Per tutti è semplicemente il "bando biodiversità", perché il suo vero nome è troppo lungo per essere memorizzato correttamente. 

Stiamo parlando del "Programma di sviluppo rurale nazionale 2014-2020 - sottomisura: 10.2 - Sostegno per la conservazione, l'uso e lo sviluppo sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura - Attività di caratterizzazione delle risorse genetiche animali di interesse zootecnico e salvaguardia della biodiversità". 

Una misura che il mondo zootecnico aspettava da tempo perché in ballo ci sono più di 50 milioni di euro di dotazioni.
Ai bovini andranno circa 35 milioni, mentre le restanti somme verranno ripartite fra bufali, ovicaprini, suini, conigli, equidi e avicoli.

Questi gli obiettivi
La sottomisura 10.2 ha obiettivi impegnativi quanto ampi, visto che si propone di conservare la caratterizzazione del patrimonio genetico animale e di mantenere la variabilità genetica attraverso una serie di azioni finalizzate alla caratterizzazione, alla raccolta e all'utilizzo sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura.
Traguardi impegnativi necessari per conoscere e valorizzare l'unicità genetica e le connesse potenzialità produttive attuali e future, in considerazione dell'importanza rivestita dalla biodiversità ai fini scientifici, economici, ecologici, storici e culturali. 

Il tutto non nella logica di creare uno "zoo" dove proteggere un tesoro chiamato biodiversità, ma piuttosto trasformare la conservazione in un concetto che includa, oltre a quello della salvaguardia, anche l'uso sostenibile della biodiversità animale ad interesse zootecnico. 

Un modo per valorizzare il lavoro degli allevatori italiani che nelle razze "minori" hanno sempre creduto e condiviso con il consumatore le gioie e i prodotti derivanti da questi animali e dai territori in cui vivono.

Un bel gruzzoletto, per ottenere il quale occorrerà una squadra ben rodata, vista la complessità del bando e la necessaria presenza di un apparato amministrativo e scientifico piuttosto articolato.

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