni psicologiche, come la convinzione che non sia possibile controllare tutti i fattori di rischio.


Il fattore uomo

I risultati della ricerca suggeriscono allora un nuovo modello di comunicazione e formazione rivolta agli allevatori che metta in campo competenze veterinarie e ricerca sociale.

Perché negli studi epidemiologici, come nel caso dell'aviaria, occorre tener conto del comportamento umano, fattore che influisce in misura significativa sulla trasmissione della malattia.


Veterinario 'amico'

Ai servizi veterinari non si chiederà solo di debellare virus e batteri negli allevamenti, ma anche di entrare in empatia con gli allevatori per convincerli a dare la loro massima collaborazione.

Non più un rapporto fra controllori e controllati, ma fra protagonisti di una stessa missione, sconfiggere l'influenza aviaria.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: convegni veterinaria avicolo

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