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Vino, i Big data ci svelano cosa bevono gli italiani

La città che spende di più in vino? Gallarate (Va). Il brand che va di più tra gli under 25? Dom Perignon. Grazie ai suoi database Tannico svela i segreti dei wine lovers italiani: guarda il video

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La ricerca di Tannico si basa su un database di 50 mila clienti
Fonte foto: © Vinitaly

Big data, se ne parla tanto negli ultimi tempi, eppure spesso si fa fatica a capire che cosa sono e quale sia la loro utilità. Tannico, la piattaforma di e-commerce dedicata al vino più importante del paese, ha dimostrato come sfruttando i dati di vendita sia in grado di svelare quali sono i gusti degli italiani in fatto di vino.

Si scopre così che la città in cui si spende di più per acquistare una bottiglia è Gallarate, comune di poco più di 50mila abitanti in provincia di Varese, che sborsa in media 17 euro a bottiglia, il 120% in più rispetto a Napoli. Accanto alla Lombardia l'altra regione più spendacciona è l'Abruzzo, entrambe con una media di 11 euro ad etichetta.

Dati interessanti, che però ad alcune cantine potrebbero sembrare privi di valore commerciale. Ma così non è, perché conoscere il mercato può aiutare una impresa a fare meglio. "Noi di Tannico mettiamo a disposizione delle cantine che lavorano con noi uno strumento che traccia i profili degli acquirenti", spiega ad AgroNotizie Marco Magnocavallo, ad di Tannico. "Possono sapere così chi compra cosa e vedere anche che cosa fanno i concorrenti".

Ma in futuro gli strumenti di e-commerce saranno talmente raffinati da tagliare l'offerta su misura del cliente che si collega alla piattaforma. Per fare un esempio si è visto che gli utenti che navigano con un device iOS (come McBook, iPad o iPhone) hanno un profilo di acquisto differente dall'utente Android.

Chi ha un Apple si spinge verso prodotti più raffinati, come Champagne e Brunello, mentre gli utenti Android preferiscono il Prosecco e il Lambrusco. Ecco dunque che in futuro, collegandosi a Tannico, un cliente Apple avrà in evidenza ciò che gli interessa. Ma si potrebbe arrivare ad avere una offerta personalizzata con l'etichetta del vino che cambia, anche a livello grafico, a seconda del profilo dell'acquirente.

Anche perché per i neofiti del vino, che magari non conoscono molte cantine e non sanno giudicare una bottiglia al primo sorso, gli elementi che influenzano l'acquisto rimangono il prezzo, il packaging, i riconoscimenti degli esperti e il brand. E infatti le prime cento cantine del paese fanno il 30% del mercato (e un altro 30% lo fanno le aziende estere, Champagne in primis). Marchi come Donnafugata, Ferrari o Cantina Tramin conquistano posizioni importanti di mercato perché hanno imparato ad investire sul brand.

Lo Champagne si conferma il re delle bollicine con il 49% di mercato, ma se mettiamo assieme Franciacorta (26%), Prosecco (19%) e Trento Doc (6%) l'Italia batte la Francia, anche se di misura. Tuttavia abbiamo ancora molto da imparare dai cugini d'Oltralpe in fatto di comunicazione. E' sorprendente infatti come Dom Perignon (10,69% del mercato delle bollicine) sia il vino prediletto dagli under 25 che lo consumano il 300% in più rispetto ai più anziani.

Ma se guardiamo ai millennials (gli under 35 che saranno il grosso dei consumatori tra qualche anno) in generale vediamo che sono i grandi marchi a farla da padrone. Tira Franciacorta, Bolgheri, Ferrari, Roederer e Donnafugata. Insomma, investire nel brand funziona e per i piccoli produttori con budget limitati un'alternativa vincente è buttarsi sullo storytelling.

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