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Il Ceta che piace a Cia Campania

L'organizzazione, guidata dal vicepresidente nazionale Mastrocinque, si smarca dalla posizione nazionale di Agrinsieme

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Secondo la Cia Campania sono molte le opportunità offerte dal Ceta alle imprese Ue per migliorare il saldo della bilancia commerciale
Fonte foto: © kikkerdirk - Fotolia

In Campania il mondo delle organizzazioni agricole trova il tempo per dividersi sui massimi sistemi.

Oggetto della singolare contesa è il Comprehensive Economic and Trade Agreement, conosciuto come Ceta: l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada in via di ratifica al Senato della Repubblica, e che entrerà in ogni caso in vigore provvisoriamente in tutti i paesi Ue (in attesa dell'approvazione definitiva dei singoli parlamenti) il 21 settembre prossimo, come deciso dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e dal premier canadese Justin Trudeau.

Il Ceta divide al suo interno Agrinsieme Campania, il cui coordinamento è ora in capo a Rosario Rago, presidente di Confagricoltura Campania e membro della giunta nazionale di Confagricoltura. Perché la Cia Campania - presieduta dal vicepresidente nazionale Alessandro Mastrocinque - prende una posizione più nettamente favorevole all’accordo, sfatando in rapida successione tre miti: sul grano le barriere tariffarie sono già cadute dal 2014; non è vero che le denominazioni di origine riconosciute dal Canada siano poche, e se anche lo fossero, se ne potranno aggiungere altre; inoltre il Ceta non incide su protezione della salute, dell’ambiente e della ricchezza dell’agricoltura dell’Ue.
Il tutto mentre Coldiretti Campania, presieduta da Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale dell’organizzazione, non si discosta dalla posizione nazionale: e gioca d’anticipo.

Lo scorso 22 giugno, mentre il provvedimento di ratifica del Ceta giungeva al Senato, Coldiretti Campania emana un comunicato stampa nel quale Masiello ribadisce la posizione nota: “Siamo nettamente contrari all’ipotesi che l’accordo di libero scambio con il Canada passi sulla testa degli agricoltori italiani. Si apre una contraddizione enorme tra gli investimenti europei e la tutela dei prodotti agroalimentari del territorio. Un accordo che apre le porte a triangolazioni commerciali spericolate in un gioco di interessi mondiali contro i quali il nostro modello agricoltura sostenibile sta reggendo solo con la qualità”. Una sentenza senza possibilità di appello quella della Coldiretti sul Ceta.
 
Ma passano i giorni e, mentre si infiamma il dibattito nel paese, tarda ad arrivare la posizione di Agrinsieme Campania, il coordinamento tra Confagricoltura, Cia, Copagri e mondo della cooperazione campana,stretto intorno alla sigla di Aci.

Solo il 17 luglio 2017 giunge un comunicato stampa del coordinamento di sigle agricole, che ricalca la posizione nazionale: “Può portare benefici alle imprese agricole e agroalimentari della Campania, perché rende più accessibile un mercato strategico  come quello del Canada, in particolare ai nostri vini ed al nostro comparto lattiero-caseario" dice Rosario Rago, presidente di Confagricoltura Campania e coordinatore di Agrinsieme, riferendosi ai vini Doc e alla Mozzarella di bufala campana Dop, riconosciuti esplicitamente dall’accordo.
 
“Ma occorre prestare attenzione ad alcune filiere, come quella cerealicola, nella quale l’Italia potrebbe subire l’invasione di prodotti canadesi di bassa qualità e sulle quali è bene chiedere che la Commissione Ue tenga ben attivi i propri compiti di vigilanza poiché rilevanti potrebbero essere i contraccolpi negativi sui prezzi di questi prodotti – sottolinea Rago, che  aggiunge - è inoltre necessario per i prodotti ortofrutticoli che adottino Smart Packaging Solutions, che l’accordo non menziona specificamente, un approfondimento, così pure sul regime delle licenze per le esportazioni”.
 

La posizione di Agrinisieme Campania, che ricalca quella nazionale del coordinamento di sigle del mondo agricolo – di cui fanno parte Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative italiane -  richiama la necessità che le intese bilaterali debbano essere basate su concetti e principi di reciprocità ed equilibrio tra le parti; devono prevedere concessioni che siano mutualmente vantaggiose sia sul fronte del taglio delle barriere tariffarie, sia per quello degli ostacoli non tariffari.
 
Ma il 26 luglio la Cia Campania si smarca dalla posizione di Agrinsieme e lancia un comunicato stampa di tono ben più favorevole: “L’accordo di libero scambio con il Canada farà bene alle imprese agricole italiane a cominciare da quelle campane. Vini e prodotti caseari di origine protetta provenienti dalla nostra Regione non solo non vengono danneggiati, ma vedono finalmente riconosciuti strumenti di tutela. Occorre fare chiarezza e dire basta a partite mediatiche legate a questioni che sembrano riguardare altro ma non il merito dell’intesa" dice  Mastrocinque a proposito del Ceta
 
Il Ceta rappresenta la sintesi di otto anni di negoziati i cui punti più delicati hanno riguardato senz’altro l’agricoltura.  Da più parti si sollevano timori. “Puro terrorismo mediatico - commenta Mastrocinque - Nel rispetto delle imprese e dei consumatori noi vogliamo semplicemente guardare ai fatti”.
A questo punto la nota di Cia entra nel dettaglio tecnico: “Intanto va segnalato che l’export italiano di settore vale 770 milioni mentre l'import dal Canada è di 29 milioni. Ma su prodotti tipici e vini la posizione Cia non si discosta molto da quella di Agrinsieme. Tranne che per un particolare di notevole rilievo:  “La lista di prodotti tipici, che prima non erano riconosciuti, potrà essere ampliata" sottolinea la nota.
 
La differenza più forte la fa la questione del grano. Oggi l’Italia importa dal Canada 1,2 milioni di tonnellate di grano duro ed esporta 23mila tonnellate di pasta. I più temono che col Ceta i dazi sul grano verranno azzerati e si levano voci su rischi di invasione di prodotti di bassa qualità.
“Questa è forse la polemica più capziosa, perché va detto che noi importiamo a dazio zero dal Canada già da tre anni sottolinea Mastrocinque. A favorire questo processo è stata proprio la riduzione produttiva in virtù della quale l’industria della pasta ha chiesto alla Ue di l’eliminazione dei dazi dal 2014.
 
Inoltre, l’accordo pone quale vincolo il reciproco rispetto delle norme a difesa dell’ambiente, dalla salute umana e della ricchezza delle produzioni di Ue e Canada, pertanto non inciderà su questioni come Ogm, carne agli ormoni e – per esempio – tenore di micotossine nel grano duro. Pertanto, per esempio, l'Ue potrebbe innalzare i livelli massimi ammissibili nel grano duro di deossinivalenolo (la micotossina conosciuta con l'acronimo di Don) e nel rispetto del Ceta. Mastrocinque poi ricorda come a tutela della pasta e del grano italiani vi sia il recente decreto interministeriale del governo per l’indicazione obbligatoria della provenienza della materia prima sulle confezioni di pasta, in vigore dal prossimo febbraio.

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