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Apicoltura, luci e ombre

Europa non autosufficiente, carenza di professionisti e giovani, ma possibilità di crescere: leggi la situazione del comparto al centro di un'audizione al Parlamento europeo

Alessio Pisanò di Alessio Pisanò

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Importanza ed attenzione per il progetto Apitox lanciato nel 2013
Fonte foto: © Oleksiy Ilyashenko - Fotolia

Europa non autosufficiente e pochi professionisti e giovani impiegati nel settore. Questo è lo stato dell'apicoltura europea al centro di un'audizione pubblica in Commissione Agricoltura al Parlamento europeo. L'obiettivo degli esperti è creare una domanda di prodotti dell'apicoltura europea tale da aumentare gli introiti degli apicoltori e renderli indipendenti dalle sovvenzioni statali.
 

Lo stato dell'arte: autosufficienti per metà

L'Unione europea è autosufficiente soltanto a metà per quanto riguarda il miele. Il 65% del miele consumato dai cittadini dell'Unione arriva ai consumatori tramite il commercio al dettaglio e solo il 35% tramite quello all'ingrosso.

"Sono convinto - ha commentato a tal proposito Peter Boss, presidente della Hungarian Beekeepers' association - che se riusciamo ad aumentare questa quota potremo avere una migliore situazione. Con il miele prodotto in Europa riusciamo ad eliminare numerosi rischi connessi alla salute perché abbiamo la possibilità di seguire tutta la produzione del miele. L'importazione di miele a buon prezzo da altri paesi sta rovinando i nostri campi perché manca l'impollinazione, mancano quelle colonie di api che fanno un lavoro che altrimenti non fa nessuno".
 

Pochi "professionisti" e pochi giovani

Significativi i dati presentati da Thierry Dufresne dell'Ofa (l'Observatoire français d'apidologie) in relazione alle cifre del settore apicolo in Francia.

"Si contano 42mila apicoltori - ha ricordato - in possesso di circa 1 milione di alveari. Il 91% degli apicoltori ha meno di trenta alveari. Solo il 3% ha più di 150 alveari e sono, in quanto tali, considerati come apicoltori professionisti. Questo 3% degli apicoltori detiene il 55% del bestiame e fornisce il 70% della produzione di miele. Dei 42mila apicoltori francesi, un terzo ha più di 61 anni.
Nel 2016 la produzione è scesa a meno di 10mila tonnellate ma il nostro consumo è rimasto stabile a circa 40mila tonnellate all'anno, il che significa che le nostre importazioni di miele rappresentano circa il 60% del nostro consumo e quasi il triplo della nostra produzione"
.
 

Proposte per crescere

Per Peter Bross sarebbe necessario "mettere la denominazione di origine del miele sulla bottiglietta in modo tale che l'ordine dei paesi sia in base alla quantità, migliorare la tracciabilità ed escludere altri tipi di miele che non siano naturali, ad esempio il miele prodotto a partire dalla resina: non può essere chiamato miele".

"E' indispensabile - ha rilanciato invece Thierry Dufresne - la formazione di molti giovani apicoltori professionisti per l'acquisizione di competenze specifiche in apicoltura. Questa formazione professionale su misura è quasi inesistente".
 

Progetti pilota in Italia e in Belgio

Piotr Medrzycki, ricercatore per Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) ha focalizzato l'attenzione sul caso italiano. Ha ricordato i progetti pilota sostenuti dal ministero dell'Agricoltura italiano, come Apenet e Beenet.
Al termine di un progetto di osservazione e monitoraggio "è stato riscontrato - ha affermato - che la metà dei prodotti facevano notare la presenza di alti livelli di agrofarmaci".

Ma non è mancata l'attenzione per un progetto internazionale, Apitox, lanciato nel 2013 a Louvain la Neuve, in Belgio, nella cornice dello 'European beekeeping congress beecome', i cui obiettivi sono, tra gli altri, "disegnare una metodologia per lo studio degli effetti dei tossicanti ambientali sulle api e promuovere protocolli di valutazione dei rischi per proteggere le api e le loro colonie".
 

Altre proposte

Ricchi di contenuti e proposte anche gli interventi degli altri relatori: Peter Maske, presidente dell'associazione tedesca degli apicoltori, Etienne Bruneau, numero uno di Copa-Cogeca, e Norman Carreck, direttore scientifico all'International bee research association.

Maske, in particolare, ha denunciato che "ormai i denti di leone vengono considerati erbacce, quando invece andrebbero bene anche per le mucche. Per quanto riguarda i fiordalisi, prima ce n'erano tantissimi, adesso sono quasi spariti".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: api apicoltura miele

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