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Crisi riso, Italia a Ue: "Applicare la clausola di salvaguardia"

Lettera dei ministri Martina, Calenda e Gozi a Bruxelles. Richiesti nuovi strumenti e risorse, il ripristino dei dazi sulle importazioni dalla Cambogia e l'autorizzazione a sperimentare l'obbligo di indicazione dell’origine in etichetta

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Fonte foto: © Victor Cardoner - Fotolia

Il settore risicolo europeo sta attraversando una dura crisi, le quotazioni sono infatti in caduta libera da diverso tempo. Tra le cause vi è l'accordo Eba che permette ai Paesi meno avanzati di esportare in Ue quantitativi illimitati di riso a dazio zero. Serve un intervento urgente da parte della Commissione europea e per questo, ieri, i ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina, dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi hanno inviato a Bruxelles una nota congiunta ai commissari Cecilia Malmström (Commercio), Phil Hogan (Agricoltura) e Vytenis Andriukaitis (Salute).

Queste le parole che si leggono nella lettera del Governo italiano: "Le cause principali di questa crisi senza precedenti sono da attribuire soprattutto al regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei paesi meno avanzati (accordo Eba), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. L’aumento esponenziale delle importazioni nell’Ue dai paesi meno avanzati, Pma, che ha raggiunto il livello di 370mila tonnellate di riso lavorato, ha determinato uno squilibrio di mercato, causando forti riduzioni dei prezziÈ quindi quanto mai urgente un intervento europeo che si sviluppi su più fronti, al fine di evitare un ulteriore aggravarsi della situazione. Si tratta di una questione non solo economica, ma di tenuta politica, sociale e territoriale. Per questo vi proponiamo di assumere decisioni concrete, per dare risposte ai risicoltori dell’Ue".
 

Le richieste

"Chiediamo - prosegue la lettera -, in particolare: 1) l’applicazione urgente della clausola di salvaguardia per il ripristino dei dazi sulle importazioni di riso lavorato dalla Cambogia; 2) l’autorizzazione a sperimentare in Italia l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per il riso. Si tratta di una possibile risposta immediata alle esigenze degli operatori ed una scelta di assoluta trasparenza verso i consumatori. Oltre l'80% dei 26mila cittadini che hanno partecipato alla consultazione pubblica del ministero delle Politiche agricole ha chiesto di conoscere l'origine del riso nelle confezioni; 3) misure straordinarie di sostegno al reddito dei risicoltori e di rilancio di una coltura strategica per l’Unione, attivando nuove risorse e strumenti utili alla salvaguardia della continuità produttiva, anche in ottica di tutela dell’ambiente e del paesaggio tradizionale".
 

I commenti

La lettera è un segnale importante che va nella direzione giusta, ovvero quella di sensibilizzare la Commissione sulle importazioni da paesi meno avanzati e tutelare il riso italiano, secondo il presidente dell'Ente nazionale risi Paolo Carrà che ha aggiunto: "Serve ora convocare al più presto a Bruxelles il tavolo tecnico così come deciso durante l'incontro del maggio scorso tra Mise, Mipaaf, Ente nazionale risi e funzionari della Dg Trade e Dg Agri".

L'inizitiva del Governo è stata apprezzata dalle organizzazioni agricole. Agrinsieme appoggia le richieste e sottolinea: "Va dichiarato quanto prima lo stato di crisi del settore e vanno quindi previste misure e risorse specifiche e adeguate, come l'Europa ha già fatto per altri comparti in difficoltà. Confidiamo che l'Esecutivo comunitario raccolga l'appello del Governo italiano; ne va dell'avvenire di uno dei settori più rilevanti del nostro agroalimentare e del nostro sistema agricolo nazionale".

La lettera dei ministri raccoglie anche l'approvazione di Coldiretti che segnala: "Un pacco di riso su quattro venduto in Italia ormai contiene prodotto straniero all’insaputa dei consumatori". Secondo l'organizzazione è quindi necessario tutelare il riso nazionale: "L’Italia è il primo produttore europeo di riso su un territorio di 237mila ettari coltivato da 4263 aziende, per una produzione di 1,58 miliardi di chili, con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali, ma la situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro di oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera".

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